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Educare attraverso il corpo al museo e a scuola: il corso di formazione!

Cosa vuol dire educare attraverso il corpo? Cosa si intende per embodiment education? Parliamo di corpo e di educazione, di quali meccanismi si attivano nell’apprendimento che coinvolgono corpo e mente.

Educare attraverso il corpo, educare con il corpo: non basta solo la mente?

 

educare con il corpo

Mente e corpo sono correlati, e fino a qui non ci sono novità direi. Ma come si attivano i meccanismi di apprendimento attraverso le esperienze sensoriali? Perché si apprende attraverso l’uso del nostro corpo? Perché le sperimentazioni sono così importanti per l’educazione?

Iniziamo però a definire il nostro argomento in questo articolo, lo approfondiremo poi nella classe online con moltissimo altro materiale e con la consueta modalità informale e volta al confronto.

Embodiment education al museo e a scuola

L’embodiment education è l’insieme di tutte quelle pratiche educative che si fondano sull’embodiment cognition, e con particolare riferimento alle neuroscienze, si fondano sul principio che mente e corpo non sono distinti e separati ma al contrario che il nostro corpo, e il cervello come parte del corpo, è parte fondamentale per attivare processi mentali e cognitivi. 
La mente è dunque incarnata – come da traduzione letterale – nel corpo e  i processi cognitivi non sono limitati alle operazioni che avvengono unitamente all’interno del sistema cognitivo, ma comprendono più ampie strutture corporee e processi di interazione con l’ambiente.

Per provare a definire che cos’è l’embodiment cognition andiamo nel 2002 quando lo psicologo Wilson scrive nell’articolo Six views of embodied cognition:

«c’è un movimento in corso nelle scienze cognitive finalizzato a concedere al corpo un ruolo centrale nella formazione della mente. I fautori della cognizione incarnata hanno come loro punto di partenza teorico non una mente che lavora su problemi astratti, ma un corpo che richiede una mente per farlo funzionare».

Progettare azioni educative basate sull’embodiment education

In ambito educativo progettare laboratori, esplorazioni e azioni educative a scuola e al museo basate sull’emobodiment education sarà una nuova sfida per educatori e docenti del prossimo futuro.

Sempre di più l’esperienza è messa al centro di programmi educativi e le ricerche in ambito scientifico e pedagogico ne stanno dimostrando l’efficacia.

Il corpo è un meraviglioso strumento al servizio della scoperta, sta a noi progettisti l’arduo compito di includerlo nelle pratiche educative!

Come fare? Ne parliamo nel nostro corso di formazione!

Educare attraverso il corpo: embodiment education al museo e a scuola

La nuova pillola di didattica online prende avvio dalla definizione di embodiment education e prosegue nell’analisi di alcune delle più efficaci pratiche educative basate sull’educare attraverso e con il corpo da sperimentare a scuola e al museo. Parleremo di metodologie educative che vedono il corpo al centro dei meccanismi di apprendimento e ci soffermeremo sulle diverse tipologie di pubblico per offrire una panoramica quanto più completa delle possibilità che derivano da questo approccio: non solo bambini e ragazzi dunque ma anche adulti.

Educare attraverso il corpo: embodiment education al museo e a scuola

 

piattaforma Google Meet

durata: 60 min

costo: 24.99€

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  1. Formazione online

Comunicare il contemporaneo a scuola e al museo: il corso di formazione

  1. Orientamento e consulenze

Quattro motivi per cui la tua tesi di laurea può cambiarti la vita

  1. Orientamento e consulenze

Come lavorare nei musei: chi è lo storico dell’arte?

Hai sempre sognato di lavorare in ambito culturale e specialmente nei musei? Questo è l’articolo che fa per te: facciamo orientamento professionale e scopriamo insieme cosa significa essere un professionista dei Beni Culturali!

I cosiddetti “professionisti dei beni culturali” (chiamati anche amichevolmente “professionisti della cultura”) non costituiscono una categoria uniforme.
Al suo interno c’è tanta varietà: ciò significa che anche i percorsi di studio così come le esperienze di stage e tirocini sono differenti.
Una prima grande differenza è quella tra professioni non regolamentate e professioni regolamentate.
Se volete maggiori informazioni le trovate nell’art. 9 bis del Codice dei beni culturali e del paesaggio (Dlgs 42/2004).

berlino cosa vedere con i bambini neues museum

Professioni della cultura si, ma non regolamentate!

Quali sono le professioni della cultura non regolamentate e che cosa significa?

  • Antropologo fisico
  • Archeologo
  • Storico dell’arte
  • Bibliotecario
  • Archivista
  • Demoetnoantropologo
  • Esperto di diagnostica

In questo caso si parla di professioni a “formazione regolamentata”, quindi sappiamo che per definirsi “storico dell’arte” o “archeologo” serve un determinato percorso formativo, che solitamente consiste in un ciclo di studi integrato dalla richiesta esperienza professionale, però non c’è un vero e proprio albo.
È in ogni caso possibile esercitare queste professioni dimostrando di aver seguito il percorso formativo richiesto (ad esempio esibendo certificati di laurea completi di data e denominazione, attestati di partecipazione a stage o tirocini…).

roma museo etrusco villa giulia

Professioni regolamentate, qualcuna c’è!

Sono due professioni che possono essere esercitate solo da chi ha un determinato percorso formativo alle spalle, ma non solo: deve anche essere inserito in appositi albi, registri o elenchi tenuti dalla pubblica amministrazione. Se non si è iscritti non si può lavorare!
Non ci sono tantissime scuole di restauro in Italia, una delle migliori, ad esempio, è l’ ICR (in cui ha lavorato anche il mitico Cesare Brandi, nume tutelare di ogni restauratore!)

Capite bene, però, che quella tracciata finora è una macro distinzione per categorie, in realtà ognuna di queste professioni prevede anche una specializzazione. Vi faccio un esempio con la categoria a cui apparteniamo sia io che la zebra Silvia: quella degli storici dell’arte.

Come si diventa storico dell’arte? E cosa fa di preciso?

“Lo storico dell’arte svolge attività di individuazione, conoscenza, protezione, gestione, valorizzazione, ricerca, formazione, educazione inerenti ai beni storico-artistici. È una professione di elevato contenuto intellettuale e di notevole complessità, che si svolge sia presso enti pubblici e privati sia come lavoro autonomo.” (Fonte: Ministero della Cultura- Storico dell’arte)

In questa definizione troviamo riferimenti ad attività molto diverse fra loro: da una parte di parla di “formazione ed educazione” ma anche di “valorizzazione”, dall’altra di gestione ma anche di “individuazione” e “conoscenza”.

Sapete perché? Perché ad ognuno di questi verbi corrisponde una specializzazione differente!
Provo a fare un discorso generico, ma tenete conto che la realtà è sempre molto variegata e non dobbiamo prendere troppo sul serio le schematizzazioni.

educatore museale

Chi si occupa di ricerca spesso è un ricercatore o un docente universitario, quindi dedica gran parte delle proprie energie studiando, pubblicando saggi, articoli e monografie, insegnando. Ciò non significa che non possa collaborare con istituzioni museali, ad esempio come consulente esterno o in modo più “istituzionalizzato” per esempio nell’ambito dell’educazione o della valorizzazione.

Chi si occupa di educazione, allo stesso modo, concentra gran parte della propria attenzione a progettare attività e percorsi educativi per istituzioni, monitorandone l’andamento ma può anche intrattenere collaborazioni come docente presso università o altri contesti (ad esempio associazioni, università private, scuola pubblica come esperto esterno…).

Non è inusuale trovare colleghi che nel corso della propria carriera hanno svolto lavori e portato avanti collaborazioni in più settori.

I compiti dello storico dell’arte

Per questo non è facile sintetizzare i campiti principali di uno storico dell’arte. Il Ministero della Cultura li schematizza così:

Compiti fondamentali:
● lo storico dell’arte Individua, analizza e documenta i beni storico-artistici
● si occupa di tutela e conservazione dei beni storico-artistici.
● dirige musei o luoghi della cultura, cura collezioni o mostre con riferimento alle discipline di competenza.
● svolge attività di studio, ricerca formazione ed educazione nel campo della storia dell’arte e delle discipline affini e collegate.

Come lavorare nei musei: facciamo chiarezza!

A questo punto torniamo alla domanda iniziale: sogni di lavorare nei musei ma non sai da dove iniziare? Niente paura, facciamo un po’ di chiarezza.

come lavorare nei musei
(Credit: romadailynews. it)

I musei sono organi periferici del Ministero quindi la grande maggioranza delle persone che lavora nei musei sono dipendenti pubblici. Ci sono però delle eccezioni.

Per legge è infatti possibile appaltare alcuni tipi di servizi a società esterne, solitamente si tratta dei servizi di biglietteria, guardiania, bookshop e ristorazione ma non sono rare anche le collaborazioni con società o associazioni che si occupano di servizi educativi.

Inoltre è possibile collaborare con le istituzioni museali come professionista esterno, è impossibile dire esattamente per quale ambito perché dipende da molti fattori ma di solito è più frequente nell’ambito educativo o nel settore della comunicazione (digitale e non).

Orientamento professionale per lavorare nei musei e nel settore culturale

Adesso che alcuni dubbi sono stati sfatati non ti resta che farti le domande giuste: voglio lavorare in questo ambito? Desidero diventare uno storico dell’arte? Mi piacerebbe lavorare come educatore museale

Non sono domande a cui è facile trovare risposta e come abbiamo avuto modo di evidenziare è un settore tutt’altro che semplice, bisogna sicuramente conoscere i modi migliori per accostarsi ad esso e i canali giusti per provare a fare esperienza.

Non per questo, però, devi mettere da parte i tuoi sogni!

Se hai bisogno di una chiacchierata di orientamento, una consulenza professionale post-laurea o anche una semplice dritta non esitare a contattarci su info@zebrart.it.

Le zebre sono sempre felici di dare una mano!

 

 

 

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Consulenze e orientamento: fare le mosse giuste all’università e nel lavoro

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Come progettare azioni educative efficaci a scuola e al museo ?

  1. Didattica

Didattica costruttivista al museo: approcci teorici e nuovi sviluppi

Ci siamo chiesti se esiste un solo approccio universale relativo alla didattica dell’arte o se invece ne esistono diversi. Analizzando i modi di condurre le attività didattiche e le proposte educative di musei italiani e stranieri ci si accorge facilmente che le tipologie di offerta dedicate anche a pubblici simili, si diversificano per approcci di scelta dei contenuti nelle diverse istituzioni.

Educazione museale: diversi approcci, diverse scuole di pensiero.

Esistono infatti diversi approcci di didattica museale e più in generale di didattica dell’arte – quella branca dell’educazione che utilizza l’arte come pretesto per costruire azioni educative.

Se si viaggia in nord Europa e si riflette ad esempio sulla tipologia di approccio educativo riscontrato dall’analisi dei musei oltre il circolo polare artico si avrà l’evidenza che la didattica del laboratorio, progettato e guidato come intendiamo noi, è poco presente se non totalmente assente.

Nell’approccio più in generale dei musei del Nord Europa si predilige una tipologia di apprendimento libero, molto fai da te, legato essenzialmente alla sperimentazione autonoma di possibilità e materiali. Non è raro trovare ad esempio grandi tavoli con fogli matite e colori, o anche grandi aree gioco con lego o altri materiali da costruzione che incoraggiano i bambini e le famiglie a sperimentare modelli di costruzione che replicano, variano, inventano ispirati da ciò che si è osservato al museo.

Didattica costruttivista al museo: un approccio consolidato nella didattica museale anglosassone

Nei musei di stampo anglosassone invece il modello educativo prevalente sembra essere quello relativo all’approccio costruttivista. Cosa si intende esattamente per didattica costruttivista? La didattica costruttivista o meglio il modello di riferimento costruttivista non è una metodologia vera e propria ma è un’ispirazione, un riferimento alle teorie psicologiche del costruttivismo o teoria psicologica dei costrutti personali.  Questa trae la sua origine dallo psicologo George Kelly e vede tra i maggiori ispiratori in campo educativo Piaget e Vygotskij ed è un approccio per cui si pensa al partecipante, alunno se ci riferiamo a contesti educativi scolastici, che apprende attraverso l’esperienza e costruisce il suo sapere attraverso la sperimentazione e l’esperienza diretta.

Nell’approccio costruttivista quindi si tende a un insegnamento non nozionistico e si lavora con la consapevolezza che chi partecipa all’azione educativa non è una contenitore da riempire ma il soggetto contiene dentro di sé tutto il necessario per sviluppare competenze, per apprendere attraverso una sperimentazione diretta.

L’approccio costruttivista è un approccio che ben si sposa quindi con la didattica dell’arte e con l’educazione museale in particolare con le pratiche di sperimentazioni laboratoriali o pratiche performative che prevedono la sperimentazione e l’utilizzo del corpo per esplorare l’opera d’arte. Ma quali sono gli approcci teorici, le basi  metodologiche dell’approccio costruttivista e quali sono i nuovi orizzonti di applicabilità del modello alla didattica museale?

PILLOLE DI DIDATTICA ONLINE – edizione autunno 22

Didattica costruttivita al museo. Approcci teorici e nuovi orizzonti

 

70 minuti

Di che cosa parleremo?

Il format delle Pillole di didattica online ci permette di parlare approfonditamente della didattica costruttivista, di delinearne i principali nuclei teorici e di tracciare gli utilizzi attuali del metodo facendo esempi concreti riferibili a istituzioni museali italiani e internazionali e provare a tracciare i possibili sviluppi futuri.

 

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Silent book come strumento educativo a scuola e al museo

Noi zebre siamo grandi amanti dei libri: dalle graphic novel ai romanzi passando dai saggi agli albi illustrati, le nostre librerie pullulano di testi che abbiamo studiato o che usiamo nelle nostre attività didattiche. Oggi vogliamo parlarvi dei silent book come strumento educativo, della loro definizione, del pubblico a cui sono destinati e di come utilizzarli nella progettazione. Non mancano mai nelle nostre attività educative, scopriamo perché! Continue reading “Silent book come strumento educativo a scuola e al museo”

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Narrare il museo: come costruire il racconto delle opere d’arte

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Educare all’empatia attraverso l’arte

Abbiamo sentito dire spesso espressioni più o meno famose come “la bellezza salverà il mondo” o  “l’arte ci rende migliori” ma… Hanno un’attendibilità scientifica o sono solo luoghi comuni? In che modo l’arte può essere utilizzata nei processi educativi per educare a un livello profondo? Cerchiamo di rispondere a queste domande in una delle prossime Pillole di didattica online: educare all’empatia attraverso l’arte. Continue reading “Educare all’empatia attraverso l’arte”