Continua il nostro viaggio nel mondo delle graphic novels: abbiamo già parlato delle caratteristiche principali del genere e delle risorse per usarle in classe. Adesso arriva la parte più difficile… In che modo è possibile impiegare fumetti e graphic novel come strumento didattico in classe?

Le possibilità sono tantissime, in questo articolo te ne propongo una che consiste nell’utilizzare i romanzi a fumetti per una lezione interdisciplinare di storia contemporanea e storia dell’arte indirizzata ai ragazzi della scuola superiore.

Come abbiamo già visto, infatti, i fumetti e le graphic novels sono spesso usate per potenziare abilità linguistiche, per studiare la struttura e le fasi della narrazione o come supporto per l’insegnamento di altre materie. Ciò significa impiegarne le caratteristiche principali (immediatezza, brevità, unione di testo e immagini…) per veicolare un contenuto altro. Vi ricordate la vicenda del professore di matematica che ha disegnato dei fumetti per i propri allievi? Ecco, quello è un esempio perfetto di ciò che stiamo dicendo!

Ma cosa succede se utilizziamo i fumetti e le graphic novels come fonti, ovvero dando maggiore importanza alla storia che raccontano? 

Questo approccio ci mette di fronte alla necessità di guardare ai fumetti e alle graphic novels in modo diverso rispetto a quanto fatto finora. Ci sono elementi che non dobbiamo mai perdere mai di vista. 

Ho selezionato tre graphic novels che potrebbero costituire delle buone basi di partenza ma gli esempi potrebbero essere tantissimi e se ti appassionerai al tema in breve ti ritroverai a gironzolare per le fumetterie della tua città in cerca di nuove idee! 🙂

Graphic novel come strumento didattico: Maus e il racconto dell’Olocausto

La prima è molto famosa, si tratta di un grande classico del romanzo a fumetti che ha contribuito a rivoluzionare il genere e a renderlo quello che oggi conosciamo e amiamo: sto parlando di Maus di Art Spiegelman, pubblicato per la prima volta nel 1986 negli Stati Uniti e in Italia nel 1989. Art, alter ego dell’autore, racconta in questo volume la storia del padre Vladek, ebreo reduce dai campi di concentramento nazisti, ripercorrendone le tappe principali: la giovinezza, l’incontro con Anja, la futura madre dell’autore, la prima guerra mondiale. La storia s’insinua ben presto nella vita del giovane Vladek, che cerca di tenere al sicuro la famiglia adoperando ogni mezzo a propria disposizione. I due coniugi vedono ben presto Varsavia e altre località della Polonia spopolarsi, il clima di terrore aumenta giorno dopo giorno. Sono costretti a vivere di espedienti e a nascondersi, perdono le tracce di familiari e amici. Le violenze e i soprusi delle SS sono sempre più evidenti e non manca anche chi, in cambio di soldi, denuncia gli ebrei alle autorità, condannandoli a morte.

maus graphic novel a scuola

Photo credit: polonicult.com/maus-lolocausto-per-immagini/

Questa è la sorte toccata anche a Vladek e Anja, traditi e condotti ad Auschwitz.

La caratteristica principale di Maus riguarda la scelta di rappresentare ogni gruppo umano nelle vesti di un animale antropomorfo: gli ebrei sono topolini, i nazisti gatti, gli americani cani e i polacchi maiali. Ogni personaggio non rappresenta solo un individuo ma si porta addosso anche un insieme di valori che solitamente attribuiamo a quel particolare animale. I cani, ad esempio, sono da sempre considerati fedeli, leali, i migliori amici dell’uomo: queste caratteristiche vengono attribuite agli americani per il loro ruolo nel secondo dopoguerra ma forse soprattutto per la visione “da salvatori” che hanno suscitato. I polacchi sono rappresentati come maiali per sottolinearne l’avidità: molti, infatti, aiutavano gli ebrei per convenienza economica per poi “venderli” ai nazisti. La presenza di gatti e topi, infine, si spiega facendo riferimento all’atavica rivalità tra i due animali ma soprattutto al fatto che i topi vengono considerati animali sporchi, da abbattere, pericolosi: la stessa idea che i nazisti avevano degli ebrei che, esattamente come i topi, erano costretti a nascondersi e a vivere nell’oscurità per aver salva la vita.

Maus è un’opera capace di far pensare, commuovere, arrabbiare: impossibile restare impassibili davanti alle vicende di questi due topolini.

graphic novel olocausto maus

A. Spiegelman, Maus, Einaudi editore, 2011.

Graphic novel come strumento didattico: L’Arte di volare e la dittatura franchista

Il secondo volume che ti propongo è stato tradotto in italiano nel 2011, si tratta di L’arte di volare dell’autore spagnolo Antonio Altarriba e disegni di Kim. Anche in questo caso è un figlio che racconta la vita del padre e siamo di fronte al bellissimo (e spaventoso) intreccio tra storia personale e Storia con la S maiuscola. Nato in un piccolo villaggio dell’Aragona all’inizio del Novecento da una famiglia di contadini, il protagonista vive un’infanzia durissima sognando di volare, di evadere, di correre su automobili velocissime e di non tornare mai più a lavorare i campi. È proprio questa metafora ad accompagnare il giovane Antonio lungo tutta la vita, anche se questa ha in serbo per lui un destino diverso: combattere contro le falangi di Francisco Franco, l’esilio in Francia, il ritorno in un paese cambiato, fino alla decisione di realizzare il suo sogno di volare.

È il graphic novel spagnolo più premiato di sempre e la cosa che forse mi ha colpita di più, oltre alla grande capacità del disegnatore di rendere certe le espressioni in modo estremamente verosimile, è il rapporto strettissimo che intercorre tra autore e personaggio principale della vicenda, ovvero il padre dell’autore. Questa vicinanza è spiegata così:

Sono sempre stato in lui perché un padre è fatto dei suoi figli possibili. Io sono l’unico figlio possibile per mio padre… Discendo da mio padre, sono il suo prolungamento e, quando ancora non ero nato, ero già parte, come potenziale genetico, di tutto quanto gli accadeva. Ecco perché so com’è morto e anche com’è vissuto.

Maus e L’Arte di volare nascono dalla necessità avvertita dai figli di raccontare le vicende dei propri padri. Art Spiegelman racconta il passato del genitore attraverso un ritratto realistico e per certi versi impietoso nei suoi ultimi anni di vita, quando le ossessioni, gli acciacchi e le manie lo avevano reso un uomo difficile. Antonio Altarriba, invece, diventa suo padre, e soltanto nelle ultime pagine del libro, ambientate nella contemporaneità, torna ad essere se stesso.

L’Arte di volare è un volume poetico e crudo al tempo stesso, che racconta gli effetti della guerra e della dittatura sulle persone comuni in modo struggente e con un segno grafico preciso, sottile, a volte nervoso ma mai impaziente.

l'arte di volare graphic novel

A. Altarriba, Kim, L’arte di volare, 001 EDIZIONI, ristampa 2019. Photo credit: melty.it/migliori-fumetti-2012-zerocalcare-guy-delisle-antonio-altarriba-a108603.html

Graphic novel come strumento didattico: il Libano ne Il piano orientale

Il terzo volume di cui voglio parlarti è molto diverso. L’autrice è una donna, la bravissima Zeina Abirached, e si tratta di una graphic novel al confine tra due mondi: si tratta de Il piano orientale del 2015, edito in Italia nel 2016. L’autrice è nata in Libano nel 1981 e in molte delle sue opere rievoca i ricordi circa la guerra civile in Libano, combattuta tra 1975 e 1990. In questo caso il leit motiv è linguistico, ovvero la compresenza nella cultura e nell’educazione dei libanesi della lingua araba e del francese, del rapporto tra queste due identità che si fondono e nel modo che ha la lingua di veicolare concetti culturali. Sullo sfondo, le vicende della famiglia dell’autrice e in particolare del nonno Abdallah Chanine, pianista e inventore del cosiddetto piano orientale, uno strumento musicale che avrebbe permesso di riprodurre le sonorità della musica orientale senza fatica.

graphic novel come strumento didattico il piano orientale

Z. Abirached, Il piano orientale, Bao Publishing, 2016.

Siamo di fronte ad un approccio alla pagina diverso da quello che abbiamo visto con Maus e L’arte di volare, che tende a sconvolgere la struttura grafica tradizionale. Zeina Abirached, infatti, non imposta le vignette in modo “classico” ma sovverte tutti gli equilibri a cui siamo abituati. Il risultato secondo me è strepitoso!

Il segno grafico dell’autrice è morbido, tondeggiante, dall’alternanza di campiture cromatiche bianche e nere emerge una storia fatta di ricordi sussurrati, personaggi simpatici e sognatori. Gli sconvolgimenti sociali, le sconfitte personali e i conflitti non hanno l’urgenza e la violenza di Maus e L’arte di volare. È come se Zeina Abirached avesse “fatto pace” con il proprio passato e potesse rappresentarlo lasciando maggior spazio al proprio (bellissimo) immaginario.

Dopo aver letto l’ultima pagina di questo volume avrei tanto voluto abbracciare l’autrice e non vedo l’ora di leggere tutto il resto della sua produzione!

 

Insegnare storia con le graphic novels: consigli e spunti per una lezione interdisciplinare

I volumi che ho proposto sono molto vari: raccontano momenti storici diversi, utilizzano un linguaggio visivo e degli espedienti differenti. Certamente potrebbero rappresentare un ottimo strumento didattico per l’insegnamento della storia: grazie alla loro immediatezza e alla potenza delle immagini hanno la capacità di coinvolgere anche i ragazzi più riluttanti.

Quello a cui dobbiamo prestare attenzione, però, è il punto di vista: sono tutte storie raccontate partendo dalla memoria personale di qualcuno. Questo è un fattore estremamente importante perché ti consente di affrontare con i ragazzi un argomento importantissimo per lo storico: la differenza tra memoria e storia. Se vuoi approfondire questo argomento ti consiglio questo intervento del professor Alessandro Barbero che oltre ad essere uno storico eccezionale sa tenere incollati alla sedia con la sua straordinaria capacità di raccontare! (Non ci credi? Se hai un account Spotify ti consiglio di ascoltare i suoi interventi registrati in occasione del Festival della Mente, non te ne pentirai!)

Quello che ti consiglio di fare è partire dalla lettura di uno di questi volumi per discutere con i ragazzi in primo luogo degli elementi più vistosi: analizzate insieme le vicende individuali, storiche e sociali che ne fanno parte, il modo in cui la storia condiziona la vita delle persone comuni. Fate anche dei confronti con il libro di storia: in che modo la graphic novel si distanzia da esso? 

In un secondo momento, chiedendo la collaborazione del collega di arte e immagine o storia dell’arte potreste provare ad affrontare un altro tema: in che modo la mescolanza di immagini e linguaggio verbale arricchisce la narrazione? Per poi passare a esaminare il segno grafico del disegnatore, cercando di capire in che modo questo contribuisca a dare significato alla storia.

Facci sapere com’è andata e segnalaci altre graphic novel da utilizzare in classe!