Il nostro blog esiste ormai da diversi anni, pubblichiamo articoli sui più svariati argomenti relativi alla didattica dell’arte, siamo attive sui social, abbiamo tanti #zebrafriends in giro per l’Italia e amiamo condividere la nostra esperienza professionale! Una delle cose che più ci piace del web, infatti, è la possibilità di interagire con altri educatori, professionisti del settore, studenti, professori, insegnanti: parlare, confrontarsi e raccogliere le vostre idee e cercare di dare una risposta ai vostri dubbi è una delle cose che ci spinge a continuare a fare il nostro lavoro così come lo avevamo sognato.

Nel corso di questi anni ci siamo accorte che una delle domande ricorrenti che ci fate riguarda il lavoro dell’operatore didattico, il significato di questa espressione, il percorso di studi che è necessario seguire per acquisire le necessarie competenze.

bambini che disegnano

Così ho deciso di scrivere questo approfondimento, sperando che possa essere utile a chi non ha ancora deciso quale percorso di studi intraprendere, ai curiosi e agli appassionati, a chi vuole schiarirsi le idee!

Innanzitutto chiediamoci…

… Che cos’è la didattica museale?

È una domanda da un milione di dollari per rispondere alla quale sono stati scritti articoli, saggi, svariati volumi e su cui si continua ancora a riflettere. Anche noi ci siamo già occupate di questo argomento in un articolo intitolato Didattica dell’arte: che cos’è? ripercorrendo diverse teorie e concludendo con la consapevolezza che una definizione esaustiva è quasi impossibile da dare. 

Come punto di partenza possiamo affermare che la didattica museale consiste nell’insieme delle metodologie, delle prassi e delle tecniche comunicative utili a rendere comprensibile e accessibile il patrimonio culturale di un’istituzione museale.

L’utilizzo del termine “accessibile” non è casuale: proviamo a fare un esperimento di immedesimazione.

Immaginate di visitare un museo di una città dall’altra parte del mondo. Non sapete nulla della storia di quel paese, percorrendo i corridoi del museo vedete dei manufatti che potreste definire “belli” ma che avete la sensazione di non “capire” fino in fondo, le didascalie delle opere sono scritte in un’altra lingua (che non conoscete) così come la brochure che vi hanno cortesemente allungato in biglietteria. Quali sono le sensazioni che portate a casa da un’esperienza del genere? Confusione, forse anche un po’ di frustrazione.

laboratorio sulle emozioni per bambini

L’accessibilità non si riferisce solo alla necessità di eliminare le barriere architettoniche e alle esigenze del pubblico speciale ma è un valore che deve essere perseguito per tutte le fasce di pubblico, dai bambini agli adulti, dal pubblico straniero a quello del quartiere in cui sorge l’istituzione: un museo che non riesce a farsi capire, che non permette al pubblico di entrare in contatto con la sua collezione e con la sua storia, è un museo che non sta perseguendo al meglio la sua funzione sociale. 

La didattica museale è fatta da operatori che ogni giorno perseguono come finalità quella di rendere accessibile a tutti i segmenti di pubblico i contenuti e la storia delle istituzioni culturali in cui lavorano. Questo significa che la didattica museale non è rivolta solo ai bambini ma a tutti, senza limiti di età! È qui che entrano in campo le differenze metodologiche e comunicative di cui parlavamo prima: per ogni tipologia di pubblico è consigliabile studiare al meglio non solo cosa dire ma anche come! 

Ricordiamo anche la definizione di Nardi e Vertecchi del Centro di didattica museale dell’Università degli Studi di Roma Tre secondo cui la didattica museale consiste in una

“strategia di facilitazione dell’apprendimento”, fatta di momenti distinti, in cui la comunicazione fra pubblico e operatore avviene in modo circolare: sulla base delle necessità del primo si costruiscono le proposte del secondo.

La didattica museale ha una storia interessante, fatta di sperimentazioni e di studi come abbiamo già rilevato in questo articolo intitolato Grandi rivoluzioni nella didattica, e può essere proposta attraverso tantissime attività diversificate: visite guidate, laboratori, sperimentazioni plurisensoriali, percorsi interdisciplinari, drammatizzazioni… Come vedete ci sono tantissime opzioni! Il nostro lavoro consiste anche nel saper scegliere la metodologia migliore a seconda del pubblico, dello spazio che si ha a disposizione e delle circostanze.

 

didattica dell'arte, didattica museale

“Operatore didattico”: significato di un’espressione controversa!

A questo punto chiediamoci: l’espressione “operatore didattico museale” che significato ha? In cosa consiste questo lavoro? Sembra una domanda semplice ma non lo è affatto.

Andiamo con ordine!

L’ICOM menziona gli “operatori educativi didattici” in una raccomandazione del 2004 che sancisce una netta differenza tra le competenze di questi ultimi e quelle delle guide turistiche abilitate. Gli operatori educativi didattici vengono definiti:

figure professionali che hanno una specifica competenza sulle collezioni del museo, che sono selezionate, formate, istruite e monitorate dai responsabili scientifici dei musei […]

In riferimento ai percorsi didattici e alle visite guidate, gli operatori educativi didattici collocano le opere

 in un contesto e in un percorso educativo, spesso articolato in più momenti e in un più ampio progetto divulgativo elaborato dal museo, anche in ordine a programmi connessi o concertati con singoli insegnanti e/o direzioni didattiche o sviluppati per utenze specificatamente interessate a modelli d’approccio al patrimonio culturale non limitati ad una mera illustrazione.

Si fa quindi riferimento alla differenza di competenza con il responsabile del dipartimento educativo del museo.

Nella Carta Nazionale delle Professioni Museali  del 2005 si parla di “educatore museale“. Si afferma, infatti, che quest’ultimo lavora all’interno del Dipartimento Educativo di un museo o di un’istituzione culturale e Nello stesso documento vengono riportati i requisiti essenziali che ogni operatore didattico deve possedere, così come vi abbiamo già raccontato nell’articolo intitolato Come diventare educatore museale:

Laurea triennale (secondo l’ordinamento attuale o diploma di laurea secondo il vecchio ordinamento in discipline attinenti il museo);

corsi di formazione e/o master relativi alla pedagogia del patrimonio culturale;

conoscenza almeno della lingua inglese.

Come vedete si tratta di una figura che possiede una laurea triennale e  corsi di formazione in pedagogia all’attivo. Ben diverso, invece, è il lavoro del Responsabile dei Servizi Educativi, che non si limita a eseguire le attività ma le progetta, le coordina e soprattutto “collabora alla definizione dell’identità e della missione del museo, del progetto istituzionale e della programmazione generale”.

 

laboratorio didattico con il collage sulla pop art

Dopo diversi dibattiti e numerosi confronti, l’ICOM ha proposto nuove definizioni per le professioni museali. Si tratta di un lavoro importante e necessario, non ancora terminato, che nel 2015 ha portato a riflettere sulle competenze del Responsabile della mediazione e dei servizi educativi, che

Elabora i progetti educativi e ne coordina la realizzazione, individuando le modalità comunicative e di mediazione, utilizzando strumenti adeguati e funzionali per i diversi destinatari dell’azione educativa.

Ecco gli ambiti di competenza del Responsabile dei servizi educativi:

operatore didattico significato
Da un punto di vista “linguistico” troviamo menzionata più volte l’espressione “educatore museale”, il termine “operatore” è altresì ricorrente ma adesso le due figure sembrano divergere perché ci si riferisce a “operatori di accoglienza”, che avrebbero dunque altre funzioni.

In breve, è possibile affermare che il Responsabile della mediazione e dei servizi educativi progetta le attività educative dopo aver analizzato le esigenze dell’utenza, coordinando il lavoro degli educatori museali.Il suo scopo è rendere l’istituzione realmente accessibile al pubblico. Si occupa di pianificare e progettare percorsi, laboratori, workshop, seminari, visite guidate in lingua, visite speciali, affinché tutti possano fruire del patrimonio artistico e culturale del museo presso cui lavora.

L’educatore museale, invece, si occupa di realizzare fattivamente le attività. 

 

 

Che ne dite? Sono riuscita a rispondere ad alcune delle vostre domande? Scriveteci cosa ne pensate, saremo felici di condividere le vostre idee!

 

Comments to: Operatore didattico: tutto quello che c’è da sapere!

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