Quali sono i materiali impiegati nelle opere d’arte? E in particolare quali sono i materiali degli affreschi che ha usato Giotto nella Cappella degli Scrovegni? Ne parliamo oggi con la nostra restauratrice Francesca Rossi!

Per il nostro progetto Quando Giotto raccontò il Natale, dopo aver incontrato Giotto e aver analizzato i personaggi degli affreschi della Cappella degli Scrovegni, scopriamo insieme quali materiali ha usato il nostro grande pittore.

Abbiamo già parlato della tecnica dell’affresco e dei laboratori che realizziamo insieme alla restauratrice, ora analizziamo nel dettaglio i materiali e i pigmenti che compongono questo grande ciclo di affreschi a Padova.

La tecnica a “buon fresco” e i materiali dell’affresco

La cosiddetta tecnica a buon fresco è stata definita da Cennino Cennini, nel suo Libro dell’arte  “il più dolce e vago lavorare”;

ricordiamo che era una tecnica abbastanza complessa per i pittori dell’epoca perché dovendo dipingere opere murarie “a fresco”, avevano tempi stretti e dovevano possedere una grande conoscenza dei materiali da utilizzare.

Giotto sicuramente non è fra gli artisti che seguivano canonicamente i procedimenti che la tecnica richiedeva, molti esperti e studiosi di questo artista affermano che anzi sia stato vero e proprio imprenditore, come dimostrano le giornate realizzate a pontate (secondo l’altezza delle impalcature) e non per forma dei personaggi da riprodurre.

Probabilmente dunque, la preparazione e tutto ciò che concerneva l’utilizzo dei materiali di base per l’affresco, era affidata ai suoi aiutanti!

pigmenti

Calce, sabbia e pigmenti: come Giotto realizzava gli affreschi!

I materiali che si utilizzavano nella tecnica a “buon fresco” sono dunque:

  • Calce e sabbia per l’intonaco (sabbia di fiume perché fine e ben lavata in acqua dolce);
  • Pigmenti: i colori utilizzati nella pittura a buon fresco sono tutti di natura minerale, per questo motivo la gamma cromatica è molto limitata.

Qualche curiosità in  più sui colori… analizziamo la Natività della Cappella degli Scrovegni!

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Come sapete già, il nostro progetto di approfondimento su Giotto, vede protagonista la Natività, presente nel ciclo di affreschi della Cappella degli Scrovegni; prendiamo dunque ad esempio proprio la Natività e analizziamo, insieme alla nostra restauratrice Francesca Rossi, nel dettaglio, i colori:

  • Per i colori ocra, marroni e rossi di varie tonalità si macinavano le terre ricche di ossidi di ferro, il nero si otteneva macinando pietre di graffite o elementi vegetali carbonizzati o raccogliendo il nero fumo raschiandolo dai recipienti in cui venivano bruciati olii.
  • Il bianco era generalmente carbonato di calcio, cioè calce spenta (chiamato Bianco San Giovanni).
  • Il verde dalla malachite e da ossidi di metalli.
  • A differenza degli altri pigmenti, Il blu (azzurrite o il minerale naturale lapislazzulo) veniva steso a secco, cioè quando l’intonaco era ormai asciutto, mescolato con una materiale organico (albume d’uovo o colla animale) per fissarlo tenacemente alla superficie muraria. La motivazione era che purtroppo questo minerale se sottoposto al processo di carbonatazione virava ai toni verdi verde. Conseguentemente rispetto alle altre tonalità stese stemperando il pigmento solo con acqua sulla muratura ancora umida risulta un colore molto fragile.

Come notiamo infatti anche nella Natività degli Scrovegni il cielo è molto rovinato e lascia intravedere fra le lacune del colore l’intonaco sottostante. Poiché nei colori stesi sulla muratura senza il processo di carbonatazione sono fragili e poco resistenti. Soprattutto il blu lapislazzulo tende a decolorarsi per azione dell’umidità.

Stesso degrado lo notiamo sulla veste della madonna che lascia intravedere in questo caso il tono arancio di terra di siena e terra d’ombra utilizzato sotto il blu per conferire al colore maggiore corposità, splendore e profondità.

Scheda didattica sulla Natività di Giotto: tecnica e materiali!

E ora, dedichiamoci anche ai bambini: è importante, come vi diciamo sempre, trasmettere nozioni, anche tecniche, con parole certo più semplici, anche ai bambini. Capire com’è fatta un’opera d’arte fornisce sempre grandi stimoli per stuzzicare la loro curiosità, e la conoscenza delle tecniche e dei materiali aiutano alla comprensione del valore intrinseco dell’opera, favorendo una maggiore conoscenza, anche per la futura conservazione 😉

-scarica gratis- La Natività di Giotto: tecniche e materiali

 

Avete altre curiosità? Ovviamente potete scriverci, oppure potete consultare due testi base sull’argomento:

C.Gianni e R. Roani, Dizionario del Restauro,  Ed. ANardini, Fiesole (FI),  2000

G.Botticelli, Metodologia e restauro delle pitture murali,  Ed. Centro Di Firenze, 1992