Musica celestiale e diffusa, luce tenue e profumo di fiori, cinguettii e dolci brezze… questo è ciò che mi viene in mente quando penso alla Primavera di Botticelli.

In effetti è questa l’immagine che l’artista ci propone in uno dei quadri più belli e famosi del Rinascimento Italiano.

Il dipinto pero’ cela molti misteri, primo fra tutti nel titolo, attribuitogli da Giorgio Vasari, celebre artista e critico del XVI secolo, che nelle sue Vite così scriveva:

…un’altra Venere, che le Grazie la fioriscono, dinotando la Primavera: le quali da lui (Botticelli) con grazia si veggono espresse.

Sandro Botticelli, La Primavera, 1482 circa.

Sandro Botticelli, La Primavera, 1482 circa.

La scena che ci si presenta è questa: in un boschetto ricco di aranci e costellato di fiori (sono state riconosciute innumerevoli specie botaniche perfettamente dipinte dal maestro) nove personaggi si muovono in piccoli gruppi. La composizione segue linee curve, le figure si sviluppano seguendo un andamento simmetrico; grazia ed eleganza fanno da padrone.

Si ritiene che il dipinto fosse stato commissionato da Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici (cugino del Magnifico) e che solo in un secondo momento sia stato collocato presso la Villa di Castello, dove il Vasari dichiara di averla vista nel 1550, accanto all’altra celebre opera di Botticelli, la Nascita di Venere.

Le interpretazioni della Primavera di Botticelli

Come accennato precedentemente questo dipinto presenta diverse incognite, oltre alla mancanza di un titolo originale, le interpretazioni della Primavera nei secoli sono state molte.

Zefiro e Cloris, particolare

Zefiro e Cloris, particolare

Il primo ad identificare i nove personaggi fu Adolph Gaspary nel 1888, basandosi sulle descrizioni del Vasari. L’ipotesi di Gaspary è, ad oggi, considerata dalla critica come valida ed è rimasta sostanzialmente invariata anche se tuttora non è chiaro il senso complessivo del dipinto.

Venere, particolare.

Venere, particolare.

La lettura dell’opera va da destra verso sinistra dove Zefiro, vento della primavera, cerca di afferrare la ninfa Cloris la quale, impaurita, tenta di sfuggirgli; proseguendo, la figura femminile che sparge fiori è Flora, ovvero Cloris che dopo le nozze con Zefiro ha cambiato nome. Al centro della scena Venere, con la mano protesa verso le tre Grazie che danzano; infine un giovane nell’atto di toccare (o disperdere) le nuvole con un bastoncino, è Mercurio.  In alto Cupido, volando sopra Venere, sta per scoccare la sua freccia.

Come si è verificato per altre opere del Rinascimento, anche la Primavera può essere osservata secondo diversi livelli di lettura: quello strettamente mitologico; quello filosofico, in questo caso legato al neoplatonismo e ad altre dottrine; ed uno storico, legato alle vicende contemporanee alla realizzazione del quadro e a quelle del committente e della sua famiglia.

 

Tra le altre interpretazioni della Primavera bisogna ricordare quella dello studioso tedesco Aby Warburg il quale, nel 1889, ipotizzò che l’intera rappresentazione trattasse “Il regno di Venere”, data la presenza centrale della dea e che le figure mitologiche del dipinto siano ad essa collegate; Warburg avvalorò la sua ipotesi considerando anche il fatto che Venere sia anche la dea della primavera.

L’inglese Charles Dempsey, nel 1992, spostò invece l’attenzione sulla stagione della primavera, sostenendo che siano rappresentati nel quadro i mesi che la compongono (Zefiro, Cloris e Flora per Marzo, mese dei venti; Venere, Cupido e le Grazie per Aprile, mese dell’amore ed infine per il mese di Maggio, Mercurio figlio di Maia da cui il mese prende il nome).

Infine, per quanto riguarda le interpretazioni che sostengono la radice del quadro nella filosofia neoplatonica, non è possibile non citare il tedesco Erwin Panofsky, che mise in relazione la Venere di questo dipinto con quella de La Nascita di Venere, sostenendo che la prima rappresenti la Venere terrena mentre la seconda la Venere celeste, accordandosi con l’idea neoplatonica che prevede diversi gradi di Amore con le relative Veneri.

Ultimo, ma non per importanza, Ernst Gombirch che identificò la Venere del dipinto come una Venus-Humanitas, in virtù del fatto che Marsilio Ficino raccomandò questa figura come guida spirituale in una lettera indirizzata al giovane Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, committente del quadro.

Tante interpretazioni della Primavera quindi, un magnifico dipinto che ha segna un momento molto significativo per la storia dell’arte e che testimonia l’inarrivabile maestria di Sandro Botticelli.