Vienna, fine ‘800. La città è ricca di fermento culturale e senza dubbio una delle capitali europee più colte e raffinate del momento. La presenza di numerosi musicisti, scrittori e artisti la resero una delle città più affascinanti in Europa. 

Ma il periodo “dorato” della Secessione era tuttavia l’espressione di un mondo che ben presto sarebbe scomparso a causa della prima guerra mondiale, la quale decretò la dissoluzione dell’Impero Austro-Ungarico.

Gustav Klimt

Gustav Klimt in una foto del 1912

Gustav Klimt in una foto del 1912

La vicenda artistica di Klimt e la Secessione, coincidono quasi interamente.

Nato a Vienna, frequentò in questa città la scuola di Arti e Mestieri. Ancora giovanissimo, insieme al fratello, fondò una prima società tramite la quale si proponevano per lavori di decorazione, soprattutto su edifici pubblici.

Questi primi incarichi gli restituirono una certa notorietà, tanto da essere incaricato della decorazione dell’ aula magna dell’Università di Vienna.

Nel 1897 fu tra i fondatori e primo presidente della Secessione. Vi partecipò sempre molto attivamente fino al 1906, anno in cui se ne distaccò in seguito ad una polemica; successivamente, nel 1908, fondò una nuova formazione artistica: la Kunstschau.

Lo stile di Klimt

I primi lavori di Klimt mostrano grande precisione di disegno, ma anche di esecuzione. Lo stile di questo periodo, però, si inserisce nel filone di eclettismo storicistico tipico della cultura di quel periodo in cui gli elementi della tradizione (soprattutto quella rinascimentale) venivano ampiamente rivisti e rivisitati.

Nella produzione attorno al 1890 si cominciano ad avvertire dei cambiamenti, che inquadrano i lavori

G. Klimt, Giuditta, 1901

G. Klimt, Giuditta, 1901

dell’artista verso il clima simbolista europeo. Bisognerà attendere i primi anni del 900, più precisamente nel 1901, per riconoscere l’inconfondibile stile di Klimt. Il quadro di svolta sarà Giuditta (I), l’ eroina biblica che uccise Oloferne.

In questo dipinto, la donna, sensualissima, diventa espressione della femme fatale , crudele e seduttrice. Il volto ha le sembianze di Adele Bloch-Bauer, esponente della società viennese.

Anche il formato del dipinto, un rettangolo molto allungato, mette in risalto il fascino altamente erotico della donna mentre, nell’angolo in basso si scorge la testa di Oloferne. Gli incarnati segnano uno stacco tra la loro resa tridimensionale a confronto con le vesti e lo sfondo che si “appiattiscono” bidimensionalmente.

Due viaggi a Ravenna nel 1903 diedero all’artista ulteriori stimoli. Da quel momento l’oro, già presente in alcune opere precedenti, acquisterà una maggiore valenza espressiva, diventando trama coloristica e tono principale dei suoi quadri.

lo stile di Klimt conosciuto come “periodo aureo” proseguì fino al 1909, anno in cui realizzò la seconda versione di Giuditta. Fece seguito un periodo di crisi esistenziale dell’artista che terminò dopo qualche anno. Lo stile mutò nuovamente; scomparsi gli ori e le linee liberty, il colore si fa vivace ed acceso. Questa fase è sicuramente influenzata dal clima espressionista, anche in seguito alla conoscenza di artisti come Egon Schiele e Oscar Kokoshka.

Klimt morì nel 1918, in seguito ad un ictus.

Le donne di Klimt

Linee morbide e sinuose, ondeggianti. Combinazione di astrattismo e figurazione. Sono queste le caratteristiche principali dello stile di Klimt.

Una particolare attenzione al femminile è riscontrabile in tutta la sua produzione. La donna, presentata quasi sempre frontalmente, ieratica, incute timore e rispetto. Le sue figure femminili si possono ricondurre al simbolo della femme fatale, colei che seduce e porta alla rovina (e alla morte) del suo amante.

Le sue donne sono in grado di dispensare felicità, come nel Bacio, ma anche distruzione: Giuditta ne è l’esempio.