Bruno Munari: un grande protagonista italiano della storia dell’arte! Artista, scrittore, designer e creatore di una metodologia didattica… tutto in uno!

Chi è Bruno Munari?

il metodo didattico creato da Munari

Personaggio non facilmente inquadrabile in una sola professione o in uno specifico movimento artistico, Bruno Munari fu un artista, un designer, uno scrittore e geniale inventore di un metodo, quello che porta il suo nome come marchio registrato, di laboratori didattici per bambini.

Ma allora ripercorriamo brevemente la sua carriera artistica, con particolare attenzione agli inizi.

Bruno Munari nasce nel 1907 e vivrà i sui primi 18 anni nella campagna milanese, ambiente che offrirà innumerevoli spunti per le sue riflessioni didattiche e per stimolare la sua naturale curiosità. Si trasferisce appena maggiorenne in città, a Milano, dove prende parte al secondo Futurismo milanese, partecipando tra le altre mostre anche alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma e poi a quella di Parigi negli anni 30.

È proprio dalle fila del futurismo che la sua carriera prende avvio, ed è dai principi futuristi che partono, per subire poi una rivoluzione estetica, la gran parte delle sue opere ma anche delle sue metodologie.

Munari fondò nel 1948 insieme a A. Soldati e G. Dorfles il MAC, il Movimento per l’Arte Concreta e dagli anni 50 in avanti si dedicò alla ricerca sull’arte cinetica, sperimentando tra le altre, la tecnica della luce polarizzata e la xerografia.

Tutta la sua ricerca artistica è basata sulla sperimentazione di materiali diversi e dalla diversa concezione che il pubblico è invitato ad avere nei confronti dell’arte proposta da Munari: l’opera d’arte è totalizzante per spettatore.

 Conoscete le Macchine Inutili di Munari?

le macchine inutili di Bruno Munari

foto di Davide Casali, 2008

Partiamo dalle opere d’arte. Conoscete le Macchine Inutili ? Sono tra le mie opere preferite…

Inizia già dal 1930 a realizzare queste strane opere, primo tentativo di scultura che si espande e modifica l’ambiente.

Nel saggio Marinetti e Bruno Munari, M. Hajek racconta l’episodio, spesso ricordato anche da Munari nelle interviste, nel quale Marinetti, poeta e teorizzatore dei principi futuristi, smentiva il titolo delle opere di Munari: nessuna macchina poteva essere inutile nel contesto dei principi futuristi.

Le sculture Macchine Inutili dunque rientrano nella visione che caratterizzerà tutta l’arte e il design di Munari: l’arte deve essere per tutti, accessibile a chiunque.

Tra le altre opere mi piace ricordare le fantastiche Forchette parlanti, le Sculture da viaggio, i Giocattoli d’artista.

 Come si impara l’arte? Una breve storia della storia dei laboratori didattici di Bruno Munari

Bruno Munari che conduce un laboratorio

Fonte http://www.labogattomeo.it/

È dalla riflessione sul ruolo dell’arte nella società e su come il pubblico recepisce l’opera d’arte, che si basa l’interesse di Munari per la didattica dell’arte, che si concretizzerà in opere scritte e laboratori didattici.

L’obiettivo era quello di formare una futura classe di uomini con la mente elastica e pronta ad aprirsi alla creatività, al contrario di ciò che favorivano i metodi classici di insegnamento delle discipline artistiche, basati unicamente sull’osservazione e sulla partecipazione limitata dei bambini.

È del 1977 il Laboratorio presso la Pinacoteca di Brera, progettato già un anno prima e conseguente al ciclo di incontri e seminari promossi dalla Fondazione Rizzoli.

Il pubblico scelto al quale dedicare il laboratorio era quello dei bambini e la motivazione è nelle parole dello stesso Munari:

“Siccome è quasi impossibile modificare il pensiero di un adulto, noi dovremo occuparci dei bambini”

Le attività proposte a Brera avevano come obbiettivo quello di far conoscere ai bambini le principali tecniche artistiche, ma attraverso una metodologia che prevedeva l’azione-gioco.

Le esperienze didattiche di Munari continueranno con il secondo laboratorio progettato nel 1979 per il Museo Internazionale delle Ceramiche a Faenza dove per volere dello stesso direttore Gian Carlo Bojan, si intendevano avvicinare i bambini al mondo della ceramica, non certo per avviarli alla professione di ceramisti ma per far conoscere il museo e far sperimentare loro il materiale ceramico, per favorire dunque un maggior avvicinamento pratico all’arte e in particolare a quella conservata nel museo.

Altre esperienze significative sono i Laboratori Tattili nel 1979, realizzati in occasione della mostra Le mani guardano presso il Palazzo Reale di Milano e il Lab-Lib, ovvero il “laboratorio liberatorio”, presso il Museo Pecci di Prato, nel 1992.

Bruno Munari morì nel 1998 e da allora per volere dello stesso ideatore, numerosi studiosi in varie discipline (pedagogisti, storici dell’arte, psicologi) si sono interessati al metodo che è diventato ad oggi un marchio registrato, proprietà dell’Associazione Bruno Munari che porta avanti gli studi e le ricerche metodologiche e didattiche seguendo i principi dell’ideatore.