Da dove prende avvio la storia della didattica dell’arte nei musei italiani? Ripercorriamo oggi le origini della didattica museale in questo post!

Storia della didattica museale: quando inizia la didattica ad entrare nel museo?

Dopo aver chiarito la differenza e i punti in comune tra le espressioni didattica dell’arte e didattica museale, concentriamoci sulla seconda, andando alla ricerca delle origini!

Le origini della didattica all’interno dei musei in Italia, vanno rintracciate all’alba della fondazione dello Stato Italiano e si intrecciano strettamente con la gestione dell’immenso patrimonio culturale che lo Stato, appena nato appunto, si è ritrovato a dover gestire, e l’istituzione scolastica, che andava uniformata necessariamente.storia della didattica museale

Dopo L’Unità d’Italia esisteva dunque la duplice esigenza di rendere tutti i cittadini partecipi e coscienti della tradizione artistica nazionale e di dotare le istituzioni scolastiche di strumenti e materiali adatti all’insegnamento moderno ed efficace.

Per questo motivo il Ministero della Pubblica Istruzione, all’interno del quale aveva già la Direzione Generale delle Antichità e delle Belle Arti, cercò di perseguire questo obiettivo favorendo da un lato la formazione di “musei scolastici”, dall’altro promuovendo i Musei civici.

I Musei civici avevano un chiaro impianto didattico, teso a raccogliere gli oggetti più disparati a testimonianza delle tradizioni culturali della nazione e della città di cui dovevano raccontare la storia, per formare dunque la coscienza patriottica dei cittadini. Diventano così luoghi di raccolta, di conservazione e di orgoglio cittadino.

Sostanzialmente dunque la scuola e il museo, pur gestiti dallo stesso Ministero rimasero a lungo separati, visto e considerato che l’educazione scolastica obbligatoria, era finalizzata essenzialmente a combattere il tasso di analfabetismo in Italia ( pensiamo che circa il 78 % della popolazione era analfabeta. Solo con la legge Casati si istituisce la scuola popolare obbligatoria che comprendeva l’insegnamento della lingua italiana, dell’aritmetica, religione, diritti e doveri dell’uomo, storia, geografia e scienze.)

La didattica nel museo e a scuola: primi approcci

Il primo possibile avvicinamento, che non si realizzò mai per mancanza di fondi statali da dedicare ad una simile politica, alla fruizione delle opere d’arte e raccolte conservate nei Musei da parte della scuola, si ha con l’intervento illuminante di Maria Montessori.Montessori, storia della didattica dell'arte

La scuola italiana alla fine dell’800 deve necessariamente confrontarsi con i sistemi educativi europei, per cercare nuove metodologie e strumenti moderni ed è di questo periodo l’introduzione di una nuova forma di lezione adottata in Europa e in America: la lezione oggettiva o per immagini, nella quale le nozioni astratte presentate a scuola erano supportate da materiale visivo (illustrazione per lo più di situazioni tipo nella vita familiare e civile per insegnare i buoni sentimenti).

La lezione per immagini è stata codificata scientificamente da J.H. Pestalozzi e in Italia da A. Gabelli, ricordiamo che Pestalozzi esprimeva il concetto con l’espressione  “educazione al cuore”, per definire tutta la branca della pedagogia dei sentimenti 😉

Maria Montessori, dunque fu la prima che, anche per quanto riguarda la didattica dell’arte,  contribuì a una teorizzazione della forma integrata tra didattica del museo e scolastica, basata su una preparazione ad hoc e scientifica del materiale da mostrare ai bambini per una lezione. Un’apprendimento attivo, quello teorizzato dalla Montessori sulla base dei sensi del bambino.

Scrive così Maria Montessori in La scoperta del bambino:

“Tutta l’educazione della prima infanzia deve essere informata a questo principio. Gli stimoli e non ancora le ragioni delle cose attraggono la sua attenzione; è perciò l’epoca di dirigere metodicamente gli stimoli sensoriali, affinché le sensazioni si svolgano razionalmente e preparino così la base ordinata a costruire una mentalità positiva.”

I grandi convegni storici sulla didattica museale

Dobbiamo aspettare gli anni 50 quando il dibattito sul Museo in generale e sulla conseguente tematica della didattica museale balza agli onori della cronaca grazie anche all’intervento in campo internazionale di organizzazioni come l’UNESCO e l’ICOM che nel 1951 si riuniscono per parlare anche di didattica.

In Italia è solo negli anni Sessanta e Settanta che si amplia il dibattito sull’apertura dei musei al grande pubblico, e se ne evidenziano i problemi di gestione e le nuove prospettive.

Le maggiori esperienze di studio in Italia furono nel 1955 a Perugia con il “Convegno di Museologia” e  il Convegno “Didattica dei monumenti e dei musei”, che si svolse a Gardone Riviera nel 1963. In particolare il Convegno di Perugia fu organizzato in collaborazione con l’Accademia Americana di Roma. Tra i relatori ricordiamo anche Pietro Romanelli che introdusse i lavori e  Lionello Venturi che collaborò alla didattica della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma. Fu quella l’occasione di un confronto  tra esperienze americane e italiane e si concluse con la nascita dell’Associazione Nazionale dei Musei che organizzò l’anno successivo la Prima Settimana dei Musei in Italia.

Nel 1970 verrà fondata la Commissione di Studio per la Didattica dei musei, presso il Ministero della Pubblica Istruzione, presieduta da Pietro Romanelli.

L’evento fondamentale e decisivo per le sorti del dibattito italiano sulla didattica museale avverrà l’anno seguente con il Convegno di Studi “Il museo come esperienza sociale”, tenutosi a Roma nel dicembre 1971.

Ma questa è un’altra storia… Parleremo in un altro post degli interventi decisivi per la storia della didattica che emergono dalla lettura integrale degli atti del convegno.

Alla prossima 😉

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