Di teatro Kamishibai non si sente parlare frequentemente ed è proprio per questo motivo che quando mi sono imbattuta nel blog di Andrea e Sara, fondatori di Oltrestorie, ho avuto immediatamente voglia di saperne di più.

La cosa che mi ha subito colpita è l’eterogeneità del pubblico al quale è destinato questo tipo di performance teatrale, che va dai 5 anni in su. Un’ottima occasione, quindi, per condividere un momento speciale con tutti i componenti della famiglia.

Ma in cosa consiste il teatro Kamishibai? Quali storie vengono messe in scena? Ci sono degli attori in carne ed ossa? Oggi Zebrart ha intervistato Andrea Angelino, Kamishibaiya dei giorni nostri, per scoprire tutti i segreti di quest’arte straordinaria.

Da chi è formato OltreStorie?

Siamo in due, io [ndr: Andrea Angelino] e Sara Scamardella. Entrambi scriviamo storie anche se a curare i disegni è Sara, che ha dipinto il nostro Butai [ndr: il teatrino di legno] rendendolo unico. Io mi occupo di portare OltreStorie al pubblico, ovunque lo si richieda: una scuola, una ludoteca, una biblioteca. La nostra valigia è pronta ad andare ovunque.

Che cos’è il teatro Kamishibai?

Il Kamishibai è una forma di teatro di immagini e narrazione nata in Giappone. I Kamishibaiya erano veri e propri narratori di strada. Avevano delle bici con le quali giravano di paese in paese narrando avventure di ogni genere. Ad accompagnare la narrazione c’erano un Butai e le tavole sulle quale scorrevano le immagini. Al tempo, i Kamishibaiya non chiedevano soldi per lo spettacolo, ma vendevano dolciumi al pubblico. Questa forma di teatro ebbe la sua massima diffusione negli anni Trenta e Quaranta, ma fu poi  soppiantato dalla nascita della televisione. Gli eroi che prima venivano disegnati e rappresentati in strada divennero animati, e parecchi Kamishibaiya divennero doppiatori di cartoni animati. Per quanto riguarda noi di OltreStorie, il Kamishibai è un metodo che vuole stimolare la forza immaginativa del pubblico. Uno strumento che non si ferma alla narrazione e all’intrattenimento ma rende partecipe il pubblico, chiedendo e lasciandosi chiedere. Anche per questo abbiamo scelto di identificarci con il nome OltreStorie, miriamo a dare qualcosa che va oltre la narrazione e le immagini che l’accompagnano. Vogliamo una partecipazione completa e attiva e troviamo terreno fertile nelle scuole proprio perché lì la forza creatrice dell’immaginazione si può esprimere senza limiti. Crediamo che ogni esercizio di immaginazione non sia altro che un esercizio di libertà.

teatro kamishibai

Qual è la prima cosa che vi ha colpito di questo tipo di narrazione/performance?

La vicinanza con il pubblico. Raccontare con il Kamishibai è avere il pubblico a pochi centimetri dal luogo scenico, è un racconto intimo. Ricorda le leggende narrate intorno al fuoco, le storie tradizionali che passavano di padre in figlio. Il Kamishibai è un modo di raccontare che ha i suoi tempi, le tavole con i disegni vengono sfilate dal teatrino in maniera lenta e accogliente, non c’è frenesia, non c’è pubblicità, si può stare vicini senza avere problemi agli occhi, si può sentire lo scorrere della carta sul telaio del Butai. Ci piace pensare ai racconti come un passaggio di fatti tra narratore e pubblico e non come uno spettacolo tradizionale. Il Kamishibai è tornato in Giappone come strumento didattico ed è oggi molto diffuso in Sud America e nell’Est Europa.

Qual è la storia alla quale siete più legati?

Questa è una domanda molto difficile perché siamo legati a tutte quelle scritte e disegnate da noi. Le vediamo nascere! Creare una storia è un lavoro lungo e ci espone maggiormente, rispetto alle storie edite o alle riletture, al pubblico. Cerchiamo sempre di essere originali e abbiamo in cantiere anche la nascita di un personaggio tutto nostro. Vorremmo mettere in campo delle avventure seriali che possano fare affezionare chi ci segue. Per quanto mi riguarda la storia alla quale sono più legato è “L’ape che diede una lezione al cavaliere”, ma forse perché è la prima che ho scritto.

Potreste descriverci le fasi del vostro lavoro?

In primis nasce la storia. Sulla base di essa Sara crea i disegni, le tavole poi vengono lavorate: ad ognuna viene assegnato un numero progressivo e il testo viene scritto sul retro. Il “making of” consiste nel fatto che le storie vengono imparate a memoria, si impara a modellare la voce, seguendo le fasi del racconto. Le storie sono conosciute a memoria, pensiamo che il contatto visivo con il pubblico sia essenziale. Di norma, ad ogni racconto si accompagna un sottofondo musicale per rendere più coinvolgete la performance e non lasciare spazi vuoti tra un disegno ed il successivo. Cerco sempre un piccolo contatto con il giovane pubblico: un nostro cavaliere ha tagliato tante teste tra le prime file..!

teatro kamishibai

Come si svolgono gli spettacoli?

In modo molto semplice: un tavolo, il Butai, il racconto e in ultimo, le curiosità del pubblico. Il Kamishibai ha il suo punto di forza nella semplicità.

 

Qual è la reazione del pubblico, di adulti e di bambini, di fronte ad uno spettacolo di teatro Kamishibai? 

Siamo molto fortunati, le reazioni fino ad oggi sono state buone. I bambini restano praticamente incantati, anche perché è un modo di raccontare poco diffuso. La fiaba parla un linguaggio universale e viene recepita ottimamente anche dagli adulti e i riscontri più sorprendenti arrivano proprio da loro: sarà che con il passare degli anni il bisogno di delicatezza si accresce, sarà che agli adulti nessuno racconta più le storie, sarà il ritrovare un periodo di vita lontana. O più semplicemente un ritrovarsi insieme ai propri figli e nipoti.

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