Il Museo Laboratorio della Mente di Roma è stato aperto al pubblico nel 2000 e ripercorre la storia dell’Ospedale Santa Maria della Pietà, dalla sua fondazione come “Hospitale de’ poveri forestieri et pazzi dell’Alma Città di Roma” alla definitiva chiusura nel 1999.

 

 La storia del Museo Laboratorio della Mente

L’ospedale è stato fondato nel 1548 con sede a Piazza Colonna, nel 1728 la sede fu trasferita a Via della Lungara per arrivare, solo nel 1913, all’attuale comprensorio di Santa Maria della Pietà, presso Monte Mario. I degenti venivano sistemati in uno dei quaranta padiglioni a seconda del disagio di cui erano affetti, del sesso e dell’età. Nel padiglione XVIII, ad esempio, venivano ospitati i criminali; nel XIV i cosiddetti “agitati“, ossia paranoici, schizofrenici, epilettici, oligofrenici; nel XII i “pericolosi“, pazienti che avevano già tentato la fuga o il suicidio; nei padiglioni XC e VIII i bambini; nel XXII i cosiddetti “sudici“; nel XX i lavoratori, pazienti perfettamente capaci di intendere e di volere e giudicati solo “deboli di mente“, che coadiuvavano infermieri e assistenti nella pulizia degli ambienti in cambio di un ben magro compenso. I padiglioni femminili erano distinti da quelli maschili ma conservano denominazioni identiche.

Con la legge Basaglia del 1978 gli ospedali psichiatrici italiani furono costretti a chiudere. Una volta promulgata la legge, iniziano due delicate operazioni: la dismissione dei pazienti con modi e tempi variabili a seconda della gravità della malattia di cui erano affetti e la riqualificazione dell’intero Complesso.

museo laboratorio della mente

L’obiettivo dell’attuale Museo Laboratorio della Mente è la conservazione, la promozione, la trasmissione e la prevenzione della salute mentale attraverso la partecipazione attiva del fruitore, resa possibile da una visione alternativa del significato di Museo: non un semplice archivio in cui limitarsi ad esibire il passato ma luogo interattivo, nel quale è possibile immaginare nuove forme di socialità insieme al visitatore.

Il Museo Laboratorio della Mente: l’allestimento di Studio Azzurro

L’attuale allestimento è stato realizzato nel 2008 da Studio Azzurro. La loro operazione è stata improntata ad uno scardinamento della concezione espositiva precedente per far emergere l’aspetto della trasmissione della memoria. Occorreva una metafora narrativa che guidasse la visita, rintracciata nell’espressione “Entrare fuori, uscire dentro”: un’espressione già usata da un paziente che ha ricoperto di graffiti un muro lungo 80 metri, andato perduto.

In occasione del riallestimento, gli artisti di Studio Azzurro hanno inserito nella parte finale del percorso un lungo muro trasparente ricoperto di graffiti che diventa al tempo stesso una vetrina e una barriera, un supporto di proiezione e la manifestazione tangibile di un limite spesso impossibile da valicare.

Il percorso espositivo prende avvio da un’opera del gruppo milanese che porta, appunto, il titolo Entrare fuori, uscire dentro: su un pannello viene proiettato il video di uomini e donne che si scontrano ripetutamente contro una superficie trasparente. Stanno cercando di entrare o di uscire? Da dove? Verso quale luogo? Quello che si propone al visitatore, quindi, è l’invito ad abbandonare il tradizionale modo di sentire ed esperire la realtà.
Il percorso espositivo si articola in ambienti ben distinti fra loro. Nella sezione intitolata Modi del sentire si indagano modalità alternative di appropriazione e fruizione dello spazio, di comunicazione e di percezione degli stimoli esterni da parte di chi è affetto da gravi patologie psichiche. Per azionare le installazioni presenti lungo il percorso è necessario emettere dei suoni diversi dal linguaggio parlato oppure compiere dei movimenti: è l’interattività la cifra caratteristica delle prime parti del percorso espositivo.

Si prosegue con Dimore del corpo in cui si cerca di far assumere al visitatore alcune posture tipiche dei pazienti degli ospedali psichiatrici allo scopo di azionare dei video nei quali viene raccontata l’esperienze di alcuni ex pazienti del Complesso. In Inventori di Mondi, che occupa una grande sala dominata dal lungo muro di graffiti di cui museo laboratorio della menteabbiamo già parlato, si assiste, invece, alla proiezione di brevi documentari circa le condizioni in cui hanno vissuto alcuni pazienti e su lungo le pareti sono visibili opere realizzate da alcuni di loro, particolarmente abili nella pittura. Nella sezione dal titolo L’istituzione chiusa, sono stati ricostruiti alcuni degli ambienti più importanti dell’ex ospedale psichiatrico: la fagotteria, dove i degenti lasciavano i propri effetti personali, lo studio medico, la farmacia e la camera di contenzione.

Ne La fabbrica del cambiamento si ripercorrono gli ultimi momenti di vita dell’ospedale grazie a dei brevi video e nell’ultima parete viene simbolicamente rappresentata la chiusura della struttura: un letto è stato attaccato alla parete insieme a strumenti di contenzione quali camicie di forza e strumenti medici quali il macchinario per l’elettroshock. L’ordine costituito si spezza, l’ospedale viene chiuso, si afferma un nuovo modo di considerare il paziente e le sue necessità.

 

Il Museo Laboratorio della Mente è stato insignito del “Marchio di Qualità” della Regione Lazio e ha ricevuto il Premio ICOM Italia nel 2010 quale “Museo dell’anno per l’innovazione e l’attrattività nei rapporti con il pubblico”.

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