Iniziamo a parlare di fotografia oggi su Zebrart, dedicando una serie di articoli a una forma d’arte molto amata dai bambini, con la bravissima Luna Cesari.

Conosciamo meglio Luna che ci guiderà attraverso percorsi, approfondimenti, tecniche legate al magico mondo della fotografia. Ci suggerirà inoltre tante attività da fare con i nostri bimbi a scuola o in famiglia, per guidarli alla scoperta della fotografia.

Ecco la sua intervista 😉

La fotografia spiegata ai bambini: ma come si fa?

la fotografia spiegata ai bambini

 

Zebrart sta mettendo in cantiere una nuova rubrica dedicata alla fotografia spiegata ai bambini,curata da una collega, da una professionista,da un’appassionata… Ci racconti chi è Luna Cesari?Siamo curiosi!

Ciao amici di Zebrart! Chi è Luna? Ma è una domanda da fare questa? Luna è una bambina nata negli anni ’80. Per almeno il primo decennio della sua vita è convinta di voler diventare una violinista dallo splendido vibrato ed una stilista a tempo perso. Disegna, scribacchia, canta, si esercita con arpeggi, scale e fotografa, fotografa tutto il tempo. Nel secondo decennio della sua vita spera di trovare il modo di guadagnarsi da vivere attraverso l’arte. Ecco, detto fra noi, sono ancora nel secondo decennio e sto cercando tutt’ora di capire come fare esattamente.

 

Studiando studiando sei giunta a noi… qual è stata la tua formazione e quali influenze hai maggiormente “subito” sul piano artistico?

La mia formazione è una formazione di stampo umanistico, una laurea triennale in Conservazione dei Beni Culturali ed una specializzazione in Storia dell’arte. Entrambi i percorsi si son conclusi con tesi dedicate a fenomeni culturali contemporanei. A questi studi ho sempre affiancato una piccola, personale, attività artistica legata soprattutto alla fotografia. Piccola poiché umile, cresciuta e maturata grazie a realtà culturali tenaci e spesso autofinanziate. L’artista che sento più vicino è Christian Boltanski. Adoro il suo nostalgico tentativo di mantenere vivo il ricordo, la memoria delle piccole cose. “Negli anni, molti artisti finiscono con l’assomigliare alle loro opere -afferma l’artista – Giacometti magro e affilato, Mondrian astratto, Picasso un dio greco. Io? Direi che ogni giorno che passa divento sempre più come una scatola di biscotti.” Ecco. Anche io mi sento una scatola piena di cianfrusaglie. Speriamo siano belle.

Non si smette mai di studiare e di imparare… Ci racconti qualche tua “esperienza sul campo”? 

Tra le mie esperienze più belle, di certo la mostra personale con l’artista Ilaria Gorgoni, a Cagliari, a cura di Efisio Carbone, Ines Richter e Stefano Raccis. Uno splendido palazzo antico, al centro della città, vecchi mobili, gentilmente prestati da un antiquario lì vicino, ad arredare lo spazio lasciato vuoto. E sulla pietra, in un accostamento sicuramente inedito, i quadri di Ilaria Gorgoni, di fortissimo impatto e le mie foto, in uno spazio distinto dal suo. Due linguaggi diversi che dialogavano ininterrottamente. Ho vissuto anni di intensa “attività espositiva”, dal Circolo degli Artisti di Roma, alle periferie bolognesi. Da qualche anno a questa parte ho dedicato più tempo al lato organizzativo degli eventi collaborando con vari festival di creazione contemporanea. Quando parlo di lato organizzativo, mi riferisco soprattutto al delicato campo dell’allestimento. Insomma…Non farò più ironia se entrando in una sala espositiva mi accorgerò che un quadro è appeso leggermente più in basso degli altri!

Da grande voglio fare… Quando hai capito che la fotografia sarebbe stata il tuo pane quotidiano?

Da bambina. Quando vivevo già quel senso di nostalgia che di solito attanaglia gli adulti che si girano a guardare le battute d’inizio della propria vita. E avevo bisogno di documentare, di legare con un filo di corda piccoli mucchi di immagini e di riporle via.

Arte e giovani generazioni: siamo tutti d’accordo in questa sede che l’arte va insegnata ai bambini per contribuire ad una crescita di cittadini migliori. Ma perché spiegare proprio l’arte della fotografia ai bambini? 

Chi era bambino negli anni ottanta aveva a disposizione relativamente poche scelte. Quella ventina di scatti, diligentemente selezionati, erano già un’assunzione di responsabilità poiché solo dopo avresti visto cosa avevi combinato e mamma e papà non amavano di certo sviluppare orizzonti controluce o gatti in movimento. Se in parte questa magia è andata persa, dall’altra, l’atto del fotografare è diventato quotidiano e sempre meno elitario. Imparare a leggere l’immagine è imparare a muoversi nel mondo. Un atto di difesa, il saper riconoscere cosa ci viene mostrato e come è stato ottenuto, ed è anche un atto critico. Concedere al bambino la possibilità di proporre un suo immaginario attraverso la fotografia non è solo un regalo a se stesso, ma è soprattutto un dono a noi adulti. Quindi è proprio ai grandi che dobbiamo parlare. Siamo noi a doverci convincere che tutto questo è importante. Che l’arte è necessaria, i bambini non lo dubitano di certo.

Visto che caratterino la nostra Luna? Ne leggerete delle belle… tutti in posa…. sorridete….. Cheeeeeeeeeese!