Inizia oggi la nostra rubrica di didattica museale… raccontata direttamente da chi la fa!

Oggi chiacchieriamo con Elena Bertelli del Centro Studi Dante Bighi a Copparo (FE).

Nel 1962, Dante Bighi, ormai trasferitosi a Milano, disegnò la sua residenza di Copparo come luogo di riposo del corpo e di attività dello spirito. Villa Bighi è stata chiusa al pubblico dal 1994, data della scomparsa dell’artista, fino al 2008. Il centro studi Dante Bighi, associazione APS, ha l’obiettivo dell’educazione culturale come progetto civico; si occupa di approfondire gli studi tesi alla riscoperta “storico-archivistica” dell’opera e della figura dell’eclettico grafico, disegnatore pubblicitario e artista Dante Bighi nel panorama culturale italiano dagli anni ‘60 agli anni ’90; di tutelare e valorizzare il suo lascito; realizza progetti culturali e promuove esperienze creative che sfruttano la molteplicità dei linguaggi delle arti.

Elena Bertelli è, con Maurizio Bonizzi, Massimo Davi, Diego Farina e David Pavani, socio fondatore del centro studi Dante Bighi e, da pochi mesi, ne è presidente. Laureata in storia dell’arte contemporanea, opera nel settore della comunicazione e dei social media, vive tra Ferrara e Copparo, ama i Beatles e ha un gatto di nome Paul.

didattica museale villa bighi elena bertelli

 

 

Quali sono, secondo voi, gli obiettivi principali della “didattica museale”?

Per didattica museale intendiamo l’insieme di attività e strumenti atti a rendere comprensibile a pubblici diversi il museo e la collezione che esso contiene. La didattica museale serve a rendere l’esperienza del visitatore completa, istruttiva e far sì che egli possa comprendere, ricordare e comunicare all’esterno ciò che ha visto. Un mix di obiettivi, quindi: informazione/formazione, coinvolgimento, divulgazione dell’esperienza verso l’esterno. Ma, la didattica, ha anche una funzione sociale: portare le persone a trascorrere del tempo insieme, imparando qualcosa che le accomuna in quanto luogo in cui affondano radici comuni.

 

Con quali fasce d’età lavorate?

Negli anni abbiamo dedicato laboratori didattici a bambini delle scuole materne ed elementari e ad adulti, sia svolti internamente con il dispiego delle nostre forze, sia affidati all’Associazione culturale “Senza Titolo” di Bologna. Abbiamo in programma per la prossima stagione iniziative dedicate agli allievi delle scuole elementari, alle famiglie e ai giovani under 30. Svolgiamo attività didattiche all’interno di Villa Bighi e all’esterno, nell’ambito di esposizioni di arte contemporanea che curiamo per conto del Comune di Copparo all’interno della Galleria Civica Alda Costa.

 

Qual è l’attività/laboratorio che vi siete divertiti di più a realizzare insieme ai ragazzi?

Per l’esperienza che abbiamo maturato, possiamo dire che le attività che danno più soddisfazione sono quelle in cui i più piccoli, dopo aver preso contatto con la Villa o con le opere d’arte esposte, sono chiamati a produrre degli elaborati artistici. Ci stupiscono sempre, realizzano sempre qualcosa di più grande, elaborato, bello…, rispetto a quanto ci saremmo aspettati. Un’altra attività recente che ci ha dato molta soddisfazione e che anche se promossa all’esterno del circuito scolastico ha avuto grande seguito, è stato il laboratorio “scheletri nascosti” legato a una mostra di fotografia, incentrato sulla scoperta della natura sottomarina.

didattica museale villa bighi

 

Qual è la cosa più strana che un bambino o un ragazzo ha detto/ha chiesto in merito ad un’opera esposta presso il vostro museo?

I bambini, spesso, sono molto più preparati di quanto non si creda, quando siamo noi a porre loro delle domande, rispondono in modo puntuale o, se danno risposte lontane dal cuore della questione, lo fanno aprendoci nuovi spunti di approccio alla materia. Quando visitano Villa Bighi, il loro interesse, e le loro domande sono quasi sempre rivolti alla figura di Dante Bighi, visto come un esploratore, un personaggio strano, che si rispecchia in tutti gli oggetti che li circondano durante la visita. Ci chiedono com’era e che lavoro faceva…e a quel punto gli spieghiamo che Bighi era un uomo della pubblicità facendo loro vedere i loghi e le campagne da lui create. Un’altra cosa interessante è che i bambini con cui abbiamo lavorato non concepiscono distintamente la collezione, rispetto alla casa che la ospita. È come se contenuto e contenitore si fondessero in un unicum e, in questo senso, possiamo dire che l’obiettivo di Dante Bighi, perseguito nell’intero arco della sua vita, di creare uno scrigno che raccontasse di lui attraverso forme e oggetti, è stato raggiunto.

 

Qual è la soddisfazione più grande che provate al termine di un’attività/laboratorio didattico?

Principalmente sono le manifestazioni di affetto e gratitudine, quelle che ti fanno capire di essere sulla strada giusta. Molti bimbi, al termine dell’incontro, già sulla porta, tornano indietro a dire ‘grazie’ e alcuni vogliono pure darti un bacio sulla guancia. Ci sono poi i genitori, che, dopo i laboratori, allucinati dalle continue chiacchiere dei bimbi, ci contattano su Facebook per dirci cose del tipo: “Ormai sappiamo tutto anche noi su Dante Bighi” oppure: “Deve essere stato proprio un gran personaggio, perché la bimba da qualche giorno non fa che parlare di lui”, e poi ci mandano le foto scattate durante gli incontri o a casa, mentre i bimbi mostrano fieri il manufatto che hanno realizzato insieme a noi.

 

Lavorando con le classi, avete notato quali sono i possibili punti forza e quali, invece, i difetti dell’insegnamento della storia dell’arte? 

Seppure la nostra offerta, nel 2014, prevedesse anche laboratori per gli allievi delle medie, nessuna classe ha aderito, quindi non abbiamo elementi per esprimere un giudizio in merito. Per il futuro una delle cose di cui ci assicureremo sarà che i professori non facciano lezioni preparatorie sulla visita… l’effetto sorpresa è importante per rendere unica l’esperienza. Dall’altra parte sarebbe bello che i ragazzi avessero già qualche base di storia dell’arte contemporanea.

 

Quali vantaggi offre ai bambini e ai ragazzi l’esperienza di laboratorio/attività presso un museo?

Per quanto riguarda Villa Bighi (che non è un museo canonico, ma una casa, che solo da pochi anni è visitabile e aperta al pubblico e quindi ancora poco conosciuta, anche dagli stessi cittadini di Copparo) sicuramente una visita con annesso laboratorio offre ai bambini diversi stimoli:

– conoscere una personalità e una raccolta di oggetti d’arte presenti nel proprio territorio e poterne diventare ‘ambasciatori’ presso le famiglie, la scuola, gli amici…

– essere incoraggiati a mettere in campo la propria creatività, partendo dall’osservazione di manufatti artistici insoliti, esposti all’interno della casa museo e cimentandosi nel tentativo di crearne di nuovi, partendo dal processo utilizzato da Dante Bighi: il riuso degli scarti della vita quotidiana

– imparare divertendosi, al di fuori dell’aula scolastica, in un contesto nuovo, dove anche il lavoro di gruppo con i compagni può portare a sviluppare nuove amicizie e consolidare rapporti esistenti

didattica museale bambini laboratorio

 

Non dimentichiamoci dei bambini un po’ cresciutelli… didattica museale e adulti: un connubio che funziona? A quali condizioni?

Abbiamo fatto un solo esperimento fino a oggi, che ha avuto una buona partecipazione e ha raccolto la soddisfazione degli iscritti. Il laboratorio era incentrato sulle forme della Villa (l’architettura è una delle caratteristiche di maggior interesse di Villa Bighi, che la rende unica nel suo genere) e sul design di interni. Servendoci di disegni di sezioni e piante della casa abbiamo lavorato sul suo riallestimento in termini di collezione ed elementi di arredo.

Ci sono certamente molti altri approcci possibili e stiamo lavorando per di inserire nuovi progetti didattici nella programmazione della prossima stagione. La cosa davvero importante e su cui ci stiamo concentrando è che la visita, anche e soprattutto per un pubblico adulto, dovrà trasformarsi in esperienza attiva, per spostare il pubblico da una posizione di mero uditore a un ruolo da attore, che partecipa al racconto del museo.

Sul fronte delle nuove tecnologie, a settembre 2014 abbiamo avviato la partnership con ArtGuru e oggi, grazie a questa start up londinese, chi entra a Villa Bighi può scaricare una app per iPhone che gli consentirà di approfondire la propria conoscenza delle opere esposte, puntando il proprio dispositivo sull’oggetto in questione. ArtGuru offre un testo descrittivo dell’opera, la possibilità di ascoltarlo in audio guida e di poter condividere l’immagine sui social network.

 

Pensate che ci siano altri orizzonti da esplorare in termini di didattica e formazione, ai quali un ente culturale può sopperire?

Abbiamo parlato all’inizio di funzione sociale della didattica nel museo. Il centro studi Dante Bighi, che era al fianco del Comune di Copparo durante il processo di riapertura al pubblico di Villa Bighi e che da 8 anni ne gestisce la collezione e la programmazione culturale, ha sempre cercato di muoversi tra conservazione e valorizzazione dei beni materiali presenti, da un lato, e di creare di un modello di gestione da esportare, dall’altro.

Mi spiego meglio: la gestione di Villa Bighi consiste nell’affidamento di questo bene storico artistico di proprietà pubblica (Comune di Copparo), tramite bando di gara a una realtà privata, portata a costituire un’associazione no profit –centro studi Dante Bighi- attiva all’interno del Museo. Si tratta di un esperimento che si è rivelato particolarmente proficuo, al punto da farci guadagnare, nel 2013, il premio per “la buona pratica quinquennale relativa alla valorizzazione culturale di Villa Bighi” alla Biennale dello spazio pubblico di Roma. Il nostro essere pionieri ci ha portati negli ultimi anni a lavorare, insieme a diverse amministrazioni, nel tentativo di esportare questo modello e, più in generale, con l’obiettivo di riattivare luoghi “dormienti”, come edifici o aree urbane abbandonate, anche coinvolgendo direttamente le comunità. Anche questa è per noi didattica, in senso lato, nella misura in cui alcune figure del centro studi Dante Bighi hanno virato professionalmente verso l’esportazione e l’insegnamento di nuovi modi di tornare a vivere il territorio, partendo proprio da quei luoghi simbolo in cui ognuno può ritrovare le proprie radici e ripensare il patrimonio culturale in chiave contemporanea, arrivando, in fine all’obiettivo ultimo di sviluppare nuovi business basati sul patrimonio culturale. Un esempio fresco fresco è l’iniziativa “Ro futuRO” che abbiamo attivato insieme al Comune di Ro Ferrarese per il rilancio culturale e turistico del territorio sulla sponda destra del fiume Po (sì, proprio dove è nato Vittorio Sgarbi).

Comments to: Te la do io, la didattica! #1

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