Halloween si avvicina e, pensando all’ orrorifico nell’arte, mi è venuto spontaneo il riferimento agli Young British Artists, un gruppo di visual artists i quali, nel 1988, iniziarono ad esporre insieme a Londra.

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La celebre scultura di Kate Moss in posizione yoga di Marc Quinn, esponente del gruppo.

Il nome del gruppo deriva dal denominatore comune degli esponenti: l’essere tutti nati attorno alla metà degli anni ’60; molti di loro si erano conosciuti proprio all’Accademia di Belle Arti presso il Goldsmith, a Londra.

Le prime esposizioni in gruppo, venivano organizzate di volta in volta da uno degli esponenti, generalmente utilizzando, come sala espositiva, i locali di fabbriche dismesse o magazzini industriali. La prima fu dunque Freeze, nel 1988, di Damien Hirst, uno degli esponenti più conosciuti del gruppo e riconosciuto come leader, insieme a Tracey Emin.

Oltre all’età anagrafica e all’essere british, questi artisti sono accomunati anche dalle tematiche di cui scelgono di occuparsi, dall’utilizzo di materiali di recupero o del tutto inusuali, dal senso di shock e spiazzamento che ricercano con il loro lavoro.

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Marc Quinn, Matter into light.

Il gruppo ebbe notevole successo negli anni ’90, soprattutto in ambiente britannico, favorendo il successo internazionale di molti di essi. Per il successo degli Young British Artist (chiamati anche YBA), ebbero un ruolo fondamentale esibizioni internazionali  come Brilliant! a Minneapolis nel 1995 e Sensation, svoltasi a Londra nel 1997.

Damien Hirst

Damien Hirst, capofila del gruppo degli YBA, è nato a Bristol il 7 giugno del 1965. Negli anni ’90 ha dominato la scena artistica britannica, portandola all’interesse internazionale.

Come prima abbiamo anticipato, le tematiche affrontate portano all’elaborazione di opere che inquietano, infastidiscono chi le osserva. Uno degli argomenti principali trattati da Hirst è la morte e, conseguentemente, la caducità della vita.

Damien Hirst, The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living, 1991
Damien Hirst, The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living, 1991

L’argomento viene da lui declinato in diverse forme come, ad esempio, la serie The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living (trad. L’impossibilità della Morte nella Mente di chi Vive) del 1991, che mostrava diversi animali imbalsamati e posti in enormi teche di vetro riempite con formaldeide e che è diventato il manifesto della sua poetica. O ancora con le sculture che riproducono teschi ricoperti di diamanti o scheletri dalle mani giunte in preghiera in attesa del giudizio.

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Damien Hirst, For the Love of God, 2007

For the love of God, del 2007, è un opera che consiste in un teschio umano fuso in platino e arricchito da 8.601 diamanti. Al centro della fronte spicca un grande diamante rosa a forma di goccia. I denti sono originali. L’opera, in vendita al prezzo di 100 milioni di dollari rappresenta il potenziale presso più alto mai pagato per un’opera di un artista vivente.

È interessante notare come le grandi domande esistenziali dell’uomo, continuino ad essere un fertile terreno per la creatività degli artisti. Senza dubbio Damien Hirst rappresenta un genere di arte contemporanea molto particolare e con un’indirizzo ben preciso: sconvolgere lo spettatore, farlo riflettere osservando le opere alla stregua di immagini da manuale di biologia.

Materiale per riflettere quindi, sapientemente orchestrato da Damien Hirst, tra ironia e orrore, bellezza e crudeltà e attraverso il quale l’artista riesce a stabilire una comunicazione immediata con lo spettatore.

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