Fino al 25 gennaio 2015 al Museo dell’Ara Pacis a Roma è in mostra Henri Cartier-Bresson, autore di fotografie che fanno ormai parte del nostro immaginario.

Cartier-Bresson foto

 

Cartier-Bresson: il percorso espositivo

Il percorso espositivo è diviso in numerose sezioni, ognuna delle quali documenta una particolare fase della vita e dell’attività professionale di Cartier-Bresson: in Prime Fotografie vengono documentate i primi anni di lavoro, i rapporti con gli autori americani a Parigi e il primo viaggio in Africa; Viaggi fotografici documenta le sue peregrinazioni tra Italia, Spagna, Polonia, Germania e Messico; L’impegno politico testimonia i suoi contatti con altri grandi maestri della fotografia quali Paul Strand e Robert Capa; in Le guerre si ripercorre la sua attività durante la guerra, prima come fotografo dell’esercito, poi come prigioniero e infine come membro della Resistenza; ne Il reporter vengono documentati i reportage in Cina e in India; con la sezione Il reporter professionista si ricorda che fu il primo fotogiornalista a entrare in Unione Sovietica subito dopo la morte di Stalin; seguono le sezioni La fotografia dopo la fotografia, che documenta scatti più contemplativi, e Ricognizioni.

Henri Cartier-Bresson ha avuto un’unica grande passione nella vita ma non è mai rimasto uguale a se stesso, cogliendo ogni occasione per rinnovare il proprio sguardo.

Cartier-Bresson foto

 

Cartier-Bresson foto e «istante decisivo»

Da giovane s’interessò alla pittura, in particolare a quella surrealista. Appena ventenne si rese conto delle enormi potenzialità espressive del mezzo fotografico: imbracciò una Leica (35 mm con lente 50 mm), un apparecchio molto piccolo e discreto, e cominciò a guardare il mondo attraverso il suo obiettivo. Documentò momenti storici importanti del secolo scorso: i funerali di Gandhi, la guerra civile spagnola, la seconda guerra mondiale e la Resistenza francese; grazie ai suoi numerosi viaggi ha fatto conoscere angoli di mondo lontani ai lettori delle storiche riviste per le quali ha lavorato, «Harper’s Bazaar» e «Vogue».

Cartier-Bresson è noto anche per la poetica dell’«istante decisivo»: non scattava molte foto dello stesso soggetto preferendo piuttosto aspettare il momento giusto, quello in cui “testa, occhi e cuore si trovano sullo stesso asse”, prelevando dal reale l’unico frammento ritenuto prezioso.

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