Nella mostra di Boccioni a Milano verranno esposte tante opere importanti: scopriamone insieme qualcuna e, soprattutto, portiamo i bambini con noi! Scaricate la scheda didattica gratuita su l’Antigrazioso, Boccioni per bambini non è mai stato così divertente 😀

Boccioni e la scultura futurista

testa casa luce scultura perduta di Boccioni
U. Boccioni, testa+casa+luce, 1911-12. Opera perduta.

Boccioni realizza tra il 1912 e il 1914 diverse sculture ma, ad oggi, ne restano soltanto quattro. L‘interesse per la scultura  nasce dopo un importante viaggio a Parigi, durante il quale osserva restandone molto colpito, dalle opere di Archipenko, Brancusi e Duchamp, tra loro molto diverse ma la cui visione gli suggerisce la necessità di adottare un innovativo punto di vista nella costruzione plastica. Nel Manifesto tecnico della scultura futurista (1912), Boccioni arriva a delle conclusioni molto importanti e dirompenti circa i soggetti da adottare, le soluzioni compositive e gli esiti ultimi della tecnica:

Solo una modernissima scelta di soggetti potrà portare alla scoperta di nuove idee plastiche;

Non vi può essere rinnovamento se non attraverso la scultura d’ambiente, perché con essa la plastica si svilupperà, prolungandosi nello spazio per modellarlo […]

La cosa che si crea non è che il ponte tra l’infinito plastico esteriore e l’infinito plastico interiore, quindi gli oggetti non finiscono mai e si intersecano con infinite combinazioni di simpatia e urti di avversione;

In un primo momento la scultura di Boccioni è polimaterica, nel Manifesto infatti afferma che è necessario:

Distruggere la nobiltà tutta letteraria e tradizionale del marmo e del bronzo. Negare l’esclusività di una materia per la intera costruzione di un insieme scultoreo. Affermare che anche 20 materie diverse possono concorrere in una sola opera allo scopo dell’emozione plastica. Ne enumeriamo alcune: vetro, legno, cartone, ferro, cemento, crine, cuoio, specchi, luce elettrica etc…

Inizia lavorando la creta, dedicandosi quindi ad una scultura per aggiunta e non “per levare” (come è ad esempio quella in marmo che, dopo molte ore di lavoro, consente di liberare dal peso della materia in eccesso il soggetto che l’artista ha in mente!). Successivamente utilizza quasi esclusivamente al gesso perché intende studiare il modo migliore per affrontare con un’ottica diversa e innovativa tematiche e soggetti già ampiamente utilizzati dagli artisti del passato. Uno di questi è il ritratto!

L’antigrazioso: Boccioni per bambini!

Con il titolo Antigrazioso si designano sia un’opera pittorica che un’opera scultorea, entrambe realizzate da Boccioni.

opera scultore l'antigrazioso di Boccioni
U. Boccioni, Antigrazioso, 1913.

L’opera scultorea rappresenta la madre dell’artista. Se la guardiamo attentamente noteremo che è molto diversa dai ritratti a cui siamo abituati: il volto della donna, infatti, sembra scomposto e quasi irriconoscibile. Le forme che compongono la scultura si spezzano e si ricompongono. L’opera ricorda molto un’altra scultura di Boccioni, ad oggi dispersa, dal titolo Testa+ casa+luce. In quest’ ultima, Boccioni adotta nuovamente il soggetto materno immaginando la donna, come avveniva già in Materia, affacciata al balcone. La balaustra della ringhiera, quindi, si compenetra con il braccio e le finestre delle case si incrociano sulla sua testa. Anche in Antigrazioso abbiamo la presenza di elementi architettonici sul capo della madre ma, in questo caso, risultano decisamente meno pronunciati.

L’opera pittorica che porta lo stesso titolo Antigrazioso, invece, è un ritratto molto particolare di Margherita Sarfatti. Protagonista della critica d’arte di quegli anni, la Sarfatti è una figura chiave del panorama culturale italiano e conobbe Boccioni intorno al 1909 a Milano.

l'antigrazioso dipinto di boccioni futurista
U. Boccioni, Antigrazioso, 1912-13. Olio su tela.

L’aggettivo “antigrazioso” non è riferito alla bellezza della protagonista, anzi: Margherita è ricordata dalle fonti come una donna di grande fascino e le fotografie del tempo lo testimoniano. Piuttosto, “antigrazioso” è riferito al genere del ritratto, e alla volontà dell’artista di raffigurare la donna senza ricorrere agli espedienti tradizionali. La protagonista, infatti, perde nel dipinto tutte le caratteristiche che di solito si attribuivano ad un soggetto femminile: delicatezza, grazia e dolcezza. Margherita Sarfatti è presentata quale emblema di “donna futurista”, donna moderna, volitiva, forte ed energica!

 

Scarica la scheda didattica in PDF gratuita e porta le matite colorate ! Cercate l’opera tutti insieme a palazzo Reale, i bambini potranno svolgere un’attività direttamente al museo 🙂

 

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