Raffaello Sanzio è uno degli artisti più noti della storia: le sue opere sono visitate ogni anno da centinaia di migliaia di appassionati e di curiosi da tutto il mondo, sono tantissimi i convegni, gli studi e i saggi scritti sulla sua vita, sulla tecnica che adoperava, sui temi che affrontava e sul suo rapporto con i committenti.

Il 2020 è l’anno in cui si celebra il cinquecentenario della sua morte… Quale occasione migliore per approfondire questa straordinaria personalità con i ragazzi e i bambini? Vi abbiamo preparato del materiale didattico da consultare gratuitamente per scoprire di più sulla figura di Raffaello Sanzio opere famose e sui rapporti con altri artisti come Perugino, Leonardo, Michelangelo… Basta cliccare sui link in grassetto!

Il Cinquecentenario di Raffaello Sanzio: vita e opere maggiori

raffaello autoritratto opere famose
Raffaello (attribuito a), Autoritratto, 1505 circa, Firenze, Galleria degli Uffizi. Credit: wikipedia commons public domain

Raffaello è nato a Urbino nel 1483. Il padre si chiamava Giovanni Santi ed era un pittore all’epoca ben noto presso alcune famose Corti italiane, pensate che era stato chiamato da Isabella d’Este a Mantova per eseguire dei ritratti! Al giorno d’oggi il suo nome non è conosciutissimo ma questo non ci sorprende: non è raro, infatti, che alcuni artisti abbiano meno fortuna di altri senza contare che avere Raffaello come figlio contribuisce non poco a vedere oscurata la propria fama 🙂

Il padre aveva probabilmente insegnato a Raffaello i rudimenti dell’arte pittorica ma la gran parte della sua formazione avviene a bottega dal Perugino, il cui vero nome era Pietro Vannucci.

Vasari, il biografo per eccellenza degli artisti, scriveva infatti:

Studiando Raffaello la maniera di Pietro, la imitò così appunto e in tutte le cose che i suoi ritratti non si conoscevano dagli originali del maestro

Raffaello, dunque, studia molto e si impegna tantissimo: si applica soprattutto nei cosiddetti modelli dal vero che consiste nel mettere in posa delle figure umane e studiarne le fattezze. Questo grande impegno, unito a un talento non comune, emerge con chiarezza nelle sue opere che secondo gli storici dell’arte sono caratterizzate da un grande naturalismo. Cosa significa?

Vediamolo con alcuni esempi!

Tra il 1503 e il 1504, Raffaello e Perugino realizzano due versioni de Lo sposalizio della Vergine. Da un confronto fra le due tavole emerge che il giovanissimo Raffaello dipinge personaggi con pose più naturali del suo maestro e anche guardando il ragazzo in basso a destra che spezza il bastone (secondo un’antica tradizione era un modo per augurare fortuna agli sposi) notiamo che questi mantiene una certa eleganza nonostante sia una posizione complessa dal punto di vista anatomico.

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Sinistra: Perugino, Lo sposalizio della Vergine, 1503-4, Caen, Musée des Beaux-Arts. Destra: Raffaello, Lo sposalizio della Vergine 1504, Milano, Pinacoteca di Brera.

Nelle opere di Raffaello tutto diventa leggiadro, arioso, straordinariamente delicato. Pensiamo anche ai colori che adopera, così caldi, avvolgenti come nel caso della Madonna del Cardellino del 1506. I gesti tenerissimi dei due bimbi, il piccolo Gesù e San Giovannino, e lo sguardo affettuoso della madre che li osserva nel gioco, trovano una corrispondenza nel paesaggio alle loro spalle, che si perde in lontananza rivelando l’assimilazione della lezione leonardesca.

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Raffaello Sanzio Madonna del Cardellino (Madonna con San Giovannino e il Bambino), 1506 circa. Firenze, Galleria degli Uffizi.

Ebbene sì: Raffaello ha studiato moltissimo anche le opere di Leonardo e di Michelangelo declinando la loro lezione in modo equilibrato e armonico, usando quella che Vasari definisce «grazia». 

Trattare dell’influenza che Leonardo e Michelangelo hanno avuto su Raffaello non è certamente cosa da poco, moltissimi storici dell’arte hanno dibattuto su questo tema scrivendo fiumi e fiumi di parole. Per semplificare possiamo dire che per ogni artista il confronto con la tradizione e con il passato è senza dubbio importantissimo. A bottega gli artisti imparavano a padroneggiare al meglio la tecnica anche copiando i grandi maestri e, lentamente, sviluppavano uno stile personale, fino a ricevere le prime commissioni.

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Raffaello, Sacra famiglia con i Santi Elisabetta e Giovannino (Sacra FAmiglia Canigiani), 1507-8, Monaco, Alte Pinakothek, credit: wikipedia commons

È normale che gli artisti siano influenzati da altri e non dobbiamo interpretare questo fenomeno come una banale “imitazione”. Raffaello non “copia” Leonardo né Michelangelo, ma li ha studiati approfonditamente e ha fatto proprie alcune caratteristiche.

Vediamo per esempio la Sacra Famiglia con i Santi Elisabetta e Giovannino, nota anche come Sacra Famiglia Canigiani, del 1507-8: la composizione dell’opera è molto articolata perché ci sono diversi personaggi intenti a compiere azioni diverse e che intrattengono relazioni reciproche. Raffaello affronta quest’opera mettendo in campo tutta la sua conoscenza delle opere di Michelangelo. I corpi sono monumentali, imponenti, sembra davvero che abbiano un peso specifico e occupano lo spazio della tavola con prorompenza.

Secondo i critici, infatti, il riferimento per eccellenza di quest’opera è il Tondo Doni di Michelangelo.

 

Raffaello Sanzio per bambini e ragazzi: opere d’arte famose

Verso la fine del 1508, Raffaello viene chiamato a Roma da Papa Giulio II della Rovere su segnalazione di Donato Bramante, pittore e architetto, suo concittadino. L’impresa a cui prende parte è una delle più famose della storia dell’arte occidentale e riguarda gli appartamenti del Papa, dove lavoravano già altri artisti come Baldassarre Peruzzi, il Sodoma, il Bramantino e il suo maestro Perugino. Vediamo nel dettaglio Raffaello e le stanze vaticane: la prima stanza a essere decorata è quella della Segnatura: il papa, estasiato dalla bravura del giovane pittore decide di licenziare gli altri e gli affida tutto il resto del lavoro. In questa prima stanza, forse la più famosa del ciclo, Raffaello dipinge la Disputa del Sacramento dove affronta la questione relativa alla Chiesa Trionfante e alla Chiesa Militante, e poi La scuola di Atene, in cui vengono rappresentati filosofi e saggi dell’antichità.

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Raffaello, La scuola di Atene, 1509-11. Roma, Palazzi Vaticani, Stanza della Segnatura.

La stanza successiva è chiamata Stanza di Eliodoro e aveva la funzione di camera delle udienze, il nome deriva dall’affresco principale raffigurante la Cacciata di Eliodoro dal Tempio e, sulla parete contigua, dipinge anche la Liberazione di San Pietro dal carcere.

L’ultima viene eseguita sotto il pontificato di Leone X e i due affreschi principali rappresentano l’Incontro di Attila e Leone Magno e l’Incendio di Borgo. 

La maturità artistica: Raffaello e le ultime opere

Gli anni trascorsi a Roma sono per Raffaello l’occasione per maturare uno stile inconfondibile che possiamo rintracciare, ad esempio, nella Madonna Sistina, dipinta per i monaci di San Sisto a Piacenza tra il 1513 e il 1514. In quest’opera vediamo dispiegato tutto il naturalismo tipico della sua pittura matura: la posa della Vergine, che discende dalle nuvole accompagnata da una brezza che sposta il velo, è accompagnata dal Bambino e accolta da Santa Barbara e San Sisto, che intercedono per lo spettatore.

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Raffaello, Trasfigurazione di Cristo, 1518-20, Roma, Pinacoteca Vaticana. Credit: wikipedia commons via Artist Hideout.

Tra il 1518-20 realizza la Trasfigurazione di Cristo, una tavola alta più di 4 metri conservata presso la Pinacoteca Vaticana, in cui troviamo un’inedita tensione drammatica, esasperata dal chiaroscuro e dall’uso di una tavolozza meno calda ma molto brillante. All’espressione concitata dei sentimenti della parte bassa della tavola, popolata da uomini, si contrappone la serafica immortalità del Cristo che sale al cielo, in un trionfo di luce. Una grande lezione per tutti gli artisti posteriori che guarderanno agli ultimi anni di Raffaello con grande attenzione!

Infine, una delle ultime opere che l’artista ha realizzato, è La Fornarina conservata a Palazzo Barberini (Roma). La bellezza senza tempo della giovane Margherita ci ricorda, 500 anni dopo, tutta la potenza comunicativa della pittura di Raffaello, capace di dipingere con grazia e leggerezza ma al tempo stesso con trasporto quella che probabilmente era la donna da lui amata.

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Raffaello Sanzio, La Fornarina, 1520 circa, Palazzo Barberini, olio su tavola. Credit: wikimedia commons public domain

Raffaello morì quello stesso anno (1520) a soli 37 anni, secondo Vasari a seguito di un salasso praticatogli dopo un malore. Raffaello è sepolto nel Pantheon e la sua tomba reca questo epitaffio composto dal poeta e amico Tebaldeo:

Qui c’è il famoso Raffaello, dal quale, mentre era in vita, la Grande Madre Natura temette di essere vinta, e quando morì di morire con lui.

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