Fotografia, fotografia, fotografia. Chi non ne sente parlare ormai?  Uno strumento ottico, agli albori così misterioso, ha conquistato con la sua versatilità un pubblico sempre più ampio. Perché far conoscere ai bambini la fotografia? E come rendere questo incontro indimenticabile? Noi abbiamo un’idea! Con un autoritratto!

Fotografia per bambini: perché far conoscere l’arte della fotografia?

Il delizioso film di Jean Pierre-Jeunet, “Il favoloso mondo di Amelie”, inizia proprio così: alla piccola protagonista viene regalata una macchina fotografica. La bambina scatta ossessivamente, punta il cielo con la sua piccola Kodak ed immortala nuvole dalle forme più disparate. Conigli, orsetti. Poco importa che quei cieli esistano davvero o solo nel suo sguardo di bimba. L’idea di avere tra le mani un oggetto “magico” che afferra la realtà e la trasforma in un oggetto concreto, basta a rendere l’esperienza del fotografare un’ esperienza memorabile ed unica.  Ecco che un gesto piccolissimo, insignificante, un indice che preme un piccolo pulsante, confeziona il più bello dei regali: la materializzazione di un istante. “Nella favola della fotografia- non a caso troviamo la parola favola – la scatola magica assicura veracità ed esclude l’errore, compensa l’inesperienza e premia l’innocenza” afferma la scrittrice statunitense Susan Sontag sottolineando uno degli aspetti più affascinanti del mezzo fotografico, la sua fruibilità. L’esperienza fotografica può coinvolgere tutti e la poca dimestichezza con il mezzo non ne impedisce, comunque, il pieno godimento. Oggi come non mai, educare alla fotografia è educare alla vita. Non vi è, difatti, un solo giorno della nostra esistenza che non sia costellato di immagini fotografiche. Conoscere la fotografia è appropriarsi di maggiore consapevolezza, è imparare a guardare ed imparare a guardarsi.

Ecco come spiegare la fotografia ai bambini

L’autoritratto fotografico

Il primo autoritratto 1839 Robert CorneliusCosì sfacciatamente veritiera, definita “la matita della natura”  da Fox Talbot,  fin dalla sua nascita, la fotografia appare come un’antagonista dell’arte tradizionale, un’aiutante comoda e scomoda allo stesso tempo. Così potente da cogliere dettagli invisibili perfino all’occhio umano, una “sleale” concorrente di carta e matita, ma anche un’alleata nell’arte del disegno e della composizione, nonché un’insostituibile guardiana dei tempi con la sua capacità di documentare qualsiasi evento. Non è difficile immaginare come la fotografia si sia subito ben sposata con l’esigenza atavica dell’uomo di rappresentarsi. Conoscersi, immaginarsi, traslarsi in altro; con l’avvento della fotografia, finalmente, vedersi. Il primo autoritratto fotografico risale al 1839 e  l’autore, Robert Cornelius, definì quel piccolo miracolo “il primo dipinto di luce mai ripreso”. Dedicheremo ampio spazio alla tematica dell’autoritratto in uno dei prossimi articoli, ma nel frattempo, può essere di riferimento il lavoro di artisti come Man Ray, Andy Warhol, Luigi Ontani, Francesca Woodman e, con un’accezione decisamente ludica, può essere affrontato il percorso artistico di Cindy Sherman, grande trasformista, maestra dell’arte del travestimento, portavoce di una riflessione basata unicamente sull’autorappresentazione.

Come fare un autoritratto fotografico con i bambini.

La magia dell’autoritratto è insita nel suo essere, per l’appunto, frutto di un’azione autonoma. Quindi dobbiamo innanzi tutto mettere il bambino in condizione di potersi scattare una foto. A seconda dell’età del bambino potremmo aiutarlo a posizionare la macchina fotografica di fronte a lui e poi, in assenza di un timer o un telecomandino, premere il bottoncino per lo scatto al posto suo. Consigliamo l’utilizzo di una macchina fotografica, come oggetto autonomo, separato dall’apparecchio telefonico per mantenere viva la fascinazione verso la macchina e far comprendere che non si tratta di un semplice accessorio. Potrebbe essere divertente utilizzare una macchina usa e getta, leggera e facilmente maneggiabile. I più piccoli potranno sperimentare, tramite l’espressione del proprio volto, degli specifici stati d’animo, prima concordati con l’insegnante. Per i più grandi suggeriamo di affiancare all’esperienza dell’autoritratto fotografico in classe, il lavoro di artisti di riferimento. Artisti come Van Gogh  e Frida Kahlo sono particolarmente significativi per quanto riguarda la pratica del ritrarsi; traslare la loro pratica su un piano fotografico è un’attività ricreativa e formativa al tempo stesso.Una buona idea è quella di far travestire i bambini, sulla scia della già citata Cindy Sherman, e di permettere loro di scegliere quale personaggio interpretare con la creazione di semplici maschere e l’utilizzo di qualche accessorio.

Le foto digitali possono essere mostrate al computer, tuttavia consigliamo di stampare le immagini e regalare al bambino anche il piacere tattile della fotografia, sempre più raro da incontrare.

Allora? Pronti? Non sento ancora scattare!