Expo e padiglioni nazionali: di cosa stiamo parlando? Quando sono nati? Scopriamo insieme una parte fondamentale delle Esposizioni Universali in vista dell’Expo di Milano 2015 “Nutrire il pianeta. Energia per la vita“.

Le Esposizioni Universali hanno una storia affascinante (vi siete persi l’articolo sulla storia delle Esposizioni? Niente paura!): la prima edizione risale alla metà dell’Ottocento. Ogni appuntamento prevede la partecipazione di moltissimi paesi da tutto il mondo. L’afflusso di visitatori è stato incredibile fin dalla prima edizione, ma negli ultimi anni è notevolmente cresciuto: l’edizione di Hannover nel 2000 ha registrato 19 milioni di visitatori, Aichi nel 2005 22 milioni e Shanghai 2010 più di 70 milioni.

La prima Expo: il Crystal Palace

La prima esposizione è la Great Exhibition del 1851, tenutasi a Londra. In occasione di questo evento venne costruito il Crystal Palace, che potremmo definire il primo padiglione della storia delle Esposizioni. Costruito su progetto di Joseph Paxton interamente in ferro e vetro, colpì molto l’opinione pubblica del tempo. Il concorso bandito poco tempo prima infatti, aveva visto la partecipazione di centinaia di architetti, ma i progetti furono tutti respinti perché prevedevano costi elevatissimi e tempi di costruzione troppo lunghi. Paxton, costruttore di serre, ebbe un’idea geniale: l’uso di elementi prefabbricati che avrebbe permesso la costruzione del padiglione in soli quattro mesi. Il Crystal Palace andò distrutto a causa di un incendio nel 1936.

expo padiglioni nazionali
J. Paxton, Crystal Palace, versione originale della costruzione.

Expo padiglioni nazionali: quando nascono

È con l’Esposizione parigina del 1867 che si inizia a definire il passaggio dalla struttura a edificio unico a quella a padiglioni. In quest’edizione, infatti, il Palazzo dell’Esposizione (una sorta di anfiteatro coperto) accoglieva tutti i settori espositivi mentre all’esterno un ampio parco, progettato da Alphand e percorso da vialetti, era costellato di piccoli edifici annessi che esemplificavano tipi architettonici derivanti da aree geografiche molto lontane. Nel 1873 a Vienna si registra il definitivo passaggio ai padiglioni, ognuno corrispondente ad un paese, collocati nel giardino situato di fronte il Palazzo dell’Industria, dando in tal modo una maggiore attenzione alle differenze nazionali.

Ognuno di questi padiglioni ha di solito caratteristiche diverse e, nel corso delle innumerevoli edizioni delle Esposizioni, ci si è serviti molto spesso di contaminazioni stilistiche, revival, copie e ricostruzioni storiche: alcuni prevedono l’utilizzo di tecniche e/o materiali all’avanguardia nel generale clima di esaltazione del progresso tecnologico, in quella che viene sovente chiamata «architettura degli ingegneri»; altri ricreano nel modo più fedele possibile veri e propri scorci esotici, a volte esponendo anche esseri umani provenienti da regioni remote come se fossero oggetti, per potenziare la sensazione di realismo. Possiamo notare una certa differenza tra questo modo di progettare e costruire i padiglioni e quello che, invece, verrà applicato nei decenni successivi:

se prima l’intenzione era quella di dare l’illusione al cittadino “occidentale” di compiere un viaggio in località esotiche, lontane e affascinanti senza costringerlo a tutte le problematiche legate ad una reale partenza, col passare degli anni i padiglioni delle Esposizioni acquisiscono una loro fisionomia e una propria identità.

Gli architetti elaborano di volta in volta strategie specifiche per una sempre più efficace presentazione delle opere o dei prodotti esposti: il fine non è più suscitare meraviglia ma progettare un ambiente multifunzionale e improntato alla massima razionalità.

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A. Aalto, Interno del padiglione finlandese all’Expo del 1939 a New York

Possiamo a tal proposito ricordare il padiglione finlandese per l’Esposizione di New York del 1939 progettato da Alvar Aalto, in cui l’architetto inserì una grande parete ondulata che divideva in diagonale lo spazio interno determinando una netta separazione fra l’ambiente destinato al servizio di ristorazione e quello deputato all’esposizione vera e propria. Questa parete centrale ondulata, progettata come supporto per immagini fotografiche, s’imponeva per la sua massa e diventava un fatto plastico così pregnante da impegnare la percezione dello spazio interno. Aalto ribalta la concezione stessa del supporto, sostituendo ad un elemento spesso anonimo un elemento dalla conformazione specifica, già portatore di per sé di un significato: in questo caso un emblema dell’orografia e del materiale tipico della Finlandia, il legno.

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