Il legame tra Viterbo e il Medioevo è ancora oggi estremamente evidente. La città è meta perfetta per una passeggiata all’insegna della bellezza e della storia: ecco a voi dieci piccole curiosità da conoscere prima di visitarla!

1) Il più antico nucleo abitativo si identifica con il cosiddetto Castrum Viterbii, dove oggi si trova il Colle del Duomo.
Le prime attestazioni storiche si registrano intorno al secolo VIII, quando il re Desiderio vi giunse in vista del famoso attacco a Roma che decise di non compiere.

colle del duomo viterbo medioevo

2) Il momento di maggiore espansione della città si è verificato intorno al X secolo quando dall’insediamento più antico si aggiungono Borgolungo (l’odierno quartiere di San Pellegrino), il borgo di Sonza e quello di San Pietro all’Olmo (oggi vi sorge piazza Fontana Grande).

3) Le mura cittadine hanno visto diverse fasi costruttive. La più antica risale al 1095!

4) Dopo il 1172, data della distruzione della vicina Ferento, nei documenti ufficiali la città non viene più indicata come Castrum ma Civitas, cambiamento che corrisponde alla costruzione di nuovi rioni (San Faustino, Pianoscarano e San Marco) e rivela anche l’acquisizione di maggior prestigio politico.

teatro romano ferento viterbo medioevo

Teatro romano di Ferento. Per questa foto ringraziamo l’autore Claudius Ziehr (link //commons.wikimedia.org/wiki/File:(Claudius_Ziehr)_Ferento_01.jpg)

5) Il XIII secolo rappresenta uno dei momenti di massima ricchezza della città. Viterbo, infatti, era posta lungo la via Francigena e questo agevolò gli scambi economici e comportò un significativo incremento della prosperità economica. L’aumentata ricchezza portò i viterbesi a costruire un nuovo tratto di mura, per proteggersi dagli attacchi delle città limitrofe.

6) Viterbo viene definita “Città dei Papi” perché durante il XIII secolo fu sede pontificia dal 1257, quando Alessandro IV decise di trasferire qui la curia papale, fino al 1281, quando Martino IV la riportò nell’Urbe. Un conclave degno di nota e destinato a cambiare la storia ebbe luogo proprio a Viterbo: dopo la morte di Clemente IV nel 1268, la città fu sede dell’elezione papale che si protrasse fino al 1271. I 19 cardinali, infatti, non riuscivano a eleggere un nuovo pontefice e dopo svariati mesi di tergiversazioni i viterbesi chiusero letteralmente a chiave (cum clave) i cardinali, mettendoli a pane e acqua e scoperchiando il tetto! Durante il Concilio di Lione del 1274 fu decretata obbligatoria la clausura durante l’elezione del pontefice per evitare corruzioni e influenze esterne.

7) Nel quartiere di San Pellegrino sono ancora visibili e perfettamente conservate molte case dotate di profferlo, una caratteristica tipica dell’edilizia civile medievale viterbese. Il profferlo consiste in una scala esterna che corre lungo la facciata dell’edificio; il piano sottostante era solitamente caratterizzato dalla presenza di un arco e vi si trovavano botteghe, cantine o stalle, il piano superiore, invece, era adibito a residenza.

viterbo medioevo profferlo e san pellegrino

A sinistra un esempio di profferlo; a destra la piazza di San Pellegrino, quartiere medievale. Queste due immagini sono state tratte dal sito francigenalazio.it che ringraziamo sentitamente.

8) Viterbo si estende anche… sottoterra! Sono molto caratteristiche le gallerie sotterranee scavate nel tufo che collegano molti edifici del centro storico. Durante la seconda Guerra mondiale vennero riutilizzate dai cittadini come rifugio durante i bombardamenti.

9) I viterbesi sono molto devoti a Rosa da Viterbo, la cui storia affonda le radici nel Medioevo. Terziaria francescana nata nel 1233, Rosa predicò contro i catari e nella lotta tra Guelfi e Ghibellini si schierò fieramente con il Papa. Fu costretta all’esilio e dopo la sua morte, avvenuta quando la giovane donna aveva tra i 18 e i 20 anni, il corpo fu seppellito direttamente a contatto con la terra. Il 4 settembre del 1258 il corpo fu ritrovato perfettamente integro e venne traslato dalla chiesa di Santa Maria in Poggio al monastero di San Damiano. In ricordo di questo episodio, i viterbesi celebrano Rosa ancora oggi attraverso una festa molto sentita da tutta la popolazione e che vede l’impiego della cosiddetta macchina di Santa Rosa. Essa ha la forma di un campanile e raggiunge un’altezza di 28 metri. La macchina viene rinnovata su concorso ogni cinque anni e viene trasportata in processione da cento Facchini. Nel 2013 la festività in onore della beata Rosa è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

10) Riconoscete questi versi?

Tacendo divenimmo la ‘ve spiccia

fuor della selva un picciol fiumicello,

lo cui rossore ancor mi raccapriccia.

Quale del Bullicame esce ruscello

che parton poi tra lor le peccatrici,

tal per la rena giù sen giva quello.

Lo fondo suo ed ambi le pendici

fatt’era ‘n pietra, e margini dallato.

Ebbene sì, si tratta del sommo Dante (Inferno – canto XIV, vv. 76-84)! La sorgente termale del Bullicame è documentata fin dal Medioevo e in alcuni itinerari, per esempio quello di Sigerico, era considerata una tappa importante.