Come si racconta un’emozione quando le parole non bastano? Si possono usare forme, colori, materiali, sbirciare dagli artisti famosi e farsi aiutare dagli amici. Questi gli ingredienti del laboratorio che ora vi racconto.

Emozioni da toccare: cosa proviamo imparando?

Ogni attività didattica è un incontro tra i ragazzi e un sapere che noi dobbiamo rendere gradevole, importante e significativo. La cultura deve diventare un amico che si ha voglia d’incontrare spesso. Il lavoro di chi deve veicolare questo incontro è quindi molto complesso e deve tener conto di molteplici fattori tra cui la sfera delle emozioni, dei sentimenti e l’intelligenza emotiva che di essi si occupa.

È ovviamente fondamentale avere occhi e orecchie aperte per cogliere tutti i feedback che i ragazzi ci inviano, ma quando con un gruppo si lavora per lungo tempo è fondamentale conoscersi, capirsi, arrivare anche a quei non detti che spesso aprono strade inaspettate.

action painting per esprimere emozioni

 

Gioia, Rabbia, Emozione, Paura… i bambini della scuola primaria li raccontano così

Dopo un lungo confronto il foglio era stato diviso in quattro parti e si erano individuate alcune emozioni che tutti avevano provato a scuola: Gioia, Rabbia, Emozione e Paura.

Spiegare un’emozione è complicato, le parole sono approssimative e spesso non bastano per esprimersi quindi i ragazzi hanno suggerito di utilizzare lo strumento grafico, facendo attenzione però a non confondere fatti ed emozioni.

Se disegno il mio litigio con Manuel sto raccontando un fatto non un’emozione, l’emozione è qualcos’altro” ci spiega Francesco “Quando mi arrabbio divento rosso e anche un po’ nero… mi si vedono i fulmini dalle orecchie, ogni volta che mi arrabbio

Ovviamente non potevamo che essere tutti concordi così ogni bambino ha chiuso gli occhi e ha provato a visualizzare quali forme e colori avevano queste emozioni dentro di sé per poi riportarli sul foglio.

Le emozioni, si sa, sono più apprezzabili se sono condivise, se vengono raccontate e vissute insieme agli amici. Ecco allora che si è pensato di creare un unico grande quadro per ognuna di esse che potesse servire per avviare un dialogo anche con le altre classi e i genitori.

La classe si è divisa in quattro gruppi di lavoro e ad ogni gruppo è stata assegnata un’emozione.

Kandinsky, primo acquerello che ricorda gli scarabocchi infantili

Come sempre però ecco la paura del foglio bianco… come fare per esprimere quello che sentiamo? Che forma dargli? Questa volta si è pensato di volgere lo sguardo a grandi artisti e la ricerca online ha fatto comparire sulla LIM  i quadri di Mondrian, di Kandinskij, di Munch…

Ogni quadro ha suggerito una discussione su quali emozioni suscitava e su quanto fosse comunicativo.

 

L’emozione si sente… il quadro diventa un’esperienza tattile

Sembrava che tutto fosse pronto per concludere l’esperienza, ogni gruppo aveva il suo foglio, la sua idea e i disegni dei compagni che avrebbero usato per colorare la loro immagine con la tecnica del collage, ma poco prima di partire Matilde interviene: “Ma le emozioni si sentono, non sono tutte lisce, leggere… la paura è ruvida, la rabbia pesante…”

Come spesso accade quando pensi di aver raggiunto un buon risultato i ragazzi riescono a renderlo ancora migliore portando alla luce aspetti a cui tu non avevi pensato. Si è pensatp quindi di rendere il quadro un’esperienza tattile e il giorno successivo ogni gruppo ha portato dei materiali che considerava idonei al proprio sentimento. I materiali sono stati incollati su di un bristol per creare la base del quadro in modo da realizzare l’esperienza tattile di quel che si stava raccontando poi sopra vi si è incollato il foglio con l’immagine disegnata, si è fatto asciugare il tutto ed infine si è concluso il quadro con il collage dei primi disegni creati. Il lavoro è terminato spennellando tutto con due mani di colla vinilica così che i copagni di scuola e i genitori, toccando i quadri, non corressero il rischio di rovinarli

collage con la carta

Ciò che creo parla di me: Il lavoro scolastico diventa motivo di riflessione anche in famiglia

L’ eterogeneità delle creazioni e l’esperienza multisensoriale prodotta dal quadro sono stati l’incipit per iniziare una discussione con i genitori, mentre attendevano la consegna delle pagelle del primo quadrimestre gli è stato chiesto di osservarli e di discuterne con i propri figli raccogliendo i loro commenti.

Ritengo fondamentale che vi sia quanto più possibile un filo diretto tra gli enti educativi che accompagnano la vita del ragazzo poiché più si crea rete e si condividono le esperienze che il ragazzo vive più ciò che gli si propone diventa fondamentale e significativo per la sua crescita.

Il fine principale del lavoro, infatti, era creare un’opportunità di discussione, una scusa che i ragazzi potevano utilizzare per dirsi e dire a noi grandi come si sentivano a scuola ma anche a casa, in palestra, in qualsiasi situazione della loro vita perché quando si apre la porta alle emozioni ciò che può entrare spesso è inaspettato.

E voi che mi dite? Che forma hanno le vostre emozioni?