Che ne dite di tornare in Sardegna? Oggi, grazie alla nostra rubrica “Te la do io la didattica!”, vi portiamo alla scoperta del bellissimo Museo Archeologico Nazionale “G.A. Sanna” (SS)!

Il Museo Archeologico Nazionale “G.A. Sanna” è un organismo polivalente inaugurato nel 1931 in seguito alla donazione del Senatore sassarese Giovanni Antonio Sanna. Da allora la collezione ha continuato a crescere grazie a nuove prestigiose donazioni e all’istituzione della Soprintendenza Archeologica del territorio.
Le sale espongono una ricca collezione di importanti reperti e il visitatore, attraverso un percorso cronologico, può ripercorrere la storia della Sardegna antica dal paleolitico al medioevo. Una vasta selezione di gioielli, mobili, tessuti e abiti tradizionali è ammirabile nella sezione etnografica, mentre un’ala della struttura è dedicata ad accogliere le mostre temporanee.

Oggi abbiamo il piacere di conoscere Antonio Cosseddu, Elisa Cattari e Pina Corraine, che hanno una comune formazione archeologica di base e dopo aver perfezionato le proprie competenze con diverse esperienze formative e lavorative si sono ritrovati insieme al #MuseoSanna. Da qualche anno, in qualità di assistenti museali, danno il massimo per promuovere e valorizzare il patrimonio del Museo e, più in generale, della Sardegna.

museo sanna laboratorio di archeologia sperimentale

Laboratorio di Archeologia Sperimentale con Daniela Mastino.

Quali sono, secondo voi, gli obiettivi principali della “didattica museale”?

La didattica ci aiuta a creare una nuova strada nel rapporto tra reperti esposti e visitatori: è l’occasione migliore per abbattere con vigore l’immagine di austerità che l’istituzione museale si è tirata dietro per anni, attraverso l’allestimento di un ambiente in cui il gioco è accettato e auspicato. L’obiettivo della didattica è la comunicazione, la circolarità, la libera creazione di esperienze capaci di generare significato per tutte le parti coinvolte.

 

Con quali fasce d’età lavorate?

Lavoriamo prevalentemente con bambini di 7-13 anni. Non mancano esperienze sia con i più piccoli che, soprattutto, con ragazzi delle scuole medie superiori, spesso coinvolti anche nella programmazione.

 

Qual è l’attività/laboratorio che vi siete divertiti di più a realizzare insieme ai ragazzi?

Difficile scegliere, ogni progetto ci ha regalato grandi soddisfazioni: quando un bambino sorridente ci svela «Io pensavo che il museo fosse un posto noioso», ci sentiamo realizzati.

Dovendo fare alcuni esempi possiamo citare le esperienze di scavo simulato, in cui i bambini si trasformano in archeologi. Il loro naturale desiderio di sporcarsi le mani si accompagna alla responsabilità del ruolo che rivestono: trovare i reperti rispettando il metodo corretto dà molte più soddisfazioni! Non possiamo dimenticare le attività di storytelling partecipativo: i bambini danno vita a storie che li vedono protagonisti insieme ai reperti del museo in un perfetto mix di apprendimento e fantasia.

 

Qual è la cosa più strana che un bambino o un ragazzo ha detto/ha chiesto in merito ad un’opera esposta presso il museo?

Alcuni reperti destano molta curiosità nei visitatori, soprattutto nei più piccoli. Una vetrina della sala dedicata alle sepolture preistoriche ospita un cranio della prima età del bronzo (circa 4000 anni fa) con un gran bel foro, forse connesso ad antiche pratiche curative: ma per i bambini è più probabile che “gli abbiano sparato” o “gli sia caduto qualcosa in testa”. Oppure, guardando il rilievo di un uomo capovolto stilizzato in una statua-menhir, hanno pensato che si trattasse di una forchetta o di un polpo. E una volta spiegato cosa sia in realtà ci hanno detto «Allora è colpa vostra che avete messo il menhir al contrario!».

laboratorio musicale al museo archeologico sanna

Laboratorio di Ritmi Africani con Bateras Beat.

Qual è la soddisfazione più grande che provate al termine di un’attività/laboratorio/ didattico?

A parte i commenti positivi, che ci rivelano in modo chiaro il loro apprezzamento, la soddisfazione più grande è vedere il coinvolgimento nei loro volti e nei loro gesti mentre partecipano alle attività. Quando il museo diventa un posto in cui potersi divertire, scoprendo insieme agli amici nuove cose, è per noi il premio più grande.

 

Lavorando con le classi avete notato quali sono i possibili punti di forza e quali, invece, i difetti dell’insegnamento della storia dell’arte? 

La materia in questi anni soffre, purtroppo, di una scarsa considerazione e perciò è ancora più importante il ruolo giocato dal museo nel processo di apprendimento e formazione dei bambini/ragazzi. Le collezioni, sia archeologiche che etnografiche, sono fortemente connesse al territorio e i ragazzi apprezzano il collegamento identitario che si crea con la storia della Sardegna. Scoprendo i loro antenati conoscono meglio loro stessi ma al contempo si aprono al nuovo: tra le vetrine s’incontrano infatti elementi culturali importanti da altri popoli e solo in seguito diventati “nostri”. La storia dell’arte è fondamentale per imparare che la cultura non è un blocco monolitico ma qualcosa che muta costantemente: aiuta ad accettare le diversità, eliminando rigide barriere che ostacolano il confronto e la conoscenza. Una proposta particolare ci è stata fatta da una classe di un istituto tecnico che non ha tra le sue materie la storia dell’arte: la professoressa di diritto ci aveva chiesto di organizzare al museo una lezione sulla legislazione dei beni culturali, che fornisse ai ragazzi anche un’infarinatura sulla materia. Abbiamo accettato la sfida con piacere, tentando un approccio che fosse meno noioso possibile e che puntasse a far nascere delle domande piuttosto che a fornire rigide risposte.

 

Quali vantaggi offre ai bambini e ai ragazzi l’esperienza di laboratorio/attività presso un museo?

Cogliamo l’occasione data da questa domanda per presentare un altro caso particolare: avevamo appena finito un’attività di scavo simulato quando una maestra si avvicina a noi con il volto radioso. Ci spiega che il ragazzo che aveva maggiormente interagito era afflitto da una forma di autismo e che nel corso delle lezioni a scuola aveva difficoltà a risvegliare il suo interesse. Durante l’esperienza al museo il ragazzo ha sfruttato il nuovo contesto: è diventato il protagonista di una nuova esperienza indossando i panni dell’archeologo.

 

Non dimentichiamoci dei bambini un po’ cresciutelli…didattica museale e adulti: un connubio che funziona? A quali condizioni?

Il connubio funziona, anche se finora non sono molte le attività didattiche realizzate anche per i più grandi: ma quando abbiamo avuto l’opportunità le risposte positive non sono mancate. Lo scorso 3 dicembre, per la giornata dei diritti delle persone con disabilità, abbiamo realizzato un percorso tattile e olfattivo rivolto ai non vedenti ma anche ai normodotati. Questi, con gli occhi chiusi o bandati, venivano invitati a conoscere con gli altri sensi, imparando un nuovo approccio alla realtà. Una sfida vinta, con tanti volontari entusiasti.

Stessi risultati per il recente laboratorio culinario “Masterchef – Museum Edition”: l’ottima degustazione ha fatto scattare la caccia alla ricetta!

degustazioni al museo archeologico sanna

Masterchef Museum Edition: degustazione di prodotti realizzati con antiche ricette.

Com’è organizzata la sezione didattica del museo?

Non esiste una vera sezione didattica: il nostro museo infatti non ne prevede una. Le attività proposte al pubblico da alcuni anni nascono dalla volontà di alcuni assistenti museali che hanno deciso di sfruttare tutte le possibilità offerte dal proprio contratto di lavoro. Non esistendo una sezione didattica vera e propria non esiste nemmeno un budget a disposizione: è necessario limitare le spese al minimo e, talvolta, ricorrere a forme di autofinanziamento. Anche per questo ad oggi è impossibile garantire un servizio con cadenza giornaliera e costante lungo tutto il corso dell’anno.

Vogliamo però chiudere con un pensiero positivo rivolto a tutti gli amici che collaborano con noi: il Direttore Gabriella Gasperetti, i colleghi, i tirocinanti, i volontari e i ragazzi delle scuole superiori della città di Sassari (soprattutto del Liceo Scientifico G. Marconi) che in più occasioni hanno messo a disposizione tempo ed energie fondamentali per la buona riuscita delle attività.