Quale museo per primo ha previsto l’istituzione delle visite guidate come offerta didattica per il suo pubblico? Ripercorriamo la storia della didattica museale, questa volta partiamo da Firenze.

Storia della didattica museale: la Galleria degli Uffizi a Firenze

Alla Galleria degli Uffizi a Firenze, nell’anno del Convegno sulla didattica museale di cui abbiamo già amplamente parlato, le esperienze di didattica museale erano appena iniziate. Risale infatti al 1970 l’istituzione della sezione didattica per volere del Direttore Luciano Berti, e con l’approvazione del Soprintendente Ugo Procacci, dando formalmente l’incarico alla allora Ispettrice  Maria Fossi Todorow che da tempo di stava occupando di problematiche simili.La Galleria degli Uffizi di Firenze

Grazie al contributo della Todorow abbiamo la testimonianza di come nasce una Sezione Didattica in un’istituzione pubblica, di quali siano i fondamenti sui quali poggia, quali le problematiche iniziali da affrontare e quale la scelta metodologica da fare.

Il pubblico individuato, sul quale canalizzare gli sforzi delle prime fasi della didattica, è stato quello dei giovanissimi e in particolare quello delle scuole dell’obbligo, proprio perché la maggior parte dei bambini e ragazzi non era a conoscenza del Museo e non sapeva neanche cosa ci fosse conservato all’interno.

Oltre dunque alla scelta delle classi la Sezione Didattica della Galleria degli Uffizi ha elaborato un metodo standard di visita guidata, scritto in un manuale per gli operatori, concordato con le storiche dell’arte  laureate e laureande. Il metodo è impostato sul dialogo costruttivo tra la guida e i ragazzi, e mirato soprattutto ad accompagnare i ragazzi all’analisi stilistica e contenutistica dell’opera, soddisfacendo comunque le loro curiosità.

“Tale dialogo infatti, sulla base di esperienza varie italiane e internazionali, è un dialogo bastato sul principio di libertà guidata cioè, pur soddisfacendo ogni spontanea curiosità e ogni imprevedibile domanda degli alunni, mira a guidarli ad una lettura dell’opera: partendo dalla identificazione dettagliata del soggetto si passa ad una analisi stilistica, che allargandosi via via con confronti opportuni, porta il ragazzo ad una percezione sempre più viva dell’opera stessa.” ( in AA.VV., Il museo come esperienza sociale)

Elementi di base per la struttura della visita guidata

didattica dell'arte, didattica museale

La visita guidata può essere schematizzata in tre momenti:

  • L’analisi guidata attraverso 10-12 opere scelte, col fine di fornire una panoramica mirata e limitare il senso di straniamento dell’alunno in un ambiente ampio che non conosce. Questa fase è la più intensa del percorso ed ha una durata media ci circa un’ora.
  • La visita libera, durante la quale gli alunni vengono lasciati soli e possono in quel momento stabilire il loro personale contatto con l’opera o al contrario possono essere liberi di non stabilirlo. Durante questa fase l’accompagnatrice sorveglia il comportamento dei bambini ed è disponibile ad eventuali domande o chiarimenti ma non è lei a proporli.
  • Quiz finale, attraverso un gioco didattico sotto forma di quiz, vengono proposti una serie di particolari delle opere viste in vista guidata. Per le elementari è richiesto di inserire titolo e autore per le medie invece è richiesta l’aggiunta di qualche nota stilistica o di particolari. I quiz non vengono corretti da insegnanti o accompagnatrice ma i ragazzi stessi sono accompagnati nel ripercorrere a ritroso lo stesso percorso e invitati a correggere o a completare qualora le risposte siano sbagliate o

La visita guidata si conclude sempre con l’omaggio di un biglietto gratuito per il bambino e un accompagnatore adulto per favorire la conoscenza e la fruizione da parte delle famiglie.

Molto interessante per una Sezione Didattica formatesi da poco tempo è capire come si stabilisce il rapporto che oggi appare molto consolidato in varie realtà museali, tra scuola e museo.

Negli atti del Convegno ne dà una chiara dichiarazione di intenti la Todorow; il programma di promozione delle attività didattiche in Galleria e di fidelizzazione con la scuola si è potuto mettere in atto con tre strumenti:

  • La circolare del Provveditore agli Studi diramata prontamente ad Ottobre, all’apertura dunque delle scuole;
  • La collaborazione da parte del Comune di Firenze per risolvere il problema organizzativo e di trasporto dalla scuola alla Galleria e viceversa;
  • Manifesti promozionali e materiale per la preparazione della visita dedicato agli insegnanti.

L’intervento al Convegno dunque mostrava risultati di partecipazione assolutamente incoraggianti e apriva alla possibilità nel futuro prossimo di ampliare l’offerta didattica alle scuole superiori, ad un pubblico adulto, individuato in particolare nell’afflusso turistico tra maggio e settembre, e nelle scuole extraurbane.

 

 

 

Fonte bibliografica  AA.VV., Il museo come esperienza sociale, De Luca Editore, Roma, 1972.

Per tutti gli sviluppi futuri dell’attività della Galleria fino alla fine degli anni 90 potete leggere M.G. Trenti Antonelli, L’esperienza trentennale della Soprintendenza per i beni artistici e storici di Firenze, Notiziario 56-58, Ministero dei Beni e delle attività culturali