Oggi vi parliamo di una delle basiliche più famose del mondo, un vero e proprio gioiello architettonico che turisti da tutto il mondo hanno ammirato nel corso dei secoli: la basilica di Santa Sofia a Istanbul, con pianta e descrizione!

Forse non tutti sanno che l’odierna Istanbul ha origini molto molto antiche: fu fondata, infatti, dai greci che le dettero il nome di Bisanzio e fu ampliata da Settimio Severo intorno al 196. La città sorge su un promontorio sulla riva settentrionale del Mar di Marmara, una posizione strategica che le dà possibilità di controllare lo stretto dei Dardanelli e di sviluppare eccellenti comunicazioni via mare e via terra. Per questo motivo quando l’imperatore romano Costantino, all’indomani della battaglia di Crisopoli (324), iniziò a riflettere sulla necessità di spostare la capitale dell’impero, scartò tutte le altre ipotesi e finì con lo scegliere Bisanzio.

La città venne quindi ampliata notevolmente e ribattezzata Costantinopoli. Venne costruito un nuovo porto, un ippodromo, le mura, il palazzo imperiale e il circo, la rete stradale e i le sedi degli uffici amministrativi. Alla morte di Costantino gli abitanti della città erano circa 90.000!

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Credit: Casalmaggiore provincia

Basilica di Santa Sofia a Istanbul: pianta e descrizione

“Santa Sofia” può essere tradotto con “divina sapienza”. La basilica fu fortemente voluta da Costantino e venne consacrata nel 360. Venne rovinata una prima volta da un incendio (415) e poi durante le cosiddette “rivolte della Nika” nel 532. Giustiniano ne ordinò la ricostruzione affidando il progetto ad Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto, esperti costruttori ma soprattutto esperti in matematica. Il risultato finale è a dir poco straordinario!

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Credit: Brian Snelson

La pianta misura 77 x 71 mt, ha quindi la forma di un rettangolo che si avvicina molto alle proporzioni di un quadrato. L’interno è diviso in tre navate, la centrale è più ampia delle laterali ed è sormontata da una cupola a sua volta sorretta da pennacchi, archi e pilastri. La cupola è coperta da mezze cupole nelle zone verso l’abside, esternamente poligonale, e verso l’ingresso. Questa conferisce alla struttura un aspetto assolutamente originale ma, soprattutto, trasforma radicalmente la percezione dello spazio del visitatore.

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Santa Sofia a Istanbul: pianta

La luce è filtrata dalle numerose finestre ed esalta la ricchezza dei marmi, la lucentezza dei mosaici. Il peso delle possenti murature, quindi, viene quasi annullato e ci si sente avvolti dal suo calore. L’effetto non è casuale perché risponde a precise esigenze liturgiche e di potere. Immaginiamo un corteo incedere a passi lenti lungo la sontuosa navata centrale; immaginiamo che i mosaici e i marmi vengano colpiti da raggi di sole che penetrano attraverso le finestre disposte a diversi livelli e che i loro riflessi si riverberino sui paramenti del clero e sulle stoffe preziose e sui gioielli della famiglia imperiale: quale straordinaria emozione dovevano provare i contemporanei! La luce, quindi, oltre a rappresentare tradizionalmente la presenza del divino (pensiamo anche alla funzione che la luce ha nei dipinti di Caravaggio, per esempio! Il discorso è molto lungo e complesso, scriveremo presto un articolo su questo argomento!) diventa simbolo dell’identità tra mondo divino e mondo terreno, conferendo un accezione sacra al potere imperiale.