C’è una grande differenza tra il ritratto e l’autoritratto: quando realizziamo un ritratto disegniamo o dipingiamo il volto e la figura di un’altra persona, quando dipingiamo un autoritratto, invece, raffiguriamo noi stessi.

Numerosi sono gli artisti che nel corso dei secoli hanno realizzato ritratti e autoritratti. Oggi ne prendiamo in considerazione due: Gian Lorenzo Bernini, con i suoi Autoritratto a venticinque anni e Autoritratto in età matura, e Francesco Borromini, protagonista del ritratto realizzato da un autore anonimo.

Dei due artisti abbiamo già parlato approfonditamente in un articolo sui maggiori esponenti dell’arte barocca, e abbiamo già avuto modo di sottolineare che fra i due vi era una certa rivalità.

Gian Lorenzo Bernini (1598 – 1680) era architetto, pittore, scenografo, scultore, lavorò molto al servizio della corte pontificia divenendo il volto della chiesa trionfale ed era un uomo molto determinato, di successo; Francesco Borromini viene descritto dai contemporanei come un uomo schivo, solitario, dedito alle letture e allo studio (la sua biblioteca contava più di mille volumi di architettura) e il suo stile era particolarmente apprezzato da ordini militanti, quali i Gesuiti e i Trinitari.

ritratto e autoritratto

Autoritratto a venticinque anni

ritratto e autoritratto

Autoritratto in età matura

Ritratto e autoritratto: Bernini e Borromini

Dal 1620 al 1640 circa, il Bernini si dedicò anche alla pittura, realizzando più di centocinquanta opere. Se nei primi dipinti, tra i quali l’Autoritratto del 1623, si notano i lunghi e approfonditi studi dell opere di Guercino e soprattutto Velàzquez, nelle opere della maturità il taglio e la struttura dei dipinti sembrano molto più originali. L’Autoritratto in età matura, uno dei vertici della sua produzione pittorica, era molto probabilmente la metà di un dittico nel quale compariva anche Costanza Bonarelli, la donna amata dall’artista. Le fonti descrivono il dipinto separato dall’altra metà già al tempo della morte di Bernini.

ritratto e autoritratto

Anonimo ritratto giovanile di Borromini

 

Negli autoritratti di Bernini possiamo notare un’approfondita introspezione psicologica: nel caso del ritratto giovanile lo sguardo è penetrante e ci fa pensare immediatamente ad un uomo brillante, acuto, capace di osservare e analizzare nel dettaglio ciò che lo circonda; nell’autoritratto ritratto in età matura c’è una maggiore consapevolezza, non solo a livello tecnico, nella resa pittorica, ma soprattutto nello sguardo, che ci appare più autorevole e risoluto.

Di Francesco Borromini, invece, abbiamo un ritratto realizzato da un pittore anonimo, che lo raffigura in età giovanile. Il ritratto di Borromini ci presenta un giovane uomo molto somigliante alla descrizione che di lui ne fanno i contemporanei: schivo, solitario, timido. Ha negli occhi un’espressione incerta e la posa di tre quarti contribuisce a conferirgli un’aspetto sfuggente.

L’architetto nato sul Lago di Lugano, morì nel 1667, dopo essersi ferito con la spada. Secondo alcune fonti fu un tentato suicidio: il Borromini viene spesso descritto come un uomo tormentato, malato di depressione e affetto da diversi disturbi nervosi. Fu seppellito nella basilica di San Giovanni dei Fiorentini e una lapide ne commemora la fama imperitura.

Bernini, invece, morì più di dieci anni dopo, nel 1680 e fu tumulato nella basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma.

 

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