La Fornarina di Raffaello è una delle opere più famose del pittore urbinate ed è conservata presso Palazzo Barberini! Scopri come visitare questa galleria ricca di opere straordinarie… Entra e scopri tutti i dettagli!

Palazzo Barberini: opere famose in una cornice mozzafiato

Le gallerie Barberini e Corsini formano le Gallerie Nazionali di Arte Antica. Insieme possiedono circa 5000 opere d’arte: quadri, sculture, bozzetti, grandi capolavori ad opera di Filippo Lippi, Caravaggio e Raffaello. Palazzo Barberini è uno straordinario esempio di barocco romano, si estende su una superficie di 12mila metri quadrati, ha un bellissimo giardino ed è formato da più di 180 stanze!

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Palazzo Barberini, ingresso di Via Quattro Fontane. Photocredit: Jean-Pierre Dalbéra from Paris, France – Le Palais Barberini (Rome), CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24668855

Il nucleo originario delle Gallerie Nazionali si forma nel 1883 con la donazione allo Stato della collezione Corsini: piano piano questa va arricchendosi di capolavori provenienti dalle più prestigiose e raffinate collezioni private, appartenenti a importanti famiglie romane come i Chigi, gli Sciarra, i Torlonia e gli Odescalchi.

Nel 1949 lo Stato acquista Palazzo Barberini insieme a circa 110 opere della collezione Barberini. Così a Palazzo Barberini vengono spostate le collezioni principali e Palazzo Corsini mantiene il nucleo iniziale della collezione con un allestimento del Settecento, un esempio davvero singolare e unico nel suo genere!

Camminare lungo i corridoi di Palazzo Barberini significa ripercorrere non solo la storia di una famiglia, quella dei Barberini da cui trae i propri natali papa Urbano VIII, ma soprattutto la storia di una città -Roma- e dei personaggi che l’hanno resa straordinaria.

Ogni opera e ogni parte della struttura architettonica dell’edificio ci parla di una particolare stagione: scopriamo allora una delle opere più famose conservate a Palazzo Barberini: La Fornarina di Raffaello!

La Fornarina di Raffaello, analisi dell’opera

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Raffaello Sanzio, La Fornarina, 1520 circa, Palazzo Barberini, olio su tavola. Credit: wikimedia commons public domain

Quest’opera è stata realizzata molto probabilmente nel 1520, anno della morte di Raffaello. Per molti anni non se ne seppe nulla e la prima volta che venne descritta risale al 1595: l’opera faceva già parte della collezione di Caterina Nobili Sforza e il vice cancelliere Corasduz, nel darne notizia, la descrisse come:

“Una donna nuda ritratta dal vivo, mezza figura di Raffaele”

Successivamente finì nella collezione della famiglia Boncompagni, fu acquistato dai Barberini e venne citata nel loro archivio per la prim volta nel 1642.

Non sappiamo esattamente chi è la donna raffigurata in questo dipinto ma alcuni studiosi hanno formulato un’ipotesi interessante, affermando che si tratti della donna amata dal pittore. Sono arrivati perfino a identificarla: si tratterebbe di Margherita Luti, figlia di Francesco Senese, entrata subito dopo la morte di Raffaello nel convento di Sant’Apolonnia.

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Raffaello Sanzio, La Velata, 1516 circa, Palazzo Pitti, Firenze. Credit: wikimedia commons opera propria di Architas

La stessa giovane donna è stata raffigurata anche a Palazzo Pitti, in un’opera che si chiama Velata.

Questa identificazione non è storicamente accertata ma risponde al mito Romantico relativo alla figura dell’amante del pittore, musa ispiratrice e soggetto principale della sua arte, un mito che non sempre si è rivelato verosimile anche se, di certo, accontenta il pubblico più sentimentale! Ci sono due dettagli che avvalorano la tesi secondo cui la donna ritratta era quella amata da Raffaello.

Questo dipinto rimase nello studio di Raffaello per qualche tempo e secondo gli studiosi fu molto probabilmente rimaneggiato da Giulio Romano, allievo ed erede di Raffaello. Le analisi radiografiche, infatti, hanno confermato la presenza di due stesure successive, la prima delle quali aveva come sfondo un paesaggio che ricordava vagamente quelli leonardeschi, mentre grazie alla seconda stesura possiamo vedere un cespuglio di mirto. Il mirto ha un valore simbolico, perché è la pianta tradizionalmente associata a Venere, la dea dell’amore.

Il secondo dettaglio riguarda la fascia che la protagonista porta intorno al braccio: vi è ricamato sopra il nome di Raffaello e da alcuni è stato interpretato come un regalo d’amore.

La Fornarina è ritratta di tre quarti, verso sinistra, seduta e con il busto scoperto, ha la parte inferiore del corpo coperta da un drappo rosso e guarda un po’ maliziosamente verso lo spettatore, proprio come se sapesse che non conosceremo mai la sua vera identità… E forse, il dipinto ci affascina proprio per questo!