Quanto siete a conoscenza dei metodi e delle strategie didattiche e pedagogiche utilizzate nei musei italiani? E in quelli americani? Per scoprire qualcosa di più sulla didattica museale in America, abbiamo tradotto un bellissimo articolo di  Hyperallergic nel quale l’autore Seph Rodney ha deciso di passare in rassegna le esperienze degli educatori dei principali musei della zona di New York. L’obiettivo è quello di scoprire come questi educatori accendano la curiosità e la passione dei più piccoli perché insegnare ai bambini è la manifestazione più visibile del lavoro del dipartimento educativo e l’educazione del bambino è l’obiettivo principale attraverso il quale si esaminano la metodologia e le strategie utilizzate.

laboratorio didattico Roma

Operatori freelance: la didattica la fanno loro!

Secondo Rachel Farmer, artista di Brooklyn che lavora presso il Museum of Modern Art (MoMA) e il Whitney Museum of American Art come operatore didattico, è da almeno vent’anni che le funzioni di didattica museale vengono assegnate a freelance, ossia membri non permanenti dello staff. Nei decenni successivi, gli operatori freelance sono diventati fondamentali per il funzionamento di molte delle principali istituzioni artistiche di New York, la didattica museale, infatti, è un aspetto significativo del modo con cui le istituzioni museali si rapportano al proprio pubblico e, stranamente, sono poche le informazioni disponibili al pubblico sulle metodologie adottate da queste istituzioni per insegnare l’arte e la storia dell’arte.

 

Questo pezzo  è nato grazie a conversazioni con quattro educatori. Queste donne – la maggior parte degli operatori freelance in città sono donne- lavorano al Whitney, al MoMA, al Guggenheim Museum e al Morgan Library and Museum. Tre di loro hanno desiderato restare anonime; la quarta, Rachel, no.

museo MoMa New York cortile interno

MoMa, New York Courtyard from cafè 5 terrace, 2006. Photo credit: Alsandro by commons.wikipedia.org

Lo strumento principale utilizzato dagli educatori museali è il tour delle sale del museo. Anche se non strettamente necessario, il tour include spesso una parte teorica al fine di rendere l’apprendimento multi-modalecioè di coinvolgere il pubblico secondo diverse modalità sensoriali-. Quasi certamente gli studenti dovranno rispondere agli stimoli visivi ma gli educatori cercano anche di coinvolgerli intellettualmente grazie a conversazioni, esercizi di scrittura o tramite il disegno, la pittura e il collage. Le operatrici intervistate concordano all’unisono nell’affermare che la visita è l’inizio di un processo educativo che pone al centro il bambino (spesso cercando di coinvolgerlo attraverso domande specifiche), di solito basato su un tema, mentre le successive fasi sono basate su percorsi visivi, uditivi o esperienziali.

Didattica museale in America: le esperienze a New York!

L’educatore di solito inizia la visita con una domanda semplice: «Che cosa vedi?». In questo caso l’educatore si pone quasi come “moderatore” suggerendo implicitamente allo studente che non ci sono risposte giuste o sbagliate. Questa richiesta può essere seguita da: «Perché? Cosa te lo fa pensare?», così aggiungerà le informazioni necessarie ad approfondire l’argomento. Questo è un approccio costruttivista all’apprendimento, perché l’educatore sta operando sul presupposto che lo studente costruirà la sua conoscenza basandosi sulla sua capacità personale e sull’esperienza fatta.

Le visite ai musei sono solitamente organizzate per tema, ciò dà all’educatore sia una grande flessibilità nell’affrontare gli argomenti sia la capacità di abbinare ogni visita agli obiettivi previsti dal programma. Al MoMA nel corso degli anni sono stati sviluppati alcuni temi (“Materiali e processi”, “Spazio e luoghi”, “Identità”, “La società e la politica,” per esempio) e gli insegnanti che portano le loro classi al museo possono sceglierne uno anche se non è collegato ad una mostra specifica.

Whitney Museum of American Art, photo credit: nyc-arts.org

Whitney Museum of American Art, photo credit: nyc-arts.org

Al Whitney, gli insegnanti sono in grado di richiedere sia una visita tematica che la visita ad una mostra specifica. Al Whitney i temi sono più concentrati sulla capacità di osservare l’opera e il mondo attraverso gli occhi dell’artista. Un educatore ha ipotizzato che il Whitney ha questo tipo di impostazione perché è stato fondanto da un’artista, Gertrude Vanderbilt Whitney. Ci sono quattro tematiche principali al Whitney: “artista sperimentatore”, “artista in qualità di osservatore”, “artista critico “e “artista come narratore”.

Il Morgan non fa visite a tema ma offre programmi altamente specializzati, come ad esempio quelli che si concentrano su una specifica situazione storica e la produzione artistica ad essa associata. Questa istituzione, per la natura delle sue collezioni, tende a sottolineare la storia e i collegamenti interdisciplinari. Così, per esempio, una classe che sta studiando l’Europa nel Medioevo, potrebbe usufruire del programma del Morgan sui codici miniati.

Il Guggenheim mettono a disposizione molte visite tematiche basate sul saper vedere il mondo attraverso gli occhi di un artista o sui processi materiali e tecnologici della produzione artistica. Al Guggenheim, agli educatori viene data un grande libertà di sviluppare i propri tour e le proprie metodologie di apprendimento, si richiede solo di presentare un tour del piano terra in anticipo per delineare gli obiettivi principali.

Musei di New York e bambini

Una delle educatrici intervistate ha dichiarato che il suo obiettivo fondamentale è quello di far sentire i bambini a proprio agio guardando e parlando di arte, incentrando il suo lavoro sulla cosiddetta alfabetizzazione visiva. Rachel, invece, si preoccupa che gli studenti si sentano a casa perché lo sviluppo dell senso di appartenenza è da lei considerato fondamentale.

ragazzi al museo laboratorio didattico

Photo credits: www.vitaincamper.it

L’insegnante può avere la necessità di raggiungere particolari obiettivi in relazione al programma di studio, a tal proposito tutti gli educatori hanno affermato che le loro istituzioni sono molto attente ad avere un confronto con gli insegnanti prima del loro arrivo al museo. I musei offrono anche opportunità di formazione pre e post-visita per gruppi scolastici e non, nel cui ambito gli operatori sviluppano programmi molto vasti per preparare la classe alla visita o per integrare ciò che gli studenti hanno imparato durante le loro visita.

 

Questo articolo tradotto da Hyperallergic è davvero interessante e ci fa riflettere ancora una volta sulle differenze tra l’Italia e l’America… E voi? Cosa ne pensate?