Il Natale è la festa più bella dell’anno, si sconfiggono il buio e il freddo dell’inverno celebrando il valore e l’importanza della famiglia. A scuola possiamo cogliere l’occasione per parlare della Natività attraverso l’arte, costruendo un percorso articolato ed efficace!

L’Annunciazione nell’arte di Beato Angelico

Questo è uno dei temi più famosi e diffusi della storia dell’arte, un momento molto toccante ed emotivamente impegnativo, che vede protagonisti l’Angelo e Maria. Tra le opere più famose che ritraggono questa scena certamente non possiamo dimenticare Beato Angelico (1395-1455), frate domenicano che dipinge moltissimi soggetti sacri adoperando un linguaggio delicato. L’artista affronta il tema dell’annunciazione ben due volte, in un affresco conservato a Firenze presso il Convento di San Marco e in un’opera conservata al Prado di Madrid.

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A sinistra: Beato Angelico, Annunciazione, 1440-41, Firenze, Convento di San Marco.
A destra: Beato Angelico, Annunciazione, 1435 circa, Museo del Prado, Madrid.

Nell’opera a sinistra vediamo l’angelo che fa l’annuncio ad una Maria intimidita sia dalla sua presenza che dal presagio dell’arduo compito che la attende. Entro le pareti di un chiostro austero e utilizzando poche tonalità molto luminose, Beato Angelico ci regala una scena di estrema dolcezza e semplicità, adatta all’atmosfera di un convento domenicano.

Nell’opera a destra, invece, Beato Angelico realizza un’Annunciazione un po’ più articolata e dettagliata. Si tratta di una tempera su tavola realizzata per il Convento di San Domenico a Fiesole. La scena è divisa nettamente in più parti: a sinistra abbiamo ritratta la scena relativa alla cacciata dal Paradiso terrestre di Adamo ed Eva e a destra l’Annunciazione vera e propria, durante la quale Maria si definisce “serva del Signore” secondo quanto riferito dai Vangeli. Le vesti dei due sono raffigurate con maggiore dovizia di dettagli, così come la rappresentazione della vegetazione a sinistra. Il ciclo di colpa e dannazione a cui inevitabilmente l’umanità è soggetta, rappresentato metaforicamente dalla scena a sinistra, è spezzato dal gesto di Maria che spinta dalla fede accetta di diventare Madre di Dio.

L’Adorazione dei pastori nell’arte

Al momento della nascita di Gesù accorrono i pastori in adorazione. Questa scena è descritta nel vangelo di Luca ma è stata interpretata più volte nel corso dei secoli. Un esempio è la versione di Guido Reni, pittore (1575-1642) che ha incarnato con le proprie opere vertici straordinari di bellezza e perfezione formale, dovuto anche allo studio approfondito di Raffaello. I colori sono brillanti. La notte è rischiarata dalla luce che viene dall’alto, la tenerezza del volto della Madonna ci fanno dimenticare la povera essenzialità della mangiatoia.

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A sinistra: Guido Reni, Adorazione dei pastori, 1640 circa.  Photo credit: National Gallery, London.
A destra: Correggio, Adorazione dei pastori (La notte), 1529-30.

La versione di Correggio (1489-1534), invece, è nota anche con il titolo di La notte, anche in questo caso possiamo ammirare la perizia tecnica di un grandissimo artista che si cimenta con uno dei temi più suggestivi e famosi della storia dell’arte. Il buio della notte è spezzato da figure imponenti, elegantemente abbigliate e dalle pose teatrali, il taglio dato alla rappresentazione della scena è molto studiato e ci dà quasi la sensazione di spiare un momento privato in presa diretta. Sullo sfondo un paesaggio collinare è appena abbozzato, il cielo si spegne lentamente e tutto appare come avvolto nel rassicurante reiterarsi di un mistero antico duemila anni.