Sapevi che ci sono zebre che si spingono anche verso il Polo Nord? Quando c’è da andare a vedere capolavori come l’Urlo di Munch, si lascia volentieri la savana e ci si incammina verso la fresca Oslo!

Alla ricerca dell’Urlo di Munch tra un allestimento da urlo…di terrore però!

anche le emoticon si ispirano all'urlo di munch

Chi non conosce il celeberrimo Urlo di Munch? Gadget di ogni tipo e persino una tra le emoticon più utilizzate sono ispirate all’opera dell’artista norvegese… ma quanti di voi l’hanno visto “dal vivo”?

Come dico sempre, l’incontro con l’opera d’arte è sempre un momento speciale. Si studia e tanto, sui libri, al pc, si osservano attentamente le immagini, si memorizzano, quando è possibile si fa lo zoom tra le immagini in alta definizione per osservare i particolari: i materiali, la tecnica, per vedere la direzione delle pennellate…ma niente sostituisce quella sacralità dell’originale, dell’opera d’arte davanti a te…quell’aura di cui ci parla Benjamin insomma 😉

Ebbene, cari amici delle zebre, una volta arrivati a Oslo e precisamente alla Galleria Nazionale, l’incontro con l’Urlo si farà un po’ attendere!

Le sale, tutte numerate, scorrono veloci se siete alla ricerca del capolavoro di Munch tra dipinti di arte sacra, pittori fiamminghi, ritratti e paesaggi che raccontano i fasti di una monarchia dei tempi passati e scenari di navigazione del tutto “naturali” in una terra legata al mare e alla navigazione come la Norvegia.

E quando si arriva da lui… lascio parlare la foto scattata pochi giorni fa!Esposizione dlel'Urlo di Munch

Di certo non è messo in risalto da una soluzione allestitiva che vede il susseguirsi si opere dello stesso artista, senza evidenziarne nessuna in particolare, con uno sfondo blu che ne condiziona la visione d’insieme.

Ultime scoperte sull’Urlo di Munch arrivano proprio dalla Norvegia

Da anni gli storici dell’arte si interrogano sull’origine di quella macchina tra la strada e la spalla del protagonista dell’opera. Per molto tempo si è pensato al residuo di escrementi di uccelli, vista la passione dell’artista di lavorare all’aria aperta!

Ma è proprio di questi giorni la  notizia che un ricercatore della Galleria Nazionale di Oslo, Tine Frøysaker, dopo aver sottoposto ad analisi la celebre opera e alcuni residui presenti in quella macchia, ha appurato che a “rovinare” il dipinto sia stata la cera, colata probabilmente da una delle candele dello studio dell’artista!