L’opera di cui vi parliamo oggi è famosa in tutto il mondo… Anzi! È uno dei simboli dell’Italia del mondo! Siete pronti a conoscere tutto sul Giudizio Universale di Michelangelo? Eccovi un’analisi utilissima per lezioni e ripassi.

Quando è stato dipinto il Giudizio Universale?

Il Giudizio Universale è situato sulla parete retrostante l’altare della Cappella Sistina e fu progettato e realizzato da Michelangelo Buonarroti fra il 1533 e il 1541. Il primo elemento su cui dobbiamo riflettere è la posizione estremamente bizzarra: questo, infatti, è un tema solitamente rappresentato sulla controfacciata o sulla facciata degli edifici di culto. Questa posizione è stata voluta niente meno che da un Papa, Clemente VII (1523-1534), al secolo Giulio de’ Medici, che ne vide solo i progetti. La realizzazione vera e propria avvenne dopo il 1536 sotto il pontificato di Paolo III (Alessandro Farnese 1534-1549).

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Giudizio Universale, Michelangelo Buonarroti 1533-1541

La preparazione della Cappella Sistina fu un lavoro abbastanza lungo e complesso, Michelangelo dovette infatti far demolire alcune decorazioni di fine Quattrocento, raffiguranti quattro pontefici a lato delle due finestre, due affreschi del Perugino con la Natività e il Ritrovamento del piccolo Mosè, nonché due lunette affrescate da Michelangelo stesso al termine della realizzazione della volta.

Michelangelo e il Giudizio Universale: analisi di un capolavoro!

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Angeli tubicini, dettaglio. Credit: cappellasistina.altervista.org

Analizziamo questa straordinaria opera partendo dall’alto, dalle due grandi lunette, in cui possiamo notare i simboli della passione portati in volo da angeli senza ali (angeli àpteri!). Nella fascia sottostante abbiamo la raffigurazione di santi e degli eletti con al centro Cristo e la Madonna. Le figure un po’ più in basso rispetto al Cristo sono angeli tubicini, messaggeri del giorno del Giudizio: a sinistra i benefattori e i giusti salgono verso il paradiso, a destra i dannati precipitano verso l’inferno. Nella fascia più in basso abbiamo la rappresentazione della resurrezione della carne a sinistra e a destra l’inferno con Caronte in piedi sulla barca (ricordate Dante e la Divina Commedia?) e Minosse, nell’angolo più a destra, che giudica i peccatori.

Quale tecnica usa Michelangelo?

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San Bartolomeo tiene in mano la propria pelle (la pelle è un probabile autoritratto dell’artista), Michelangelo, Giudizio Universale, dettaglio.

Michelangelo fece realizzare una fodera molto particolare per la parete: è del 1536 infatti la ricevuta di un pagamento che i notabili del pontefice (il committente dell’opera e quindi la persona che pagò per tutto!) emette a favore di “mastro Gioanni Fachino fornesano” il quale realizza per l’artista mattoni. Dopo aver realizzato questa fodera del muro, l’aggetto rispetto alla superficie preesistente supera i 20 centimetri, molto probabilmente Michelangelo escogitò questa soluzione per ragioni di natura ottica.

Il Giudizio Universale è stato realizzato mediante la tecnica buon fresco anche se le eccezioni rispetto alla versione tradizionale sono molte. Alcune parti e aggiunte furono realizzate a secco, altre furono dipinte ad olio per conferire una lucentezza quasi metallica e si ritrovano soprattutto in basso in corrispondenza dei dannati. I colori trasparenti mancano quasi del tutto e si preferiscono sempre tinte cariche, pastose, le pennellate infatti sono veloci e grasse. La preparazione dell’intonaco è insolita, la malta è preparata con pozzolana e calce (proporzione 3:1) ma in prossimità delle figure viene impiegata la polvere di marmo per rendere più liscia e compatta la superficie.

Secondo alcuni critici il Giudizio fu dipinto in 450 giornate, secondo altri, invece, il conto andrebbe rivisto perché probabilmente le giornate furono molte di più!

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