Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sui fauves e su Matisse ma non avete mai osato chiedere :) Solo su Zebrart!

 

Il gruppo espressionista francese dei fauves espose nel 1905 a Parigi al Salon d’Automne, la nuova sede che sarebbe diventata trampolino di lancio per giovani artisti. Louis Vauxcelles, critico della rivista “Gil Blas”, vedendo un busto classico in mezzo alle opere di Matisse, Derain, Rouault e Vlaminck esclamò: “Ecco, un Donatello in mezzo alle belve!”. Il termine belve “fauves” accomunò quegli artisti, che non si unirono mai in un gruppo organizzato, ma condivisero la visione dell’arte.

Il fauvismo nasce dall’incontro di diverse tradizioni e da differenti forme estetiche: neoimpressionismo, la solidità strutturale della pittura di Cézanne, le superfici piatte di Gauguin e la libertà del colore di Van Gogh. L’influenza di Gauguin portò, inoltre, al superamento della spazialità naturalistica.

La personalità artistica di spicco del gruppo fu Henri Matisse (1869 – 1954), che iniziò a dipingere sotto la guida di Moreau, un pittore simbolista che lavorava su temi esotici e decorativi. Inizialmente Matisse copiò i grandi maestri del Louvre per poi schiarire la propria tavolozza e lasciarsi influenzare da Cèzanne, Gauguin e Van Gogh. Nel 1904 dipinse Lusso, calma e voluttà, dove i colori sono stesi seguendo la regola della scomposizione elaborata dal puntinista Paul Signac. Negli anni successivi passò dall’astrazione figurativa di forme semplificate e colori compatti alla ricerca delle potenzialità espressive della linea e dell’arabesco.

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H. Matisse, Lusso calma e voluttà, 1904.

 

Matisse, le opere più famose! La tavola imbandita o Armonia in rosso

Il dipinto, esposto nel 1908 come Armonia in blu, fu acquistato dal collezionista russo Sergej Schtschukin, futuro committente di Matisse. Il quadro era stato avviato come “armonia in verde” ma poi l’artista, giudicato insufficiente il contrasto tra l’interno della stanza e il paesaggio primaverile incorniciato dalla finestra, ridipinse l’interno con il blu. Prima che Schtschukin entrasse in possesso della tela, l’artista optò per il rosso, cioè per il colore più acceso e di maggior contrasto, abolendo ogni residuo di naturalismo.

La scena raffigura una sala da pranzo, con una cameriera che sta sistemando della frutta su un vassoio; altri frutti sono riposti, insieme a un mazzo di fiori, in un secondo vassoio, altri ancora sono sparsi sulla tavola, dove ci sono anche dei panini e due bottiglie. La disposizione degli oggetti fa ipotizzare che poco prima abbia avuto luogo un pasto: ma le fruttiere sono ancora piene. Non hanno mangiato nulla?

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H. Matisse, Armonia in rosso o La tavola imbandita, 1908. Credit: katarte.it

La cameriera sta allestendo una natura morta, un gesto che potrebbe alludere al pittore che sta ordinando gli oggetti da ritrarre. La tavola è ricoperta da una tovaglia rossa, decorata con motivi ondulati e vasi di fiori, che ritornano anche sulla tappezzeria. Oltre la finestra si intravede un paesaggio primaverile che non riversa né ombre né luci nella stanza, ma appare come un paesaggio in cornice. Un quadro nel quadro.

Armonia in rosso riunisce natura morta, paesaggio, figura, interno: i quattro generi si riconciliano in un doppio registro pittorico, quello realista e quello astratto decorativo.

“Per me il soggetto di un quadro e il suo sfondo hanno lo stesso valore, o, per dirlo più chiaramente, nessun punto prevale sull’altro, conta solamente la composizione, il modello generale. Il quadro è fatto dalla combinazione di superfici variamente colorate”.

La testa della donna proietta un’ombra sul suo collo, la prospettiva imposta diagonalmente tavola, sedia e finestra, tende a ovalizzare fruttiere e bottiglie, rimpicciolisce gli alberi e la casa visibili all’esterno.

Lo spazio realista non scompare ma Matisse gli sovrappone il registro decorativo, scaturito dalla ripetizione di motivi ornamentali blu sopra la nota dominante del rosso della tovaglia e della tappezzeria. “Io non dipingo cose, ma soltanto i rapporti che le collegano”: la donna si china sulla tavola come l’albero più grande si piega verso i fiori che costellano il prato; la capigliatura riprende il fogliame, così come le macchie gialle dei frutti richiamano quelle dei fiori. Il tetto della casa all’estremità del giardino riprende le linee dello schienale della sedia in primo piano. I rami degli alberi rievocano il motivo vegetale del tessuto stampato.

 

Matisse, La Danza: analisi dell’opera!

La conferma della maturità è data da opere quali La Danza del 1909. Le grandi superfici rosee delle figure, contornate da spessi tratti neri, si congiungono tenendosi per mano in un girotondo. Matisse riuscì a formare un’unità fluida e lineare, come una sinfonia cromatica.

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H. Matisse, La danza, 1909. Credits: artslife.com

Gli ultimi anni della vita di Matisse sono segnati da gravi problemi di salute, aggravati dalle conseguenze della Seconda Guerra Mondiale. La carriera del pittore non si arrestò mai, ma si animò con l’introduzione di una nuova tecnica. La carta dipinta a tempera, tagliata e incollata sul supporto, offrì a Matisse la possibilità di raggiungere l’ideale di una pittura piatta e sintetica. Matisse rimase sempre fedele alla frase di Maurice Denis: un quadro è “una superficie coperta da colori disposti in un certo ordine”.

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Particolare della cappella del Rosario di Vence realizzata da Henri Matisse.
Credit: carmelodisicilia.it

Verso la fine della sua vita, Matisse accettò di dedicarsi alla decorazione della Cappella del Rosario di Vence: l’artista concepì uno spazio diafano, trasfigurato dalla luce colorata delle vetrate che prolunga all’infinito lo spazio. Il testamento di un artista cosciente di trovarsi di fronte alla sua ultima grande opera.