La pittura su tavola è estremamente diffusa dall’antichità fino a buona parte dell’epoca moderna. Realizzare un’opera su tavola, tuttavia, è estremamente complesso e presuppone delle conoscenze tecniche sulla materia prima, il legno, e sulla sua lavorazione. Scopriamole insieme passo per passo!

La conservazione dei dipinti su tavola è strettamente connessa alla natura e alla preparazione del supporto ligneo, che deve essere in grado di sopportare i fattori di degrado chimici, biologici e gli sforzi meccanici.

La sezione tagliata di un tronco si presenta così:

sezione di un tronco di albero

Partendo dall’esterno troviamo la corteccia, poi il libro, il cambio, l’alburno, il durame e il midollo.

 

Le fasi della lavorazione del legno: taglio

In Italia una delle varietà più adoperate di legno era il pioppo perché ha un diametro che consente di eseguire un’opera di dimensioni maggiori rispetto ad altri tronchi. Nelle Fiandre era diffuso l’utilizzo di legni molto pregiati e sovente, in Germania, si utilizzava il tiglio. Il taglio del legno può avvenire a sezione radiale o a sezione tangenziale. Nel caso del taglio a sezione radiale abbiamo un taglio di buona qualità perché ricavato dalla parte più pregiata dell’albero. Le fibre, quindi, risulteranno tutte parallele. Una tavola così ottenuta resiste abbastanza bene all’umidità e viene realizzato tagliando il tronco in quattro parti e poi segando ogni spicchio in modo parallelo, determinando la produzione di una certa quantità di scarti.

Il taglio a sezione tangenziale, invece, si utilizza per strati leggermente superiori del tronco, nella parte in cui si scorgono gli anelli. È il taglio più soggetto all’imbarcatura perché in alcune parti il legno è più stagionato mentre le in altre è più giovane, quindi ricco d’acqua e sensibile alle variazioni igrometriche.

Numerose tavole sono state ricavate da taglio tangenziale e radiale insieme, secondo alcuni il metodo migliore per evitarne la deformazione.

La Gioconda prospettiva aerea Leonardo da Vinci, La Gioconda

Leonardo da Vinci, La Gioconda, 1503-1506 circa. Olio su tavola di pioppo, Musée du Louvre, Parigi.

I materiali dell’arte: assemblaggio delle tavole

I metodi di assemblaggio e di incastro delle tavole possono essere diversi. Il più semplice e il più antico era l’assemblaggio a giunti vivi, per il quale spesso era necessario utilizzare anche colla e gesso; dal XIII – XIV secolo si registra anche l’uso di perni detti “ciechi” perché inseriti nello spessore delle tavole, dalla sezione circolare o poligonale. Più recente è l’uso delle cosiddette “doppie code di rondine”, ovvero dei tasselli di legno molto duro inseriti come rinforzo ma mai visibili, perché al di sotto dello strato preparatorio. Più rari sono i sistemi a incastro a mezza pialla o a tenone e mortisa, con un incastro che occupava tutto il bordo delle tavole.

Per quanto riguarda i sistemi di rinforzo, invece, sono molto diffuse soprattutto a partire dal XII secolo le traverse, applicate in modi diversi. Anticamente si fissavano con chiodi che venivano coperti successivamente dallo strato preparatorio. le traverse erano di solito di un legno diverso rispetto a quello delle tavole, molto duro e compatto, in Italia i più comuni legni da traversa erano l’abete, la quercia e il castagno. L’uso delle traverse scorrevoli ha qualche raro antecedente nel XV secolo ma sono usate in maniera più diffusa a partire dal XVI secolo.

Piero della Francesca, Flagellazione di Cristo, 1460. Tecnica mista su tavola, Galleria Nazionale delle Marche, Urbino.

Piero della Francesca, Flagellazione di Cristo, 1444-1460. Tecnica mista su tavola, Galleria Nazionale delle Marche, Urbino.

Lo strato preparatorio: fasi e tecniche

Una volta assemblata le tavole… Il lavoro non era ancora finito! Era, infatti, necessario rendere la superficie adatta alla pittura. Si procedeva, allora, all’incamottatura che consisteva nell’applicazione di una pergamena direttamente sul legno. A partire dall’ XI sec., a causa dell’eccessivo costo della pergamena, fu sostituita con il più economico lino. Possiamo immaginare l’incamottatura come una sorta di cuscinetto perché serviva a compensare le contrazioni ed i ritiri del legno evitando traumi alla pellicola pittorica. A partire dal Quattrocento l’incamottatura non venne più applicata su tutta la superficie ma solo in corrispondenza delle giunture. Nel XVI secolo questa tecnica viene spesso abbandonata dagli artisti. Una volta realizzata l’incamottatura (camotta significa “camicia”), si proseguiva con la stesura di almeno due strati di gesso, uno grosso e uno più sottile, ovvero macinato finemente insieme a colla di origine animale.

Successivamente la superficie veniva sporcata col carbone e poi raschiata in modo da renderne la superficie più liscia: è la fase della levigatura.

A questo punto la tavola era pronta: si poteva procedere con il disegno, eseguito sulla superficie di gesso e colla con un carboncino. Il disegno doveva molto spesso essere approvato dal committente e, se quest’ultimo dava il proprio assenso, l’artista ripassava i tratti con l’inchiostro.