Vi siete mai chiesti come nasce una scultura? Ve lo spieghiamo in quest’articolo!

I materiali utilizzati nel corso della storia per la statuaria sono tantissimi! In generale possiamo riscontrare l’esistenza di tre grandi macro-aree tecniche. Le tecniche utilizzate per il legno, l’avorio e la pietra si basano sull’intaglio; il modellato si usa per le sculture in gesso o in cera; lo stampo per le sculture in metallo. Oggi parleremo delle tipologie più comuni di statue, quelle realizzate in materiale lapideo, in metallo e in legno.

scultura in terracotta le tecniche scultoree

N. Dell’Arca, Compianto sul Cristo morto, S. Maria della Vita, Bologna. Terracotta. Credit: Sailko.

 

Scultura lapidea, materia e tecnica!

Con l’espressione “materiale lapideo” intendiamo una vasta e diversificata tipologia di materiali che possiamo classificare in base alle loro origini. Le rocce utilizzate, infatti, possono essere magmatiche, metamorfiche o sedimentarie.

il mito di Apollo e Dafne nella scultura del Bernini

G. Bernini, Apollo e Dafne, 1622-1625. Roma, Galleria Borghese.

Esistono tre principali modi di lavorazione del materiale: il bassorilievo, che consiste nell’ottenere una lieve sporgenza della parte scolpita rispetto alla superficie di fondo; l’altorilievo, in cui la differenza tra lo sfondo e la parte scolpita è maggiore; la scultura a tutto tondo, in cui l’opera si staglia libera nello spazio tridimensionale.

Come si realizza la scultura a tutto tondo? Vasari descrive con precisione un procedimento diviso in tre fasi: prima si realizza un modello di piccole dimensioni in creta, cera o stucco.

Poi si passa a realizzare un modello in creta a grandezza naturale, fornito di un’armatura lignea interna e ottenuto unendo alla creta anche farina cotta e cimatura per rendere più plastico l’impasto.

Infine si rende necessario riportare le dimensioni del modello in creta sul blocco da scolpire attraverso la squadratura. Quest’ultima fase è molto delicata e importante e ogni artista aveva sviluppato un proprio metodo! Leonardo da Vinci, ad esempio, utilizzava una scatola forata entro la quale venivano inserite delle asticelle in modo che, posto il modello nella scatola e dipinte le asticelle fino al punto di contatto con esso, i punti di contatto potevano essere riportati sul blocco lapideo.

Una volta riportati i punti sul blocco, si procede con la sbozzatura, lavorando il  blocco di pietra con ferri appuntiti e di grandi dimensioni. Si procede poi con la sgrossatura, togliendo ulteriori porzioni di pietra in eccesso usando ferri corti con una tacca al centro (detti calcagnoli). Il passaggio successivo è la gradinatura che consiste nel tratteggiare la figura con un ferro piatto e sottile con due tacche al centro. Segue la modellatura, nella quale venivano tolti i segni della gradinatura adoperando lime e trapano. A questo punto l’opera aveva bisogno di essere levigata con pietra pomice e di essere pulita con il gesso.

La scultura lignea policroma

Vasari è uno dei pochi a parlare della scultura lignea, suggerendo che il legno migliore è quello di tiglio perché più facile da lavorare.

scultura lignea spiegata ai bambini

Donatello, Maddalena penitente, 1455-56. Legno (parzialmente dorato). Firenze, Museo dell’Opera del Duomo. Foto: opera propria di Marie-Lan Nguyen

La prima fase è quella dell’intaglio del legno, dopo si può procedere assemblando i pezzi. Le statue in legno, infatti, non potevano essere ricavate da un unico tronco ma era necessario realizzare alcune parti separatamente e poi unirle con la colla tramite giunzioni, che venivano nascoste dallo strato pittorico o dalla foglia d’oro.

La terza fase si chiama “impannatura”: la scultura veniva ricoperta di gesso e su questo strato si applicava una tela di lino molto sottile che aveva la medesima funzione dell’incamottatura usata per la realizzazione della pittura su tavola, ovvero difendere gli strati pittorici dai movimenti naturali del legno.

Infine si stendevano gli strati pittorici con un legante a base di tempere proteiche proprio sopra la tela di lino.

Tecnica della scultura in bronzo: la fusione a cera persa

La scultura in bronzo è una delle più diffuse e le tecniche utilizzate nel corso della storia sono tra le più complesse! Il bronzo è una lega ottenuta dall’unione di stagno e rame. Il rame ha un punto di fusione molto alto e viene usato insieme allo stagno proprio per ottenere un prodotto più duttile e per abbassare il punto di fusione. Era inoltre necessaria l’aggiunta di altri materiali in piccole quantità, quali il piombo o lo zinco, per rendere più resistente la lega, altrimenti fragile e difficile da lavorare!

Le tecniche di lavorazione sono abbastanza complesse. Una delle tecniche più note è la cosiddetta “fusione a cera persa” per la quale era indispensabile il modello a grandezza naturale.

Si può ricorrere a due metodi differenti. Il metodo indiretto prevede la creazione dell'”anima” (la parte più interna) in argilla mescolata ad un materiale refrattario. Sull’anima, poi, veniva steso uno strato di cera che veniva modellato. Su questo strato si lavorava la “camicia”, ovvero un altro strato in argilla o materiale refrattario. Indispensabile la realizzazione di canali lungo tutto il modello per consentire la fuoriuscita della cera. Si concludeva poi con l'”involucro”, una rete metallica di fili di ferro che cinge tutta l’opera.

sculture in bronzo tecnica della fusione a cera persa

Bronzi di Riace, V sec. a.C., Museo nazionale archeologico nazionale di Reggio Calabria.

Questo complesso insieme di operazioni prende il nome di “formatura” perché danno forma alla scultura che si vuole realizzare. A questo punto la forma ottenuta viene messa a cuocere nella fornace: la cera, quindi, si scioglie ed è per questo motivo che la tecnica si chiama “fusione a cera persa”, perché durante la cottura il modello va distrutto! Una volta sciolta la cera e raffreddata la forma fusoria, si cola il metallo nella parte che prima era occupata dalla cera. Poi si aspetta che la forma si sia raffreddata completamente, si rompe il mantello esterno e si estrae l’opera.

Il metodo indiretto, invece, consente di non distruggere il modello. In questo caso si deve lavorare al contrario, dall’esterno verso l’interno! Si deve iniziare realizzando un modello in argilla a grandezza naturale e ricavarne poi un calco in gesso. Il calco, però, non deve essere unico ma a tasselli. Ognuno di questi deve essere numerato per permetterne in seguito la ricomposizione del modello. All’interno dei tasselli si deve stendere cera, preferibilmente in più strati. Le lastre di cera vengono montate sull'”anima”, ovvero una statua in argilla appena abbozzata con all’interno un telaio di metallo. Vengono poi fissati i canali di getto e si ricopre il tutto con altro materiale refrattario. Si procede, infine, con la cottura. Anche in questo caso la cera si scioglierà e al suo posto verrà fatto colare il metallo fuso.