Oggi scopriamo insieme la pittura fiamminga, le cui opere sono un concentrato di precisione e dettagli. Qualche cenno sullo stile e una scheda didattica da scaricare gratuitamente per voi.

La pittura fiamminga

Rogier van der Weyden, Ritratto di giovane donna, 1460 circa

Rogier van der Weyden, Ritratto di giovane donna, 1460 circa

La pittura fiamminga, detta anche Rinascimento nordico, è un tipo di pittura nata nel ‘400 nelle Fiandre. Jan Van Eyck ne è il principale esponente.

I paesi fiamminghi, godevano, all’inizio del XV secolo, di un periodo di Rinascimento e prosperità che

favorirono una cultura borghese, e di corte.  All’interno di questa fioritura culturale si inserì il gusto per una pittura estremamente realistica e dettagliata. Questo specifico realismo, potrebbe rapportarsi alla filosofia nominalistica, diffusa all’epoca nei paesi nordici, secondo la quale la sostanza della realtà perviene a noi attraverso i singoli oggetti percepiti.

Jan Van Eyck

Jan Van Eyck è l’indiscusso artefice del rinnovamento artistico fiammingo. Cronologicamente parallelo alle opere di Masaccio a Firenze, il suo lavoro presenta molti punti di contatto con il maestro italiano.

Jan Van Eyck, Trittico di Dresda, 1437

Jan Van Eyck, Trittico di Dresda, 1437

Le immagini create da Van Eyck sono caratterizzate dalla completa integrazione di figure e paesaggio grazie alla luce che unifica lo spazio e vi fissa i personaggi. Nel porsi il problema di come rappresentare la realtà pero’, Masaccio opera una sintesi, cogliendo la struttura e l’essenza delle cose; mentre Van Eyck procede in maniera inversa, analizzando i singoli elementi e gli innumerevoli oggetti che vi si presentano.

I coniugi Arnolfini

La tavola dipinta ad olio rappresentante I coniugi Arnolfini, del 1434, riporta tutte le caratteristiche che

Jan Van Eyck, I coniugi Arnolfini, 1434

Jan Van Eyck, I coniugi Arnolfini, 1434

affermeranno il linguaggio fiammingo nell’ambito internazionale. Giovanni Arnolfini infatti era un ricco mercante lucchese, stabilito a Bruges fin dal 1420; fece eseguire a Van Eyck, ormai celebre, il dipinto che lo ritrae insieme alla moglie Giovanna.

La scena si svolge in una stanza illuminata da una luce tenue ma limpida; gli sposi, nell’atto di tendersi le mani durante il giuramento di fedeltà, sono descritti con estrema acutezza, sia nei tratti dei volti, sia nelle ricche vesti (notate la resa della pelliccia che riveste l’abito di Giovanni Arnolfini).

Con la stessa attenzione Van Eyck descrive gli innumerevoli oggetti che riempiono la stanza: i mobili, lo specchio alle spalle dei personaggi, il lampadario. Tutto concorre a dichiarare l’agiatezza e lo stile di vita della coppia. Vi sono inoltre, una serie di elementi e presenze che invece alludono all’intimità domestica come il piccolo cane, simbolo di fedeltà, i frutti simbolo di di fecondità, o ancora gli zoccoli, simbolo della sacralità.

L’intero quadro è una sorta di documentazione dello status sociale ed economico degli Arnolfini.

Il dettaglio dello specchio

Il dettaglio dello specchio

Lo spazio della stanza, così definito e realistico, si complica mediante un espediente, quello dello specchio sul fondo. Osservando il riflesso nello specchio, ci viene mostrata la scena da un altro punto di vista e la visuale si allarga fino a comprendere altri due personaggi. Due uomini stanno sulla porta e assistono al giuramento degli sposi, ma chi potrebbero essere? Si pensa che uno dei due personaggi potrebbe essere identificato con il pittore stesso, ipotesi avvalorata anche dalla sua firma, posta proprio sopra lo specchio “Johannes de Eyck fuit hic” (Jan Van Eyck era presente). Probabilmente testimone dei coniugi quindi; in questo caso il dipinto acquisterebbe una funzione di documento ufficiale di un momento importante nella vita del committente, alla stregua di una fotografia.

Scarica gratuitamente la scheda didattica in pdf con l’analisi de “I coniugi Arnolfini”

e ora…buon lavoro!

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