Il bronzo fu per un lunghissimo tempo il metallo principe, adatto a tutti gli usi per suppellettili, oggetti d’arte e armi. Anche nella scultura, la possibilità di utilizzare questo materiale rappresentò una grande conquista da parte dell’uomo.

Già nell’età del bronzo (3500 – 1200 a.C. circa), accanto alla produzione di piccoli oggetti si giunse alla produzione di statue che ancora oggi suscitano ammirazione e stupore non solo per il valore artistico ma anche per il grado di finezza tecnica.

Il metodo della fusione a cera persa fu usato non solo nel periodo arcaico ma anche in quello classico. Vediamo insieme in cosa consiste questa tecnica:

Come si fa la fusione a cera persa?

Esistono due modalità per eseguire questa tecnica; il modo diretto e quello indiretto.

  • Modo diretto: Si realizza un modello in cera e si ricopre con dell’argilla, creando uno stampo. Tramite dei fori nell’argilla si fa uscire la cera dallo stampo scaldandola e, successivamente, si cola il bronzo fuso. Si elimina lo stampo e il risultato sarà identico al modello in cera di partenza.
  • Modo indiretto: molto simile al precedente, ma il modello di cera è costruito su un precedente in argilla. Il risultato con questo metodo permette di creare forme vuote al loro interno.

Il modello di una mela in cera e il relativo stampo

La realizzazione del modello in cera era il punto di partenza fondamentale per la realizzazione dell’opera. Aveva inoltre la funzione di “bozzetto” da presentare all’eventuale committente ed essendo costituito di cera era facilmente modificabile prima dell’esecuzione finale.

La modellazione del bozzetto doveva essere particolarmente accurata e ricca di dettagli, di modo che, una volta ottenuto il corrispondente in bronzo, la fase di rifinitura fosse agevolata.

Il passo successivo era la copertura del modello in cera con la creta. In questa fase l’artista doveva rispettare le proporzioni definitive dell’opera e ricoprire con uno strato di creta armata (per evitare fratture durante la cottura) “l’anima” in cera. Venivano poi inseriti dei tubicini, detti sfilatoi, che avrebbero consentito, nella fase di cottura, la fuoriuscita della cera e l’ingresso del bronzo fuso.

Con la cottura, in forno, la creta diventava terracotta e la cera fuoriusciva dallo stampo colando dagli sfilatoi. Lo stampo era pronto per il prossimo passaggio: la colatura del bronzo.

una statua di bronzo dopo la fase di colatura

una statua di bronzo dopo la fase di colatura

Il risultato, una volta estratto dallo stampo, era una scultura alla quale andavano tolti tutti i frammenti superflui, i tubicini che segnano la colatura.

Gli ultimi passaggi erano quindi di rifinitura e di lucidatura. L’artista in questa fase apportava gli ultimi ritocchi per avere il miglior risultato finale.

Qualche esempio di fusione a cera persa

Sono moltissime le testimonianze (in buona parte dell’arte greca) che oggi ci permettono di ammirare statue in bronzo realizzate con questa

I bronzi di Riace

I bronzi di Riace

tecnica. Gli esempi più conosciuti sono i famosissimi Bronzi di Riace, due grandi statue ritrovate nel 1972 nelle coste dello Ionio a circa 300 metri da Riace. I molti studi condotti attorno alle due statue hanno rivelato che probabilmente furono realizzate dallo stesso artista o equipe, ma in due periodi differenti. La statua denominata A, infatti, viene datata al 460 a.C.(periodo severo); mentre la B, al 430 a.C. (periodo classico).

Sono state avanzate moltissime ipotesi sulla provenienza di queste due statue, sulla loro datazione e sul motivo per cui siano finite in mare.

Di fatto, oggi possiamo ammirare la straordinaria testimonianza di un passato molto lontano e di una civiltà tecnicamente molto avanzata.

La tecnica della fusione a cera persa è un’insieme di passaggi complessi che ha segnato nella storia delle tecniche artistiche un passaggio fondamentale per l’evoluzione della statuaria e della lavorazione dei metalli.