Entrando in un museo di arte contemporanea, non si può fare a meno di notare che le opere esposte, spesso, sono composte con materiali inconsueti, “anomali”. Vi siete mai chiesti perché e in che modo un sasso, un pezzo di legno o una plastica bruciata sono entrati a far parte delle collezioni dei musei?

I materiali anomali, arte contemporanea e nuovi linguaggi

Già a partire dagli inizi dello scorso secolo, materiali inusuali come corde, ritagli di giornale e pezzetti di cartone, fecero la loro incursione sulle tele dei grandi maestri della storia dell’arte, per ricordarne uno, il nostro amato Picasso. Come non citare, inoltre, gli objet trouvè, tanto cari ai Surrealisti, o i ready made dei Dadaisti. Entrambi fecero dell’oggetto più o meno casuale il motivo centrale delle loro opere.

Marcel Duchamp, Fontana, 1917

Marcel Duchamp, Fontana, 1917

A partire dagli anni ’70, gli artisti iniziarono ad avere un rapporto molto più contestuale con i luoghi stessi delle loro rappresentazioni, siano state esse gallerie, musei o anche luoghi pubblici. Ecco quindi che gli artisti hanno ricercato, da questo momento in poi in misura sempre maggiore, un contatto con il luogo e con il pubblico, includendo frammenti di realtà all’interno delle opere.

Ieri, oggi e domani…cosa ci raccontano gli oggetti?

I materiali dell’arte contemporanea ancora oggi sono in continua evoluzione; con il progresso sono nati moltissimi nuovi materiali e altrettanti sono diventati desueti. È sempre interessante leggere un’opera anche attraverso ciò di cui è composta, ripensarne la funzione primaria e la nuova destinazione d’uso che gli è stata data.

Nel contemporaneo gli artisti utilizzano ogni tipo di oggetto o materia che possa raccontare una storia, che possa essere funzionale ad arricchire l’opera e a renderla unica.

 

I materiali anomali sono moltissimi e spesso rappresentano tutto ciò che non ci aspetteremo mai di vedere esposto…

P. Pascali, Bachi da setola, 1968 credits: Globartmag.com

P. Pascali, Bachi da setola, 1968  credits: Globartmag.com

Ad esempio i grandi scovoli di materiale plastico che compongono i famosissimi “Bachi da setola” di Pino Pascali o ancora i materiali naturali come il legno, utilizzato moltissimo da Giuseppe Penone per le sue grandi installazioni o le piccolissime migliaia di spine di acacia che, applicate sul loro supporto, vanno a formare l’impronta di due labbra nel suo “Spoglia d’oro su spine d’acacia” (entrambe le opere fanno parte della collezione permanente della Galleria Nazionale Arte Moderna di Roma).

G. Penone, Tronc Creux, 2001 e Spoglia d'oro su spine d'acacia, 2002 credits: Artobserved.com

G. Penone, Tronc Creux, 2001 e Spoglia d’oro su spine d’acacia, 2002 credits: Artobserved.com

Gli oggetti che vengono scelti come materiali nella creazione delle opere d’arte raccontano in qualche modo una storia, spesso viva nel nostro

P.M. Tayou, Plastic bags, 2007

P.M. Tayou, Plastic bags, 2007

immaginario collettivo e legata al loro uso comune o alla loro natura.

Provate a pensare ad una busta di plastica. Non è forse un contenitore? Non vi riporta alla tematica ambientale, all’utilizzo quotidiano di qualcosa destinato a “vivere” per moltissimo tempo?

Il sacchetto di plastica, un oggetto che passa inosservato ma che è anche il simbolo della società odierna,

consumista e globalizzata, è diventato così, soggetto e materiale principale dell’opera “Plastic Bags” di Pascal Marthine Tayou, artista camerunense.

Ogni materiale o oggetto può essere impiegato nella creazione di un’opera d’arte ma, ciò che realmente conta in fondo, è il modo in cui viene inserito in essa dalla mente dell’artista: il processo creativo.