Su alcune spiagge del mondo vivono delle creature straordinarie. Tubi di pvc e materiali di scarto costituiscono lo scheletro di questi strani animali. Sono sculture cinetiche e Il loro creatore è l’artista olandese Theo Jansen.

Theo Jansen Strandbeest Photo credit: jebiga.com

Theo Jansen Strandbeest
Photo credit: jebiga.com

Spiegare l’arte contemporanea

La seconda metà del Novecento rientra convenzionalmente in quella che viene definita arte contemporanea. Spiegare l’arte contemporanea, quella più vicina ai giorni nostri, può rivelarsi un compito arduo e dispersivo poiché non esistono più grandi correnti o movimenti artistici. Oggi si parla di tendenze dell’arte.

Abbiamo già visto come l’arte oggi utilizzi materiali e tecniche sempre più particolari tanto che, spesso, sono proprio questi i tratti distintivi dell’opera.

All’interno di un percorso scolastico (ma anche del personale bagaglio di conoscenze) spiegare l’arte contemporanea stimola l’osservazione del mondo che ci circonda, lo spirito critico e, perché no, è sicuramente un momento divertente in un contesto di apprendimento. Oltre a ciò si assiste sempre di più alla creazione di opere che si discostano dalla sola pittura o scultura, per diventare opere interdisciplinari (passatemi il termine).

Per farvi un esempio di come l’arte abbia contaminato ormai ogni campo delle conoscenze voglio mostrarvi il lavoro di Theo Jansen. Un artista olandese che si è cimentato in un’impresa creatrice nel vero senso della parola.

Photo credit: Artfutura.org

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Theo Jansen Strandbeest

Strandbeest letteralmente significa “animale da spiaggia”. È questo il nome che l’artista ha dato alle sue creature. A dire il vero la sua è una vera e propria ricerca scientifica infatti le diverse specie create da Jansen hanno diversi nomi e specie, come una classificazione animale.

Gli animali da spiaggia si muovono grazie alla capacità di immagazzinare l’energia eolica ed hanno una struttura, un esoscheletro, composta da tubi in pvc e bottiglie di limonata usate unite a piccole componenti elettroniche come un contapassi (che costituisce il “cervello”) e un tubicino aspiratore che permette alle creature di avvertire l’acqua e tornare indietro per evitare l’annegamento.

Photo credit: Doorofperception.com

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La scultura (scultura cinetica, quindi in movimento, per la precisione), in questo caso, si combina con l’ingegneria e con la matematica per permettere a queste creature di raggiungere una vita autosufficiente sulle spiagge.

Il progetto è nato negli anni ’80 e Jansen parla di una vera e propria evoluzione. In effetti il suo fine è quello di riuscire a creare animali da spiaggia in grado di muoversi e sopravvivere alle innumerevoli difficoltà presenti nel loro periodo di vita. Da strutture molto leggere si è passati ad animali pesantissimi e in grado di trasportare carichi notevoli (solo grazie alla forza del vento, incredibile!); le ultime generazioni di animali hanno addirittura un semplice meccanismo che, in caso di tempesta, puntella l’animale alla sabbia, impedendogli di essere spazzato via.

Forme d’arte che rendono il paesaggio diverso; sembrano antichi mostri degni di un Jurassic Park in versione contemporanea. Volete saperne di più? Guardate il video (in inglese) in cui è l’artista stesso a spiegare come sono fatte le sue Strandbeest!

Personalmente trovo le sculture cinetiche di Jansen degne di nota ed estremamente interessanti proprio per il lavoro di ricerca che costantemente l’artista porta avanti da decenni. In questa estate, aguzzate la vista, chissà che non ci sia un animale da spiaggia anche sui nostri lidi, a parte le zebre ovviamente!