"Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere." 
(Henri Cartier-Bresson)

La fotografia, l’invenzione tecnica per riprodurre la realtà

La fotografia, ottava arte, è una tecnica di produzione d’immagini. Sin dalla sua invenzione, il mezzo fotografico ha dovuto ritagliarsi uno spazio all’interno del sistema artistico. Nata come una nuova tecnologia che dava la possibilità, a chiunque se lo potesse permettere, di riprodurre oggetti, paesaggi o persone senza avere una specifica abilità manuale, sin dal suo nascere aprì un grande dibattito sul ruolo che potesse avere nelle arti.

Nei secoli, con l’evoluzione del mezzo e grazie ad illustri fotografi, la fotografia ha acquisito lo speciale statuto di mezzo di produzione artistica.

Non si può definire una data e un inventore specifico della fotografia, perché è un avvenimento che si è evoluto nel corso dei secoli, preparato da intuizioni diverse, da ricerche e conferme.

Sin dai tempi di Aristotele (vissuto nel IV sec a.C.) si riscontrano osservazioni sulla luce, sui colori e sulla vista. I primi veri studi di ottica risalgono però  al Medioevo e già il grande Leonardo da Vinci aveva progettato la camera oscura, partendo da prototipi arabi. Solo a partire dall’Ottocento, pero’, si può parlare di una vera e propria storia della fotografia.

Un esempio di dagherrotipo. A causa dei  lunghissimi tempi di posa, spesso i soggetti appaiono seduti o nell'atto di sorreggersi a degli oggetti.

Un esempio di dagherrotipo. A causa dei lunghissimi tempi di posa, spesso i soggetti appaiono seduti o nell’atto di sorreggersi a degli oggetti.

Inizialmente il dagherrotipo (da Daguerre, inventore i questo procedimento fotografico), che consisteva nella sensibilizzazione alla luce di una lastra di rame ricoperta da sali d’argento, ottenne e riscosse grande successo. I primi dagherrotipi raffiguravano soprattutto paesaggi e nature morte, proprio in funzione delle lunghissime esposizioni necessarie per la produzione di questo tipo di immagini.

Nel corso del secolo, fino ai giorni nostri si è continuato a perfezionare e variare la potenzialità di questo mezzo, nato come invenzione, utilizzato da tecnici e solo in un secondo momento, sfruttato dagli artisti non per la riproduzione di oggetti, paesaggi o ritratti, ma per la creazione di opere d’arte.

Dalla produzione di immagini all’arte

Uno dei primi artisti a servrisi di questa tecnica fu, ad esempio l’americano Man Ray il quale, con le sue Rayografieposizionava oggetti sulla lastra fotosensibile (il corrispettivo del nostro vecchio rullino) e creava composizioni in negativo, giocando sull’ambiguità delle ombre prodotte.

La rayografia - Fotografia di Man Ray

La rayografia

La fotografia, nata come invenzione meccanica, a mano a mano da oggetto di lusso, divenne parte della produzione industriale e nel giro di pochi decenni entrò nelle case e nelle vite delle persone comuni per fissare eternamente istanti e ricordi.

Dal punto di vista artistico pero’ è bene sottolineare il fatto che, parlando di fotografia, inevitabilmente si debba scindere il discorso in due filoni: quello tecnico-meccanico e quello del linguaggio. Come accennato precedentemente la diatriba fu molto accesa sin dall’inizio della storia di questo particolare mezzo, tanto che furono pubblicati moltissimi scritti in proposito. Uno tra questi, e forse il più famoso, è il saggio del filosofo tedesco Walter Benjamin L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, pubblicato per la prima volta nel 1935.

L’ambiente artistico assorbì e declinò il dibattito in maniere diverse e la sua portata era di carattere mondiale, tanto da essere ancora oggetto di discussione, sebbene l’ottava arte sia oggi riconosciuta a tutti gli effetti come tale.

La fotografia e l’approdo all’astrattismo

Agli inizi del XX sec. Alfred Stieglitz, capo del gruppo americano Photo-Secession, operò in opposizione ai concetti della foto artistica, esaltando le istantanee con apparecchi portatili, ricercando l’illusione della realtà, giocando con la ricerca del cubismo nella natura, sfruttando la tecnica per creare soggetti disumanizzati, sovrapposizioni, fantasmi evanescenti. Ciò che faceva di una fotografia, una foto d’arte, era ed è ancora l’immaginazione dell’uomo, la scelta del soggetto e quella che l’obbiettivo fa del particolare.

La fotografia venne utilizzata in campo artistico, ad esempio, anche dall’italiano Luigi Veronesi, dall’americano A. Coburn, dallo svizzero C. Schad, dall’ungherese László Moholy-Nagy (del Bauhaus), dallo statunitense Man Ray, che, proclamando l’importanza essenziale della “ricerca” riaffermavano o giungevano all’astrattismo.

Fu questo il punto di partenza di ogni avventura e sperimentazione fotografica successiva. All’alba di un nuovo secolo il mezzo fotografico racchiudeva tutte le potenzialità dell’evoluzione scientifica, al servizio, in questo caso, della ricerca artistica.