Uno dei capitoli più affascinanti della storia dell’arte è rappresentato dai falsi d’arte. Si tratta di opere vendute a prezzi stellari perché attribuite a grandi nomi del passato o che vengono esposte nelle sale dei più prestigiosi musei dopo aver tratto in inganno anche i più noti storici dell’arte!

Falsari illustri edito da Skira racconta alcune di queste rocambolesche avventure che hanno accompagnato la storia dell’arte dall’antica Grecia fino a oggi, costituendo una sorta di storia dell’arte parallela, ricchissima di spunti di riflessione sul ruolo del mercato dell’arte e il concetto di autorialità.

falsi d'arte

Copertina del volume. Copyright: Skira editore

Leggendo le storie raccontate da Harry Bellet sui falsi d’arte non si può fare a meno di provare una certa benevolenza nei confronti di persone così dotate: fare il falsario, infatti, è tutt’altro che semplice! Servono intelligenza, abilità nelle pubbliche relazioni, inventiva ma soprattutto profonda conoscenza della storia dell’arte, della storia dei materiali dell’arte e una straordinaria abilità manuale. Produrre falsi è scorretto, legalmente perseguibile e moralmente deprecabile… Ma quanto è affascinante scoprire i trucchi e le strategie utilizzate nel corso dei secoli per ingannare curatori, studiosi e visitatori di tutto il mondo?

In fondo, provare un po’ di empatia per queste figure simili al celebre Arsenio Lupin è perdonabile… :)

Falsari illustri: un libro di Harry Bellet, Skira Editore

Leggendo il volume di Harry Bellet, storico dell’arte che ha lavorato presso il Centre Pompidou prima di diventare redattore per Le Monde, si rimane davvero colpiti da quanto sia fitta la rete dei falsari di tutto il mondo e non si può fare a meno di pensare che a fronte di una buona quantità di “artigiani illustri” scoperti e consegnati alle autorità, molti altri continuano a lavorare indisturbati!

La storia dei falsi d’arte nasce nel mondo antico:

Di falsari se ne conoscono fin da prima dell’era cristiana. Un
secolo prima, per essere precisi, un greco di nome Pasitele riproduceva
statue dei grandi artisti del suo paese che i Romani erano smaniosi di acquistare. (p. 27)

 E prosegue lungo tutto il Medioevo riguardando per lo più le reliquie sacre. Dall’inizio dell’età moderna ai nostri giorni gli esempi sono numerosissimi e il nostro paese è stato un pilastro di questa tendenza:

L’Italia e i suoi artigiani furono da sempre una vera e propria
fabbrica di falsi, attività favorita dal Grand Tour, quella “fissazione”
– nata nel Settecento – dei giovani ricchi europei, soprattutto
inglesi, che consideravano parte di un’educazione completa
andare a far baldoria nella penisola. Tornavano con souvenirs
di vario tipo ma quelli più ambiti erano i prodotti dell’arte del Rinascimento. (p. 30)

I falsari lavorano a livello internazionale: Wolfgang Beltracchi, ad esempio, è stato incarcerato nell’agosto 2010 per aver venduto dalla metà degli anni novanta una quantità impressionante di dipinti di Derain, Ernst e Léger. Uno dei suoi falsi Ernst è stato esposto al Metropolitan Museum di New York dove è stato ammirato da Philippe de Montebello, l’allora direttore, da Dorothea Tanning, la vedova di Ernst, da Werner Spies, autore del catalogue ragionato dell’artista e da migliaia di visitatori. Nessuno aveva messo in discussione l’autenticità del dipinto!

max ernst e la moglie

Max Ernst e la moglie Dorothea Tanning in Arizona, 1948. La foto è stata trovata su: mondo-blogo.blogspot.com, a sua volta tratta da: “Max Ernst: Sculptures, maisons, paysages” di W. Spies, 1998.

Lo stesso Metropolitan Museum di New York possiede una notevole collezione di statue di guerrieri etruschi originariamente datata al VI secolo a.C., ma realizzate non lontano da Orvieto dai fratelli Riccardi e dal loro amico, Alfredo Fioravanti, artigiano dei primi del Novecento. Le opere erano tanto convincenti che gli specialisti del museo hanno creduto a lungo che gli Etruschi avessero un perfetto controllo delle fornaci e sapessero mantenere una temperatura alta per giorni e giorni così da realizzare pezzi tanto grandi! Bisognò aspettare gli anni Sessanta perché il museo ammettesse di essere stato truffato, e questo solo perché Alfredo Fioravanti aveva firmato una confessione davanti alle autorità.

Un altro esempio è quello delle famosissime teste di Modigliani. Secondo un aneddoto il pittore, ubriaco fradicio, aveva gettato le sue sculture in un canale di Livorno: nel 1984 una curatrice del museo locale annunciò la sua intenzione di dragare il canale. Degli studenti intagliarono delle pietre e le buttarono in acqua perché, dissero, “potesse trovare qualcosa”. La direttrice del museo fu ricoverata a lungo in ospedale e suo fratello, che dirigeva la Galleria d’Arte Moderna a Roma e aveva sostenuto l’autenticità di quelle imitazioni, fu licenziato. (p. 20)

Falsi d’arte: quali sono i segreti del mestiere?

A questo punto verrebbe spontaneo chiedersi: è possibile riconoscere un falso d’arte? Certo, in alcuni casi le analisi scientifiche dei materiali utilizzati ha aiutato molto nel riconoscere la non autenticità delle opere, così come le ricerche d’archivio e una conoscenza molto approfondita dello stile e della manualità dell’artista. Tuttavia i falsari sanno rendere il riconoscimento estremamente complesso! Ecco alcuni dei trucchi più utilizzati dai falsari:

Scelgono con grande cura chi copiare: è più prudente scegliere un artista minore, poco conosciuto, oppure un’opera poco nota di un grande autore. È molto importante, infatti, avere a che fare con pezzi poco studiati, scomparsi, di cui è difficile trovare informazioni dettagliate. Gli esperti saranno così contenti di ritrovarle che si faranno promotori spontanei della scoperta!

La provenienza e i documenti: un’opera d’arte non nasce dal nulla ma ha una storia ben documentata. È stata esposta in gallerie e musei, è stata venduta e acquistata, ha viaggiato. Molti falsari hanno addirittura prodotto documenti e fotografie falsi per far sembrare verosimile la loro versione dei fatti!

Mantenere un profilo basso: l’autore ricorda infatti che “i falsari italiani di inizio Novecento discutevano tra di loro con discrezione – si fa per dire – dei reperti archeologici rinvenuti negli scavi clandestini sulla terrazza dei ristoranti di Roma dove i curatori dei musei americani avevano l’abitudine di pranzare. Erano questi ultimi ad avviare la conversazione…” (p. 113). Niente pavoneggiamenti, dunque, meglio lavorare di astuzia!

Questi sono solo alcuni degli esempi che mi hanno colpita di più, il libro di Bellet è ricchissimo di storie e aneddoti suggestivi sui falsi d’arte e può essere un ottimo spunto per parlare ai ragazzi delle scuole superiori della differenza tra copia e originale ma anche del funzionamento del mercato dell’arte e degli affascinanti strumenti del restauratore, una figura che spesso ha avuto un ruolo cruciale nello svelare gli inganni.

Fateci sapere cosa ne pensate!

Henry Bellet

Falsari Illustri

Skira Editore, Milano, 2019

19 €