La visione delle celeberrime opere dell’artista russo Chagall, recentemente in mostra a Palazzo Reale di Milano, dà vita a diverse suggestioni interdisciplinari.

Chagall, Parise, Anderson

La prima, di materia letteraria, riguarda Goffredo Parise, scrittore che in giovane età scrisseChagall, Parise, Anderson Il ragazzo morto e le comete (1950). Il romanzo rivela eleganza, complessità strutturale e una forte personalità artistica. Una curiosità, sopra tutte, ci colpisce: Parise rinunciò in giovanissima età alla pittura proprio dopo aver visto alcune opere di Chagall esposte alla Biennale di Venezia. Le similitudini fra la propria poetica pittorica e quella di Chagall erano tanto palesi, che Parise decise di dedicarsi ad un altro linguaggio espressivo: la scrittura. Eugenio Montale così si espresse circa i meriti del giovane autore:

Troviamo il mito dell’infanzia presa alle origini com’è o come probabilmente possiamo vederla da adulti; priva, cioè, di tutti quei modi nostalgici e crepuscolari che una lunga tradizione ci ha fatto credere inerenti alla materia. Un’infanzia rivissuta e risofferta quasi dall’interno […]. Un collage, forse, o una fuga, un incontro di volti e oggetti alla Chagall.

Nel campo della cinematografia, guardando Moonrise Kingdom di Wes Anderson si prova la stessa sensazione: il passaggio dall’infanzia all’adolescenza si tinge anche qui, come nei primi romanzi di Parise, di note oniriche o surreali. La rappresentazione avviene dall’interno e il mondo degli adulti è solo uno dei tanti “mondi altri” con cui è possibile entrare in comunicazione.Chagall, Parise, Anderson

Il linguaggio di Chagall, come quello del regista statunitense, è solo apparentemente pacificato ma nasconde frequentemente un retrogusto amarognolo, un ché di contraddittorio (di cui parliamo in un approfondimento su Chagallanche nel caso di Anderson il ‘mito dell’infanzia’ non è affrontato in modo semplice, al pari di una fiaba, ma conserva in sé una parte di non-detto e di non-spiegato, enfatizzato dalle sue inquadrature dal sapore teatrale, in cui non raramente sono stati ravvisati accorgimenti geometrici.

La mostra su Chagall a Milano è stata un’ottima occasione per riscoprire, ancora una volta, non solo la straordinaria potenza narrativa del pittore russo, ma anche l’esistenza di un immaginario superficialmente accostato, di solito, alle illustrazioni per l’infanzia o al sogno.
L’essenziale è invisibile agli occhi, diceva Saint-Exupéry, e forse non aveva tutti i torti.