Chagall, pittore conosciuto in tutto il mondo per la dolcezza e la bellezza delle proprie opere, ha avuto una vita molto movimentata. Scopri in questo articolo la vita di Chagall e le opere più importanti!

Vita di Marc Chagall

Presentare Marc Chagall non è affatto semplice: un artista dirompente, moderno e profondamente radicato nella spiritualità ebraico-russa, che ha scelto di avvalersi di un linguaggio unico e personale. Uno tra gli artisti più longevi della storia dell’arte, Chagall è stato uno sperimentatore di tecniche e stili pur non aderendo a nessun movimento.

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Chagall intorno al 1920. Foto di Pierre Choumoff

Moishe Segal è il nome ebraico di Marc Chagall. Ebreo chassidico, nato a Vitebsk, nell’attuale Bielorussia, è il primo di nove figli.

Nel 1907, all’età di 20 anni, si trasferisce a San Pietroburgo per iscriversi alla Società Imperiale per la protezione delle Belle Arti, che abbandonerà per frequentare la scuola di Léon Bakst.

Nel 1909 Chagall incontra Bella Rosenfeld, sua futura moglie; nel 1911 si trasferisce a Parigi e l’anno successivo espone per la prima volta al Salon des Independants. Nel giugno del 1914 Marc è protagonista della prima personale nella redazione di “Der Sturm” a Berlino. Alla vigilia della prima Guerra Mondiale, Chagall torna a Vitebsk e ritrova Bella Rosenfeld, che sposa nel luglio dello stesso anno.

Chagall e le opere più importanti: La passeggiata e Crocifissione bianca

La passeggiata di Marc Chagall (1917-18) è un’opera che testimonia l’amore profondo che lega Marc a Bella. Il pittore indossa un elegante completo nero, una camicia bianca e tiene per mano la moglie, che vola tranquillamente per aria. Lo stesso Chagall sembra sollevarsi grazie all’amore che lo lega alla donna: un amore trascendente, che supera i confini della natura. La coppia si unisce nel centro della composizione, dove si incontrano le loro mani in quella che è un’ideale circonferenza.

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M. Chagall, La passeggiata, 1917-1918. Credit: www.arte.it

Alle spalle della coppia, Vitebsk, una città che è stata scossa dagli accadimenti storici e politici. Da un punto di vista stilistico, il paesaggio rivela le scomposizioni tipiche della cultura cubista appresa da Marc durante il suo primo soggiorno parigino. Una nota a sé è la sinagoga rosa: l’edificio religioso, spirituale che nei colori riprende l’abito di Bella. L’amore e la religione portano verso l’alto.

Sull’erba, ai piedi del pittore, una classica tovaglia da picnic, una bottiglia di vino e un bicchiere rivelano l’influenza della cultura figurativa fauve. Il vino inebria, così come Marc è “ubriaco” di amore: nulla, in quel momento, gli impedisce di sorridere.

La felicità della coppia è perfetta in un’atmosfera da fiaba: Marc e Bella vivono nel loro Eden.

Nel 1918, Chagall è nominato Commissario del popolo per le belle arti e direttore dell’Accademia di Vitebsk, ma gli attacchi di Malevic lo costringono a rinunciare all’incarico. Si trasferisce a Mosca, dove inizia a collaborare con il Teatro ebraico di Stato.

Nel 1923 inizia a sperimentare l’arte grafica e illustra Le Anime Morte, su commissione di Vollard: quest’ultimo gli propone di lavorare alle Favole di La Fontaine. L’attività di illustratore coinvolge moltissimo il pittore perché gli consente di divagare e di utilizzare elementi figurativi nuovi. Nel 1926 si trasferisce a Nizza e lì scoppierà l’amore per la Costa Azzurra.

Dal 1930 al 1933 è un artista errante, senza fissa dimora. Nel 1933 a Mennheim i nazisti bruciano le opere di Chagall.

Nel 1940 si trasferisce negli Stati Uniti. Nel 1944 muore Bella, sua moglie, per molti anni Chagall ha vissuto uno stato di profonda tristezza tanto da non dipingere più per nove mesi.

Nel 1950 torna in Europa, per stabilirsi definitivamente a Saint-Paul-de-Vence, dove morirà il 28 marzo 1985. Marc sceglie di farsi seppellire nel cimitero cristiano: l’artista ha sempre dipinto i grandi valori biblici, ricevendo numerose critiche dal mondo ebraico.

Una delle opere più ambiziose di Marc Chagall è la Crocifissione bianca, dipinta nel 1938, ispirata alla persecuzione degli Ebrei nell’Europa centrale e orientale.

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M. Chagall, Crocifissione bianca, 1938. Credit: www.intoscana.it

Il contrasto tra i colori utilizzati crea un intenso senso di tragedia. Chagall, in un climax artistico, racconta una scena di crudeltà inaudita. Tutto parla di morte: le fiamme escono dalla sinagoga ormai distrutta, il rotolo della Torah sta bruciando e i libri di preghiera sono nel fango. Tutto contribuisce ad accrescere il senso di desolazione. Cristo, cinto dal tallit, porta sul capo un panno, al posto della corona di spine. Il crocifisso diventa simbolo delle atrocità della storia compiute contro di lui. Ai suoi piedi, è posto il candelabro ebraico a sette bracci, la menorah. Una grande scala è appoggiata contro la croce. È forse un invito a scendere dalla croce, per porre fine alla violenza e alla sofferenza? In questa tragedia, Cristo, l’oltraggiato, accende sulla croce una speranza.

Chagall, di origini ebraiche, dichiarò di essere fiero “di appartenere al piccolo popolo ebraico da cui nacque Cristo e il cristianesimo”.