Le autrici di Zebrart non possono vantare #zebralauree in materie scientifiche, tuttavia la notizia secondo la quale l’arte può salvare la vita ci è piaciuta particolarmente. Di seguito vi spieghiamo il perché.

Ritratto dello storico dell’arte

Permettetemi di sussurrarvi una piccola confessione: quello dello storico dell’arte è un duro mestiere.

Oltre a tutte le motivazioni che potrebbero venirvi in mente (mercato del lavoro complesso in primis), c’è anche un’altra ragione, meno evidente ma ugualmente annichilente, ossia il dover rispondere alle domande imbarazzanti di chi non si è mai interessato d’arte. Ne elenco qualcuna:

«Sei una storica dell’arte… quindi dipingi?»

No. No. NO.

« … da grande vuoi diventare come Sgarbi?»

Intendi cambiando sesso? No, grazie, mi trovo discretamente bene così.

«…studi sui libri con le figure?»

No, solitamente mi concentro intensamente finché non riesco ad ottenere un ologramma a piena parete dell’opera che mi serve.

Per poi arrivare al Sacro Graal delle domande, solitamente seguita da qualche secondo di imbarazzo, silenzio e inesorabile discesa della mandibola…

«Ma… a che serve l’arte?»

laboratori didattici, didattica museale

 

A cosa serve l’arte, #milliondollarzebraquestion. Se le classiche risposte non funzionano, eccovene qui una che otterrà certamente più successo: l’arte ci salva la vita. Sì, avete capito bene: se volete restare in salute mangiate le vostre porzioni di frutta e verdura, dormite sonni di pietra, praticate un po’ di esercizio fisico e non disertate i musei. 

In che modo l’arte salva la vita?

Vedendo meraviglie da brivido come il Grand Canyon e la Cappella Sistina o ascoltando l’Ave Maria di Schubert, possiamo sconfiggere alcuni tipi di malattie, secondo uno studio di cui si scrive su The TelegraphIl contatto con la natura e l’arte rafforzerebbe il sistema immunitario abbassando i livelli delle sostanze che causano infiammazioni le quali, a loro volta, possono causare diabete, attacchi cardiaci e altre malattie.

Durante due diversi esperimementi, sono stati prelevati dei campioni di mucosa orale a più di 200 soggetti, due volte nell’arco dello stesso giorno. Coloro i quali avevano provato le emozioni più forti, come la meraviglia e lo stupore, avevano livelli più bassi di citochina interleuchina 6, ovvero un marker dell’infiammazione.

Il Dottor Dacher Keltner della California University di Berkeley ha detto: «Lo stupore, la meraviglia, la bellezza sono alla base di più salutari livelli di citochina. Ciò suggerisce che le esperienze che ci permettono di vivere queste emozioni – una passeggiata nella natura, ascoltare della musica, contemplare l’arte – hanno un’influenza diretta sulla salute».

bambini al museo istruzioni per l'uso

Le citochine sono sostanze chimiche necessarie nei processi di difesa del corpo contro le infezioni ma ad alte concentrazioni potrebbero essere coinvolte nella formazione di disturbi specifici quali il diabete di tipo 2, alcune malattie cardiache, l’artrite e il morbo di Alzheimer.

Un altro fattore da non sottovalutare: oltre alle malattie autoimmuni, sono stati riscontrati alti livelli di citochine in pazienti affetti da depressione. Uno studio recente, infatti, ha riscontrato che i pazienti depressi avevano livelli più alti di citochine TNF-alfa, rispetto a pazienti non depressi.

Si ritiene che segnalando al cervello la produzione di molecole infiammatorie, le citochine possono bloccare gli ormoni chiave e i neurotrasmettitori – come la serotonina e la dopamina – che controllano umore, l’appetito, il sonno e la memoria.