Jacob Burckhardt, uno storico svizzero, scrisse nel 1860 un saggio dal titolo “La civiltà del Rinascimento in Italia”: è grazie a quest’opera che il termine “Rinascimento” si è diffuso in Italia.

Cosa significa “Rinascimento”?

Il Rinascimento è un periodo che si estende all’incirca tra la seconda metà del Trecento e la fine del Quattrocento. Dare una periodizzazione esatta del fenomeno è molto difficile: il Rinascimento, infatti, è nato a Firenze ma si è esteso con tempi e modalità diverse anche in altri centri italiani. I primi furono Venezia e Roma, seguono Napoli, Ferrara, Milano, Mantova, Perugia, Padova. Ognuno di questi centri ha ospitato grandi artisti che, grazie al proprio talento, hanno codificato in modo originale le caratteristiche fondamentali del Rinascimento.

Una prima battuta d’arresto coincide storicamente con la morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492 e l’inizio della predicazione di Savonarola, un frate domenicano che istituì a Firenze una repubblica teocratica.

Quando trattiamo di Rinascimento ci riferiamo soprattutto all’imporsi di una mentalità nuova, di un modo nuovo di concepire l’uomo grazie anche allo studio della cultura classica e alla connessa nascita della filologia.

Leggendo una definizione del genere verrebbe quasi spontaneo pensare ad una divisione netta tra Medioevo e Rinascimento, il primo caratterizzato da oscurantismo e barbarie, il secondo, invece, culla delle arti e della cultura. Nulla di più sbagliato!

La mentalità alla quale facciamo riferimento non può cambiare nel giro di pochi anni, ma sono necessari decenni e decenni: i prodromi del Rinascimento, infatti, si trovano già nel Medioevo.

La filologia

Cosa c’entra la filologia con la storia dell’arte? Tantissimo!

La nuova concezione della cultura e della dignità dell’uomo, infatti, si afferma nella storia dell’arte solo grazie ad approfonditi studi dei classici greci e latini. Affinché lo studio di queste opere fosse veramente proficuo, si impose la necessità di un loro studio analitico e scientifico. La disciplina che se ne occupa è la filologia, una disciplina che si studia tutt’oggi e che consiste nell’analisi dei testi antichi, fornendone l’edizione critica e ricostruendone le vicissitudini storiche. I testi, infatti, non sono giunti fino a noi esattamente come sono stati scritti: durante le trascrizioni spesso si verificavano errori quali ripetizioni, refusi, omissioni.

arte nel rinascimento

Ritratto di Petrarca, Altichiero, 1376 circa.

Anche durante il Medioevo i classici venivano letti e studiati, quello che cambia, tuttavia, è l’approccio: venivano ricercati in essi, infatti, significati religiosi e morali, spesso estranei all’orizzonte culturale dell’autore. Il primo ad avere un approccio razionale ai testi classici, è Francesco Petrarca, nato nel 1307 e morto nel 1374, scrittore e poeta che solitamente associamo al mondo medievale: ecco un esempio del perché i confini tra Medioevo e Rinascimento non devono essere intesi rigidamente!

I mezzi per la rilettura della civiltà classica sono stati elaborati da una ristretta cerchi di intellettuali studiosi delle Humanae Litterae; Umanesimo è il termine con il quale si definisce il movimento di recupero e studio dei classici che si afferma tra fine Trecento e inizio del Quattrocento.

Pico della Mirandola, ad esempio, fu un umanista molto attivo alla corte di Lorenzo il Magnifico e dalla lettura della sua Orazione sulla dignità dell’uomo si evince quali dovrebbero essere le finalità ultime dello studio dei classici: non la contemplazione ma la partecipazione attiva alla vita pubblica per trasformare la realtà quotidiana dell’uomo. Uno degli obiettivi principali degli Umanisti, infatti, era l’educazione dei futuri governanti e dei cittadini più ricchi, che sarebbero stati coinvolti nella conduzione economico-politica della società, allo sviluppo della propria personalità.

Arte nel Rinascimento: caratteri generali

Gli artisti condividono gli ideali degli Umanisti e li diffondono attraverso la loro perizia tecnica.

Tra le maggiori novità del Rinascimento annoveriamo un nuovo modo di rappresentare lo spazio, lo studio delle problematiche inerenti lo spazio era iniziato già stato affrontato da Giotto, ma adesso, nel Rinascimento, viene portato a ulteriore compimento attraverso precise regole geometriche. Brunelleschi codifica la prospettiva centrale, un sistema in grado di rappresentare su un piano bidimensionale la tridimensionalità degli oggetti e la loro posizione nello spazio. Un’altra novità riguarda il nuovo approccio all’antico, gli artisti, infatti, non copiavano pedissequamente le opere del passato, ma le studiavano per ritrovarne lo spirito e per riproporre, nelle proprie opere originali, un equilibrato rapporto tra l’armonia delle parti, la proporzionalità, la verosimiglianza e resa dei moti dell’animo umano, ottenuta grazie allo studio dell’anatomia umana.

Arte nel Rinascimento: Filippo Brunelleschi

Filippo Brunelleschi (1377 – 1446) è considerato da molti storici l’iniziatore del Rinascimento. Pittore, scultore e architetto, Brunelleschi ha studiato a fondo l’arte classica soggiornando per lungo tempo a Roma. Le sue architetture vengono progettate sulla base del modulo, un sistema di regole che stabilisce rapporti proporzionali tra le parti della costruzione; negli edifici da lui progettati la decorazione viene ridotta al minimo se non del tutto bandita, perché la bellezza doveva derivare dalla semplicità e dall’armonia tra le parti (capitelli, colonne, paraste, timpani), tutte desunte dal linguaggio classico.

Un episodio emblematico nella vicenda dell’affermazione degli ideali rinascimentali riguarda il concorso che l’Arte della Calimala (la corporazione dei commercianti della lana) bandì nel 1401 per l’esecuzione della seconda porta del Battistero di Firenze. Per partecipare al concorso, gli artisti dovevano presentare una formella in bronzo raffigurante l’episodio biblico del Sacrificio di Isacco. Le uniche due formelle che ci sono rimaste sono quella di Lorenzo Ghiberti e di Filippo Brunelleschi.

Il primo fornisce una versione dell’episodio compassata e pacata: a sinistra i due servi sembrano disinteressarsi del tragico evento e sono divisi dai protagonisti da uno sperone di roccia che serve al Ghiberti per ripartire con naturalezza la scena; a destra Abramo si accinge a compiere il volere divino e Isacco si erge su un altare con fierezza. L’anatomia del busto è chiaramente desunta dalle statue classiche e la scena appare molto equilibrata e formalmente ineccepibile.

arte nel rinascimento

L. Ghiberti, Sacrificio di Isacco, 1401, bronzo dorato, Firenze, Museo Nazionale del Bargello.

Brunelleschi, invece, organizza la scena in modo molto diverso: i due servi sono collocati ai lati della formella (quello a sinistra è una citazione esplicita dello Spinario),ed entrambi sporgono di qualche millimetro dal contorno della formella stessa.

arte nel rinascimento

F. Brunelleschi, Sacrificio di Isacco, 1401, bronzo dorato, Firenze, Museo Nazionale del Bargello.

La scena è descritta in toni drammatici: Isacco viene rappresentato, verosimilmente, come un giovane spaventato da quanto in procinto di accadere; Abramo è rappresentato in una posa meno solenne, nell’istante in cui sta per compiere il gesto decisivo; l’angelo blocca con forza il braccio di Abramo. Quest’opera fornisce un’interpretazione vissuta della storia biblica: è presente un utilizzo consapevole e maturo dell’antico, strumentalizzato alla descrizione del dolore di un uomo, diviso tra la volontà di obbedire al comando divino e l’amore per il proprio figlio.

Brunelleschi fu anche architetto e la sua opera più famosa è senza dubbio la Cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze.

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Brunelleschi e la cupola di Santa Maria del Fiore