Le manifestazioni artistiche degli Etruschi giunte fino a noi sono legate al credo religioso e alla visione della vita dopo la morte. Proprio grazie a questa convinzione possediamo splendide testimonianze dell’arte etrusca! Oggi analizziamo una delle opere più famose del periodo etrusco: il Sarcofago degli sposi.

Archeologia per bambini: gli Etruschi piacciono tanto a grandi e piccini!

Un popolo dall’origine misteriosa fino a qualche anno fa visto ormai è chiarito che la popolazione etrusca ha origini autoctone, che ha dato vita a una raffinatissima civiltà nella quale si riscontrano moltissime influenze anche con la civiltà greca dovute al contatto commerciale con le colonie della Magna Grecia.

Gli Etruschi credevano che dopo la morte esistesse una sorta di quotidianità fatta di gesti e di oggetti che dovessero resistere per garantire un’esistenza serena nella dimensione dell’eternità e per questo motivo abbiamo molte più testimonianze delle città dei morti piuttosto che di quelle dei vivi: le stesse tombe e gli oggetti che essi vi apponevano all’interno come corredo dovevano resistere per molti e molti anni… e così è stato!roma museo etrusco villa giulia

Parleremo più approfonditamente della classificazione delle tombe e dei corredi che ci fanno rivivere la quotidianità della popolazione etrusca…ma ora è il momento di concentrarci sul Sarcofago degli Sposi, conservato presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Il sarcofago degli sposi: analisi e curiosità

Pensate, Felice Bernabei, archeologo appassionato e fondatore del Museo di Villa Giulia, aveva intuito l’importanza e la straordinaria bellezza di questo reperto rivenuto presso la necropoli della Banditaccia, e lo acquistò completamente rotto in più di 400 frammenti! I segni del restauro e della ricongiunzione dei frammenti di ceramica sono assolutamente visibili e ci testimoniano quanto lavoro ci sia stato per ottenere il risultato esposto.

Se vi state chiedendo perchè una simile opera era ridotta in 400 pezzi…beh i tristemente famosi “predatori di tombe”, coloro che illegalmente si introducono nelle tombe e saccheggiano i corredi, avevano già fatto il loro pessimo colpo quando il reperto è stato rinvenuto dagli archeologi! Ed è per questo motivo che una volta ricostruita la forma si è notato che gli sposi sicuramente avevano avuto nelle mani qualcosa, forse oggetti usati nel rito del banchetto come coppe, bicchieri o forse persino un delicatissimo uovo, che purtroppo non sono stati ritrovati.

 

sarcofago degli sposi villa giulia roma

La coppia dei due coniugi è raffigurata dunque nell’atto del banchetto, pratica aristocratica molto cara agli Etruschi. Lo scultore ha prestato particolare attenzione alla resa dei particolari soprattutto della parte alta dei corpi e del viso che mostrano i segni dell’influenza orientaleggiante ( occhi allungati e pettinature tipiche dell’oriente) e alcuni elementi di ispirazione ionica, il sorriso arcaico diffuso nell’arte scultorea greca per esempio.

La parte inferiore dei corpi, le gambe e i panneggi delle vesti invece risultano privi di volume, quasi bidimensionali e le calzature che indossa la donna sono dei calzari a punta, anche questo elemento tipico dell’influenza e della moda orientale.

Il sarcofago, datato 530-520 a.C. risulta essere diviso in due parti, perché? Non esistevano dei forni così grandi da cuocere per bene un sarcofago così grande! Per questo era consuetudine dividere i sarcofagi a metà e cuocerne una parte alla volta, si rischiava molto meno la rottura! E pensate un po’…era sicuramente coloratissima!!!

Avete altre curiosità? Volete andare a visitarlo al museo? Contattateci!!!