Il giovane Michelangelo Merisi detto Caravaggio, arrivò a Roma ventenne. Da quel momento l’arte non sarebbe stata più la stessa; facciamo insieme un’analisi delle opere di Caravaggio prodotte durante il suo soggiorno romano!

La spiegazione delle opere di Caravaggio a Roma mette in luce gli aspetti che hanno reso famoso il lavoro di questo straordinario artista dal punto di vista tecnico, ma anche da quello contenutistico. È fondamentale però, iniziare con un breve accenno agli esordi e alla prima formazione che il pittore ricevette.

Gli inizi: realismo e innovazione

Caravaggio, Canestro di frutta, olio su tela, 1596

Caravaggio, Canestro di frutta, olio su tela, 1596

Caravaggio giunse a Roma nel 1593. Qui trovò ospitalità presso il Cavalier d’Arpino, un giovane pittore in quel momento molto in voga che lo impiegò affidandogli l’esecuzione di quadri di genere, facilmente vendibili come, ad esempio, composizioni di fiori e frutta.

Il Caravaggio si adattò alle richieste del mercato ma dimostrò subito il suo animo di innovatore inserendo, ben presto, un nuovo repertorio di soggetti: giovani, spesso presi dalla strada, dipinti a mezza figura, in posa e travestiti, accompagnati da inserti naturalistici. Come ad esempio il suo Bacco, del 1595, oggi esposto presso la Galleria degli Uffizi, a Firenze o il Bacchino Malato, esposto alla Galleria Borghese di Roma.

L’analisi delle opere di Caravaggio, in questi primissimi anni a Roma, evidenziano come l’artista risentisse dei modelli manieristi e fiamminghi, con il suo minuzioso realismo, tentando però una sintesi tra questi e una nuova concezione del “vero”, con l’inclusione di personaggi della realtà quotidiana.

Il Cardinal Del Monte e le famiglie romane

Caravaggio passò poi sotto la protezione del Cardinale Filippo Maria del Monte, che lo inserì in un ambiente culturale particolarmente ricco e stimolante e lo indirizzò verso i suoi futuri committenti: i Giustiniani, i Barberini, i Mattei, i Crescenzi. Per queste importanti famiglie l’artista dipinse alcuni tra i suoi più celebri capolavori e il suo stile maturò rapidamente. Il Martirio di S. Matteo, realizzato per la Cappella Contarelli, in San Luigi dei Francesi, segna l’inizio della poetica caravaggesca fatta di luci ed ombre che si svilupperà nei dipinti successivi.

Caravaggio, La Vocazione di S. Matteo, olio su tela, 1599-1600, Roma, S. Luigi dei Francesi

Caravaggio, La Vocazione di S. Matteo, olio su tela, 1599-1600, Roma, S. Luigi dei Francesi

Nella Vocazione di S. Matteo, anch’esso all’interno della Cappella Contarelli, le storie del Vangelo diventano reali, calandosi nel mondo contemporaneo. Per Caravaggio l’unica realtà rappresentabile è quella presente e, in questo dipinto, la ricerca della salvezza (divina) si concretizza nella rappresentazione, folgorante, del gesto imperativo di Cristo. La luce orchestra la scena lasciando emergere la mano tesa nel gesto della chiamata (richiamo inevitabile alla Creazione di Michelangelo) ed investendo gli altri personaggi. La scena inoltre, si svolge da destra verso sinistra ma il taglio diagonale della luce fa in modo che la lettura avvenga da sinistra verso destra, a sottolineare il passaggio dall’indifferenza alla salvazione, dall’ignoranza alla coscienza.

Altre commissioni gli furono affidate per la cappella di S. Maria del Popolo: due dipinti raffiguranti la Crocifissione di S. Pietro e la Conversione di S. Paolo. Anche in questo caso il pittore trasformò i due avvenimenti sacri come episodi della vita umana, eliminando ogni richiamo religioso.

Caravaggio, La morte della Vergine, olio su tela, 1505-1506

Caravaggio, La morte della Vergine, olio su tela, 1505-1506

Anche le opere dedicate alla Vergine, venivano interpretate da Caravaggio allo stesso modo. Ragazze del popolo divennero così l’incarnazione della splendida Madonna dei pellegrini (oggi nella chiesa di S. Agostino) e  della Madonna dei Palafrenieri (Galleria Borghese).

Ma lo stile personalissimo e spregiudicato dell’artista non veniva sempre premiato, alcune opere infatti vennero rifiutate dai committenti, come ad esempio la Morte della Vergine, realizzata per S. Maria della Scala e acquistata, per diretto interessamento di Rubens, dal duca di Mantova (oggi al Louvre). Questo dipinto raffigura una donna, senza vita, dal corpo e dal volto gonfio, disfatto, i piedi nudi ed esposta su un semplice catafalco; ben lontana dalle rappresentazioni tradizionali!

L’esperienza romana di Caravaggio si concluse nel 1606. Accusato di omicidio in seguito ad una rissa, Caravaggio si rifugiò a Napoli, dove la sua fama lo aveva preceduto e dove ottenne nuove importanti commissioni pubbliche e private.

#Zebraconsiglio!

La spiegazione delle opere di Caravaggio sarà ancora più interessante di fronte alle tele;  se siete a Roma non potete perdervi una visita nelle chiese e nei musei che ospitano i capolavori di questo grande artista!