Se non hai tempo da perdere, se non è stato chiaro il prof a scuola o se sei un docente e vuoi proporre un’analisi del Tondo Doni chiara e semplice alla tua classe…con le storiche dell’arte zebrart sei nel posto, ops post 😉 giusto!

Analisi del Tondo Doni di Michelangelo: osserviamo e spieghiamo l’opera d’arte!

Per fare una buona analisi, lo abbiamo sempre detto noi zebre, è necessario avere davanti l’opera d’arte (che sia uno schermo o un testo, in assenza di quella reale, fa lo stesso!), in questo caso il celeberrimo Tondo Doni di Michelangelo Buonarroti.

Analisi del Tondo Doni di Michelangelo e la rappresentazione della sacra famiglia

Michelangelo, Tondo Doni, 1504-6

Poi dobbiamo un po’ conoscere l’artista e il contesto storico: che ne dite? Abbiamo già parlato di Michelangelo Buonarroti e di lui abbiamo analizzato il David, ma oggi ci concentriamo sul suo capolavoro di tempera su tavola, pensate di diametro 120 cm, conservato presso la Galleria degli Uffizi a Firenze.

Michelangelo nasce nel 1475 e dunque vive tutta la sua esperienza artistica nel secondo rinascimento: un momento storico molto particolare per l’Italia che vede la supremazia delle signorie venir meno e diventare terra di conquista per le due grandi monarchia, Francia e Spagna, che si contendevano il territorio. In tutto questo il papato si prepara ad affrontare un periodo di profonda crisi con la Riforma Protestante incombente, preceduta però da dissolutezza e splendore nella Roma papale, che vantava senza dubbio una supremazia artistica senza pari.

In questo turbinio di eventi Michelangelo nato in Toscana e assoldato da Lorenzo de Medici, il Magnifico, conosce i più importanti poeti, artisti e filosofi del tempo, fino a che non arriverà a lavorare a Roma, al servizio di grandi papi. Tra tutti ricordiamo Giulio II che sarà il committente della decorazione della Cappella Sistina e del grandioso monumento funebre.

Il Tondo Doni visto da vicino: spiegazione dell’opera

Ci siamo è giunto il momento di addentrarci nell’analisi del Tondo Doni!

Nell’opera dunque sono rappresentati, partendo dall’alto, Giuseppe, Gesù e Maria. Non è la classica rappresentazione statica della Sacra Famiglia: Michelangelo dà corpo e volume ai personaggi che sembrano quasi sculture in movimento. Giuseppe sta porgendo il Bambino a Maria e il classico schema piramidale questa volta è complicato dalla torsione dei corpi e dalla tecnica del chiaroscuro (molto evidente nei drappeggi delle vesti) che rendono evidenti i movimenti delle masse.

Ma chi sono sullo sfondo quei corpi nudi? Nella tavola di Michelangelo si cela anche un significato simbolico: le figure nude sullo sfondo sono la rappresentazione del passato classico, pagano. Gesù che con il suo sguardo ci porta oltre il mondo pagano, è il termine del passaggio (segnato da una netta linea geometrica che segna l’orizzonte della composizione) tra il vecchio mondo classico e il mondo religioso in primo piano nell’opera.

Vi siete mai chiesti… qualche curiosità sull’opera di Michelangelo!

Ma perchè questa famosissima opera di Michelangelo si chiama Tondo Doni? Tondo ovviamente si dice della forma, e Doni è invece il cognome del committente dell’opera che varie fonti storiche riportano in casa di Agnolo Doni, ricco banchiere di Firenze. Due sono le probabili motivazioni della committenza: o per un dono nunziale o per una celebrazione di un battesimo, il tema della Sacra Famiglia era uno dei più in voga nella Firenze del ‘500.